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«Gli occhi di un uomo possono svolgere due funzioni: la prima è vedere l’energia così come fluisce nell’universo e la seconda è “guardare le cose di questo mondo”. L’una non è migliore dell’altra, ma addestrare i propri occhi solamente a guardare è una rinuncia inutile e disonorevole.»-Don Juan Matus

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    TOVP Temple of the Vedic Planetarium - Mayapur, India


    Cosmologia e Astronomia vedica del Bhagavata Purana


    compilazione di Marco Stefanelli, Ph.D. Indovedic Psychology

    traduzione e impaginazione di Alan Perz

    altri autori e fonti varie in fondo alla pagina




    Mappa globale dei "Cieli" Materiali e Spirituali


    La Cosmologia del Bhagavata Purana


    by Richard L. Thompson


    Panoramica

    La mente umana anela naturalmente a curiosare e capire l'universo e la posizione dell'uomo in esso. Oggi gli scienziati si basano su potenti telescopi e computer sofisticati per formulare teorie cosmologiche. In passato la gente traeva le proprie informazioni dai tradizionali libri di saggezza. I seguaci dell'antica cultura indiana, per esempio, hanno imparato a conoscere il cosmo dalle Scritture come il Bhagavatam detto anche Srimad Bhagavatam o Bhagavata Purana. Ma le descrizioni dell'universo del Bhagavatam spesso vengono confuse o male interpretate dai moderni studenti della letteratura vedica. Qui lo scienziato del Bhaktivedanta Institute, Dr. Richard Thompson, suggerisce un quadro di riferimento per comprendere le descrizioni del Bhagavatam comparabili con le nostre esperienze e le moderne scoperte.



    Jambudvipa e la base del Monte Meru

    Jambudvipa: Il Bhagavatam narra che l'universo materiale si trova all'interno di una serie di gusci sferici e che è diviso in due da un piano terreno chiamato Bhu-mandala. Una serie di dvipas, o "isole" e gli oceani costituiscono Bhu-mandala. Nel centro di Bhu-mandala c'è l'isola circolare di Jambudvipa (nella figura), la cui caratteristica più importante è la forma a cono del Monte Meru.
    La figura mostra una visione ravvicinata di Jambudvipa e la base del Monte Meru.

    Il Bhagavatam presenta una concezione geocentrica del cosmo. A prima vista questa cosmologia può sembrare strana, ma uno sguardo più attento rivela che non solo la cosmologia del Bhagavatam descrive il mondo della nostra esperienza, ma presenta anche una fotografia cosmologica molto più grande e più completa. Mi spiego meglio.

    La modalità di rappresentazione del Bhagavatam è molto diversa rispetto ai familiari metodi moderni. Anche se la "Terra" del Bhagavatam (a forma di disco Bhu-mandala) può sembrare irrealistica, dopo un attento studio mostra che il Bhagavatam usa Bhu-mandala per rappresentare almeno quattro modelli ragionevoli e coerenti:

    (1) una mappa polare di proiezione del globo terrestre,
    (2) una mappa del sistema solare,
    (3) una mappa topografica dell'Asia centro-meridionale, e
    (4) una mappa del regno celeste, degli esseri celesti.

    Caitanya Mahaprabhu osserva: "In ogni versetto del Bhagavatam e in ogni sillaba, ci sono vari significati." (Caitanya-caritamrita, Madhya 24,318)

    Questo sembra essere vero, in particolare, nella sezione cosmologica del Bhagavatam, ed è interessante vedere come possiamo far emergere e chiarire alcuni dei significati con riferimenti alla moderna astronomia.


    Figura 1

    Quando una struttura viene utilizzata per rappresentare diversi elementi in una mappa composita può presentare delle contraddizioni. Ma queste non causano difficoltà se si capisce l'intento sottostante. Possiamo fare un parallelo con alcuni dipinti medievali raffiguranti varie parti di una storia in una composizione. Ad esempio, la pittura di Masaccio "Il Tributo" (Figura 1) mostra San Pietro in tre parti di una storia biblica. Lo vediamo prendere una moneta da un pesce, parlare a Gesù, e pagare un esattore delle tasse. Dal punto di vista letterale risulta contraddittorio avere San Pietro a fare tre cose in una sola volta, ma ogni fase del racconto biblico ha un senso nel proprio contesto.


    Figura 2

    Un dipinto simile dell'India (Figura 2) mostra tre parti di una storia di Krishna. Tali dipinti contengono apparenti contraddizioni, come le immagini di un personaggio in diversi posti, ma una persona che capisce la trama intrinseca non verra' disturbata da ciò. Lo stesso vale per il Bhagavatam, che utilizza un modello per rappresentare diverse caratteristiche del cosmo.


    Il Bhagavatam Immagine a prima vista

    Il Quinto Canto del Bhagavatam racconta di innumerevoli universi. Ognuno è contenuto in un guscio sferico circondato da strati di materia elementare che segnano il confine tra lo spazio materiale e il mondo spirituale illimitato.


    Figura 3

    La regione all'interno del guscio (Figura 3) si chiama Brahmanda, o "Uovo di Brahma". Esso contiene un disco di terra o piano chiamato Bhu-mandala che la divide in una metà superiore celeste e una metà inferiore sotterranea, riempita di acqua. Bhu-mandala è diviso secondo una serie di caratteristiche geografiche, tradizionalmente chiamate dvipas, o "isole" varshas, o "regioni", e oceani.


    Figura 4

    Nel centro di Bhu-mandala (Figura 4) c'è l'isola circolare di Jambudvipa, con nove suddivisioni Varsha. Queste includono Bharata-Varsha, che può essere inteso in un certo senso, come l'India e in un altro, la superficie complessiva abitata dagli esseri umani. Nel centro di Jambudvipa si trova la forma conica del Monte Sumeru che rappresenta l'asse del mondo ed è sormontato dalla città di Brahma, il creatore universale.
    Per qualsiasi persona colta e moderna ciò può sembrare fantascienza. Ma è così?
    Prendiamo in considerazione i quattro modi di interpretare le descrizioni del Bhu-mandala nel Bhagavatam.


    Figura 5

    Iniziamo a considerare l'interpretazione di Bhu mandala come un planisfero o una proiezione della mappa polare del globo terrestre. Questo è il primo modello del Bhagavatam. Una proiezione stereografica è un antico metodo di mappatura a punti di una superficie sferica su un piano. Possiamo usare questo metodo per mappare un moderno globo terrestre su un piano, la conseguente proiezione piana viene chiamata planisfero (Figura 5).


    Figura 6

    Allo stesso modo possiamo visualizzare Bhu mandala come una proiezione stereografica di un globo (Figura 6).

    In India tali globi esistono. Nell'esempio qui illustrato (figura 7) la superficie tra l'equatore e l'arco montuoso è Bharata-varsha, corrispondente alla grande India. L'India è ben rappresentata, ma a parte un paio di riferimenti a luoghi limitrofi, questo globo non dà una mappa realistica della Terra. Il suo scopo era soprattutto astronomico piuttosto che geografico.


    Figura 7

    Anche se il Bhagavatam non descrive esplicitamente la terra come un globo, lo fa indirettamente. Ad esempio si osserva che la notte prevale diametralmente opposta ad un punto in cui è giorno. Analogamente il sole tramonta in un punto opposto a dove sorge. Pertanto, il Bhagavatam non presenta l'ingenua visione della Terra piatta.

    Possiamo comparare Bhu-mandala con uno strumento astronomico chiamato astrolabio, molto popolare nel Medioevo. Sull'astrolabio, un cerchio decentrato rappresenta l'orbita dell'eclittica del sole. La Terra è rappresentata in proiezione stereografica su un piano piatto, denominato mater. Il cerchio dell'eclittica e di importanti stelle sono rappresentati su un altro piano, chiamato rete. Diverse orbite planetarie possono essere anche rappresentate da diversi piani, e queste sarebbero visualizzate proiettate sul piano Terra guardando verso il basso sullo strumento.
    Il Bhagavatam presenta allo stesso modo le orbite del Sole, della Luna, dei pianeti, e di altre importanti stelle su una serie di piani paralleli al Bhu-mandala.
    Vedendo Bhu-mandala come proiezione polare si ha un esempio di come la Terra non sia rappresentata piatta.


    Figura 8

    Bhu-mandala come una mappa del sistema solare

    Ecco un altro modo di osservare Bhu-mandala che dimostra anche di non essere un modello di Terra piatta.
    Le descrizioni di Bhu-mandala hanno caratteristiche che la identificano come un modello di sistema solare. Nella sezione precedente abbiamo interpretato Bhu mandala come mappa planisferica. Ma ora lo interpreteremo come letteralmente piano. Quando facciamo questo, sembra in un primo momento che siamo di nuovo alla ingenua Terra piatta, con la volta celeste sopra e i mondi infernali sotto.

    Gli studiosi Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend hanno effettuato uno studio approfondito dei miti e delle tradizioni ed hanno concluso che la cosiddetta Terra piatta dei tempi antichi in origine rappresentava il piano dell'eclittica (l'orbita del sole) e non la Terra su cui ci troviamo. Successivamente, secondo de Santillana e la Von Dechend, l'originale comprensione cosmica della Terra fu apparentemente perduta, e la Terra sotto i nostri piedi fu considerata come una lastra piana. Anche in India, la terra dei Purana è stata spesso considerata come letteralmente piatta. Ma le indicazioni fornite nella Bhagavatam dimostrano che la sua cosmologia è molto più sofisticata.

    Non solo il Bhagavatam utilizza il modello dell'eclittica, ma si scopre che il disco di Bhu-mandala corrisponde in dettaglio al sistema solare (Figura 8). Il sistema solare è quasi piatto. Il Sole, la Luna e i cinque tradizionali pianeti da Mercurio a Saturno attraversano tutti un'orbita quasi sul piano dell'eclittica. Così Bhu-mandala si riferisce a qualcosa di piatto, ma che non è la Terra.


    Figura 9

    Una caratteristica sorprendente delle descrizioni del Bhagavatam ha a che fare con la dimensione. Se confrontiamo Bhu-mandala con la Terra, il sistema solare fino a Saturno, e la Via Lattea, Bhu-mandala corrisponde esattamente al sistema solare, sebbene radicalmente diverso nelle dimensioni dalla Terra e la galassia. Inoltre, le strutture di Bhu-mandala corrispondono alle orbite planetarie del sistema solare (Figura 9).


    Figura 10

    Se confrontiamo gli anelli di Bhu-mandala con le orbite di Mercurio, Venere (Figura 10), Marte, Giove e Saturno, troviamo diversi allineamenti stretti che danno peso all'ipotesi che Bhu-mandala sia stato deliberatamente concepito come una mappa del sistema solare.
    Fino a tempi recenti, gli astronomi generalmente hanno sottovalutato la distanza dalla Terra al Sole. In particolare, Claudio Tolomeo, il più grande astronomo dell'antichità classica, ha sottovalutato seriamente la distanza Terra-Sole e le dimensioni del sistema solare. È evidente, quindi, che le dimensioni di Bhu-mandala nel Bhagavatam siano coerenti con quelle moderne sulle dimensioni dell'orbita del Sole e il sistema solare nel suo complesso.
    [Cfr BTG, novembre / dicembre 1997.]


    Jambudvipa come una mappa topografica dell'Asia centro meridionale

    Jambudvipa, il fulcro centrale di Bhu-mandala, può essere inteso come una mappa topografica della zona di parte dell'Asia centro-meridionale. Questa è la terza delle quattro interpretazioni di Bhu-mandala. Nell'interpretazione planisferica, Jambudvipa rappresenta l'emisfero settentrionale del globo terrestre. Ma le caratteristiche geografiche dettagliate di Jambudvipa non corrispondono alla geografia dell'emisfero settentrionale. Essi, tuttavia, corrispondono a una parte della Terra.


    Figura 11

    Sei catene montuose orizzontali e due dividono Jambudvipa in nove regioni, o varshas (Figura 11). La regione più meridionale è chiamata Bharata-Varsha. Studi accurati hanno dimostrato che questa mappa corrisponde all'India più alcune aree contigue dell'Asia centro-meridionale. Il primo passo di questa interpretazione è quello di osservare che il Bhagavatam assegna molti fiumi dell'India al Bharata-Varsha. Così il Bharata-Varsha rappresenta l'India. Lo stesso si può dire di molte montagne del Bharata-Varsha. In particolare, il Bhagavatam pone l'Himalaya a nord di Bharata-Varsha in Jambudvipa (Figura 11).

    Uno studio dettagliato di fonti puraniche permette alle altre catene montuose di Jambudvipa di essere identificate con le catene montuose della regione nord dell'India. Anche se questa regione comprende alcuni dei paesi più desolati e montuosi nel mondo, è stata comunque molto importante nei tempi antichi. Per esempio, la famosa Via della Seta attraversa questa regione. Le montagne del Pamir possono essere identificate con il Monte Meru e Ilavrita-Varsha, la regione piatta nel centro di Jambudvipa. (Si noti che il Monte Meru non rappresenta l'asse polare in questa interpretazione.)
    Altri Purana danno maggiori dettagli geografici che supportano questa interpretazione.


    Bhu-mandala come mappa del Regno Celeste dei Deva

    Possiamo anche interpretare Bhu mandala come una mappa del regno celeste, degli esseri celesti, o deva. Una caratteristica curiosa di Jambudvipa è che il Bhagavatam descrive tutte le altre varshas del Bharata-varsha come regni celesti, dove gli abitanti vivono per diecimila anni senza soffrire. Ciò ha indotto alcuni studiosi a pensare che gli indiani le utilizzino per immaginare le terre straniere come paradisi celesti. Ma il Bhagavatam si riferisce ai popoli barbari di fuori dell'India, come Unni, Greci, Turchi e Mongoli, che si pensava vivessero come in paradiso. Un modo per aggirare la questione è quello di supporre che Bharata-Varsha includa l'intero globo terrestre, mentre gli altri otto varshas si riferiscano a regni celesti al di fuori della Terra. Si tratta di una comprensione comune in India.

    Ma la spiegazione più semplice, per le caratteristiche celesti di Jambudvipa, è che Bhu-mandala sia stato destinato anche a rappresentare il regno dei deva. Come per le altre interpretazioni che abbiamo considerato, anche questa si basa su un insieme di punti reciprocamente coerenti nella cosmologia del Bhagavatam.

    Prima di tutto, prendiamo in considerazione le grandi dimensioni delle montagne e delle aree territoriali in Jambudvipa. Ad esempio, l'India si dice che sia 72.000 miglia (9.000 yojana) da nord a sud, o quasi tre volte la circonferenza della Terra. Allo stesso modo, l'Himalaya si dice che sia alta 80.000 miglia.


    Figura 12

    La popolazione indiana dei tempi antichi usava andare in pellegrinaggio a piedi da un capo all'altro dell'India, quindi sapeva quanto era grande. Perché allora il Bhagavatam dà tali distanze non realistiche? La risposta è che in Jambudvipa tutto viene moltiplicato come in un modello di regno celeste, in cui tutto è rappresentato in scala sovrumana. Il Bhagavatam ritrae gli esseri celesti e altri esseri divini che abitano questo regno come altrettanto grandi. Figura 12 mostra Siva in proporzione all'Europa, secondo un testo del Bhagavatam.


    Figura 13

    Perché il Bhagavatam descrive Jambudvipa sia come parte della Terra che parte del Regno celeste? Perché c'è una connessione tra i due. Per capire meglio consideriamo l'idea di mondi paralleli. Con siddhi, o poteri e perfezioni mistici, si possono prendere scorciatoie attraverso lo spazio. Questo è illustrato da una storia dal Bhagavatam in cui il mistico yogini Citralekha rapisce Aniruddha dal suo letto in Dvaraka e lo trasporta misticamente ad una città lontana (Figura 13).

    Oltre che per spostarsi da un luogo ad un altro nello spazio ordinario, le siddhi mistiche consentono di viaggiare nell'etere onnipervadente o per entrare in un altro continuum. L'esempio classico di un continuum parallelo è il Regno trascendentale di Krishna in Vrindavana, definito illimitatamente espansivo e di esistere in parallelo alle terre di Vrindavana in India.



    Figura 14

    La letteratura sanscrita abbonda di storie di mondi paralleli. Ad esempio il Mahabharata racconta la storia di come la principessa Naga Ulupi rapì Arjuna mentre faceva il bagno nel fiume Gange (Figura 14). Ulupi non affondò Arjuna nel letto del fiume, come ci aspetteremmo, ma nel regno dei Naga (esseri simili a serpenti celesti), che esiste in un'altra dimensione.

    Il viaggio mistico spiega come il mondo dei deva sia collegato con il nostro mondo. In particolare spiega come Jambudvipa, il regno celeste deva, sia connesso con il Jambudvipa della Terra o parte della Terra. Così il duplice modello di Jambudvipa ha senso nei termini di comprensione puranica dei siddhi.




    Osservazioni conclusive:

    La dimensione verticale nel Bhagavata Cosmologia

    Per secoli la cosmologia del Bhagavatam è sembrata incomprensibile alla maggior parte degli osservatori, incoraggiando molte persone a respingerla sommariamente o accettarla letteralmente con fede cieca. Se prendiamo alla lettera la cosmologia del Bhagavatam non solo si differenzia dalla moderna astronomia, ma ancora più si rilevano contraddizioni interiori e violazioni del buon senso comune. Proprio queste contraddizioni, tuttavia, indicano la via per una diversa comprensione della cosmologia Bhagavata in cui emerge un sistema profondo e scientificamente sofisticato di pensiero. Le contraddizioni sono causate dalla sovrapposizione di interpretazioni auto-consistenti che utilizzano gli stessi elementi testuali per esporre idee diverse.

    Ognuna delle quattro interpretazioni che ho presentato merita di essere presa in considerazione perché ognuna è supportata da molte parti dei testi che sono coerenti tra loro e in accordo con l'astronomia moderna. Ho applicato l'approccio sensibile al contesto o multi-aspetto, in cui lo stesso soggetto ha significati diversi in contesti diversi. Questo approccio consente di memorizzate una grande quantità di informazioni in un'immagine o un testo e ridurre il lavoro richiesto all'artista o allo scrittore. Allo stesso tempo ciò significa che questo lavoro non può essere preso alla lettera come modello di realtà uno-ad-uno e richiede allo spettatore o al lettore di comprendere le diverse pertinenze dei contesti. Tutto ciò può risultare difficoltoso quando la conoscenza del contesto viene dimenticata per lungo tempo.

    Nel Bhavagatam l'approccio sensibile al contesto è stato reso particolarmente appropriato dalla convinzione che la realtà, in ultima analisi, sia avak-manasam o al di là della portata della mente condizionata o delle semplici parole. Questo implica l'irraggiungibilità di un modello letterale uno-ad-uno della realtà ma che però permette di descrivere i vari significati possibili all'interno di una descrizione necessariamente incompleta dell'universo. La cosmologia del Bhagavata Purana è un sofisticato sistema di pensiero, con più livelli di significato, sia fisici che metafisici. Esso combina comprensione pratica dell'astronomia con le concezioni spirituali per produrre un quadro significativo dell'universo e della realtà.

    Richard L. Thompson ha conseguito il dottorato di ricerca in matematica presso la Cornell University. È autore di diversi libri, di cui Misteri del Sacro universo è il più recente.




    "O Brahma, Io sono questa Persona Suprema, che esisteva prima della creazione, quando nient'altro esisteva eccetto Me stesso, e quando la causa della creazione, la natura materiale, non era ancora manifestata. Io sono Colui che tu vedi ora, Dio, la Persona Suprema, e sono anche Colui che continuerà ad esistere dopo la distruzione."
    (SB. 2.9.33)





    L'Universo di Krishna

    di T. Valentinuzzi

    I Veda sono un’eredità preziosa dell’India. Il termine “Veda” significa "conoscenza" e include anche la conoscenza astronomica. In molte fonti vediche si può notare l’importanza attribuita all’osservazione del cielo e al calcolo delle posizioni del Sole e della Luna, dei principali pianeti e delle stelle.
    Ma nella storia dell’astronomia occidentale è stato quasi del tutto trascurato il contributo indovedico, spesso ignorato perché considerato ascientifico e mitologico o postulando che attingesse alla tradizione greco-babilonese e che, quindi, non costituisse un apporto originale. In realtà ci sono tracce, talvolta evidenti e talvolta nascoste nella poesia, di una profonda conoscenza astronomica racchiusa nei Veda in generale e in alcune loro sezioni in particolare.

    Secondo l’attuale ricerca scientifica, l’universo è una distesa immensa di milioni di galassie che interagiscono tramite l’attrazione gravitazionale. E' così vasto che un raggio luminoso lo attraversa tutto in circa tredici miliardi di anni. Alcune cosmologie che si avvalgono della teoria delle superstringhe (un nuovo metodo di concepire l’origine dell’universo) affermano che il nostro non è l’unico universo, ma che esistono “grappoli di universi”. La Terra è un infinitesimale e fragile globo che si muove all’interno di questa vastità senza confini. Ebbene, è ciò che anche i Veda tramandano da millenni. Nel Bhagavata Purana, un’opera vedica risalente a 5.000 anni fa, leggiamo che “tutti gli universi sono raggruppati insieme e sembrano un’enorme agglomerato di particelle” (BP 3.11.41), oppure che “ci sono innumerevoli universi oltre al nostro e, benché siano estremamente estesi, si muovono come atomi in Te” (BP 6.16.37); inoltre in innumerevoli passi si afferma che il pianeta Terra è solo uno dei tanti pianeti, cosa che ipotizzarono anche Democrito, Epicuro e Giordano Bruno. La moderna ricerca sul fondo cosmico di microonde che pervade il nostro universo ha constatato che la formazione delle strutture cosmiche è avvenuta grazie a una serie di note “sonore” armoniche; che siano forse le stesse note del flauto di Krishna, che sono la matrice sonora generatrice di tutta la manifestazione cosmica secondo la tradizione vedica? Ancora più affascinante risulta essere il racconto dei momenti iniziali della vita di Brahma, primo essere creato secondo la cosmogonia vedico-puranica e demiurgo creatore della varietà universale; appena venuto al mondo sopra il fiore di loto che spuntava dall’ombelico di Vishnu (Dio, La Persona Suprema) si guarda intorno e vede l’immensa distesa di un “fluido primordiale” simile ad un oceano (BP 2.9.1-10). Anche questa descrizione è estremamente simile a quella che ci potremmo aspettare nei primi momenti di vita dell’universo secondo la recentissima teoria cosmologica basata sulla materia oscura fredda con costante cosmologica; è solo una coincidenza?

    Nell’affrontare lo studio delle scritture vediche, e specialmente di quelle parti che presentano contenuti di carattere scientifico, è opportuno liberarsi dai preconcetti di superiorità nei confronti degli antichi, perché potrebbero impoverire un’analisi dalla quale si può attingere grande saggezza e verità . Gli antichi saggi vedici svilupparono le scienze astronomiche, mediche, del linguaggio, dell’architettura e della spiritualità in modo straordinariamente approfondito e preciso, tanto che ancora oggi sono tutt’altro che superati; antichi non è sinonimo di primitivi.




    La scienza del tempo

    Per millenni l’uomo si è chiesto che cosa sia il tempo e che tipo di influenza abbia sulla vita dell’uomo. Nell’era moderna gli scienziati hanno trattato in profondità l’argomento, ma sono ancora ben lontani dall’afferrare completamente il significato del tempo. Per alcuni è solo una successione di istanti o, in altre parole, un sistema di riferimento, un’illusione; per altri è l’essenza stessa dell’universo. Aristotele affermava che il tempo è lo studio del movimento nella prospettiva “del prima e del poi”; Einstein ha introdotto il concetto di inseparabilità e relatività di spazio e tempo ma diceva che “il tempo non è nella fisica, non può essere oggetto di scienza”; Bergson confermava che il tempo è un soggetto troppo complesso per la scienza. Il grande fisico russo e premio Nobel Ilya Prigogine spiega la natura del tempo introducendo nella fisica il concetto di irreversibilità come indicatore della freccia del tempo, o della sua direzione univoca. In fisica un fenomeno si dice irreversibile quando non è possibile riportare allo stato iniziale un sistema reale senza un intervento energetico dall’esterno. Prigogine commenta: “…per me, l’uomo fa parte di questa corrente di irreversibilità che è uno degli elementi essenziali, costitutivi dell’universo.” Egli considera l’irreversibilità, l’unidirezionalità dei processi fisici e quindi del tempo, come principio creatore od organizzatore delle strutture del macrocosmo e del microcosmo; sostiene infatti che “dobbiamo considerare il tempo ciò che conduce all’uomo e non l’uomo come creatore del tempo”.

    Negli scritti vedici tali concetti sono trattati in modo piuttosto approfondito. Uno dei risultati della teoria della relatività di Einstein è che il tempo appare essere più lento per corpi che viaggiano a velocità molto elevate, prossime a quella della luce; il tempo non è dunque un’unità di misura fissa, ma è variabile o relativo. Un esempio di questa “dilatazione del tempo” si trova nel Bhagavata Purana (9.3.30-32) quando si narra di un uomo che volle raggiungere i pianeti celesti per porre alcune domande al Creatore; si fermò per venti minuti ma, quando ritornò sulla Terra, erano passati millenni e non vi ritrovò né familiari né amici. Questo Purana ci informa allora che ci sono diverse scale temporali in diversi luoghi dello spazio cosmico e spiega anche che “Il tempo elementare viene misurato secondo lo spazio atomico che copre….” (3.11.4), stabilendo in modo inequivocabile la stessa stretta connessione fra spazio e tempo elaborata dalla teoria di Einstein, oggi formalmente riconosciuta.

    Nella Bhagavad-Gita (11.32), la più famosa tra le Upanishad vediche, Krishna spiega: “Io sono il Tempo, il grande distruttore dei mondi”; viene qui indicata l’importanza del fattore tempo e del suo ruolo nella creazione. Il Tempo consuma le cose di questo mondo, compresi i nostri corpi che sono inesorabilmente destinati a morire. Il tempo è la sorgente di tutti i movimenti, è il supremo controllore del tri-guna , le tre energie che in-formano l’universo. Il tempo ha quindi vita propria separata dall’universo; anzi ne è all’origine, è la matrice che lo sostiene e che gli dà vita e significato.




    L’Astronomia vedica

    Gli scritti vedici sono una fonte inesauribile di importanti indicazioni che i grandi saggi del passato hanno elaborato, ma soprattutto, come vuole la tradizione, vissuto e realizzato. La presenza nei Veda di concetti astronomici che sono considerati attualmente di una certa modernità è piuttosto frequente e se ne può dedurre che, nell’antichità vedica, c’era un vivo interesse per la ricerca e l’osservazione scientifica.
    Il Bhagavata Purana riporta l’interessante descrizione di una montagna circolare che si trova a 125.000.000 di yojana dalla Terra (circa 1 miliardo e mezzo di chilometri) e che distingue la parte del sistema solare illuminata dal Sole da quella non illuminata. “Poi, oltre l’oceano di acqua dolce, esiste una montagna che lo circonda completamente e che si chiama Lokaloka; essa divide le zone piene di luce da quelle non illuminate dal Sole” (BP 5.20.34); essa si troverebbe proprio tra Saturno e Urano, l’ultimo pianeta del nostro sistema solare a non essere visibile a occhio nudo in cielo e, quindi, “non illuminato dal Sole”.

    L’Aitareya Brahmana (3.44) dichiara: “In realtà il Sole non sorge e non tramonta mai… poiché quando arriva la fine del giorno produce due effetti opposti, crea la notte per quelli che stanno sotto e il giorno dall’altra parte. Raggiunta la fine della notte crea il giorno per quelli che stanno sotto e la notte dall’altra parte”. Similmente, nella Satapatha Brahmana (1.6.1-3), troviamo: ”…dato che mentre i primi stanno ancora arando e seminando, gli altri stanno già raccogliendo e trebbiando… ”. Questi passi esprimono chiaramente l'idea della rotazione della Terra e, quindi, della sua sfericità e sono confermati anche dal Bhagavata Purana (5.21.9): “La gente che vive in regioni diametralmente opposte a dove il Sole si vede sorgere, vedranno il Sole tramontare, e se si tira una linea diritta in corrispondenza del Sole a mezzogiorno, nelle regioni nella parte opposta della linea sarà mezzanotte”. Il Visnu Purana presenta inoltre una descrizione del funzionamento del fenomeno delle maree: “In tutti gli oceani la quantità totale di acqua rimane la stessa e non cresce né decresce; ma, come l’acqua in un calderone si gonfia per il calore, così le acque dell’oceano crescono al crescere della Luna. Le acque, benché non aumentino né diminuiscano, si dilatano e si contraggono mentre la luna cresce e cala…”.

    E’ interessante notare che il Markandeya Purana (54.12) descrive la Terra come schiacciata ai poli e rigonfia all’equatore, indicando che essa non possiede una forma perfettamente sferica (nozione astronomica di una certa attualità…); descrive perfino che la causa del colore azzurro del cielo è la dispersione della luce solare (Markandeya Purana, 78.8, 103.9). Similmente è possibile trovare passi in cui si afferma che il Sole si trova al centro del sistema solare (Markandeya Purana, 106.41) e che l’universo ha avuto origine da una sorta di stato condensato ad altissima temperatura, come milioni di soli estremamente brillanti (BP 3.20.16) e che in seguito c’è stata una sorta di esplosione o espansione (BP 3.10.7), descrizione straordinariamente simile alla famosa teoria del Big Bang.
    Il Bhagavata Purana (5.22.1-2) illustra poeticamente il moto relativo dei pianeti e delle stelle in cielo con la metafora delle formiche sulla ruota del vasaio. Poiché sembravano contraddittorie le affermazioni secondo cui il Sole gira con l’asse di rotazione alla sua destra (moto orario) e, a volte, alla sua sinistra (moto antiorario), il grande saggio Sukadeva Goswami, narratore del Bhagavata Purana, spiega che dal punto di vista del moto di rotazione giornaliero della Terra il Sole gira in senso orario, mentre dal punto di vista del suo moto di rivoluzione annuo gira in senso antiorario (rispetto alla Terra).




    Conclusioni

    Un tempo tre uomini ciechi si avvicinarono a un elefante, cominciarono a toccarlo e a congetturare. Il primo toccò una zampa e disse:” Oh, l’elefante è come un pilastro!”, il secondo toccò la proboscide e disse “Oh, l’elefante è come un serpente!”, mentre l’ultimo toccò il fianco e disse: “Oh, l’elefante è come una grossa nave!”. Chiaramente nessuno dei tre fu in grado di dare una descrizione appropriata dell’elefante, in quanto erano tutti e tre ciechi. Ci troviamo in una situazione simile quando studiamo l’universo; da una parte c’è la limitazione dei sensi (la cecità), dall’altra lo stato mentale (i preconcetti) che ci porta a pensare e valutare in base alla nostra limitata esperienza e ai paradigmi personali. Basti considerare che siamo in grado di percepire solo una piccolissima parte dello spettro elettromagnetico; l’occhio umano vede solo tra 400 e 800 micron circa, una frazione infinitesimale dell’insieme delle vibrazioni elettromagnetiche presenti nel nostro universo. Ma anche in questo range di frequenze i nostri occhi e i nostri preconcetti talvolta ci ingannano; infatti, per esempio, gli oggetti lontani ci appaiono piccoli anche se non lo sono.

    Oggi, per evitare tali errori, si usano apparecchiature scientifiche sempre più sofisticate e potenti che in parte risolvono questi problemi. Eppure i dati da esse prodotti vengono poi comunque analizzati da esseri umani che sono soggetti agli errori di cui sopra. Si potrebbe dunque concludere che qualunque tipo di scienza umana è limitato in qualche modo dagli strumenti che usa. Poiché i sensi sono collegati alla mente e la mente può proiettare immagini nelle percezioni, spesso vediamo ciò che ci aspettiamo di vedere e non ciò che c’è veramente di fronte a noi. Come gli uomini ciechi della storia.
    La saggezza racchiusa nelle scritture vediche indica l’esistenza, in passato, di una civiltà tutt’altro che primitiva, di una società incentrata sulle pratiche spirituali e sulla ricerca scientifica nei vari campi della conoscenza. La tradizione culturale vedica è olistica a tutti gli effetti, comprende e mette in relazione tutti i campi del sapere; ma, soprattutto, sottolinea con grande enfasi l’importanza della ricerca spirituale e dell’affermazione dei valori della vita e li integra in modo sorprendentemente armonico con la vita di tutti i giorni.

    Circa trent’anni fa il famoso Swami Bhaktivedanta disse: “La moderna civiltà sembrerebbe fare progressi nella conoscenza scientifica, ma che cos’è la conoscenza scientifica? Essa si concentra soprattutto sui comfort del corpo senza comprendere che, per quanto si possa mantenere confortevolmente il corpo, esso è inesorabilmente destinato alla distruzione.” Egli, pur riconoscendo e apprezzando la conoscenza scientifica a cui siamo abituati e il moderno progresso tecnologico, in quanto rappresentante dei saggi della tradizione vedica, alla quale si collegava tramite la successione di maestri, ricordava al mondo che è la dimensione spirituale a caratterizzare il vero progresso di una civiltà; per questo che i Veda presentano all’interno di dialoghi e racconti edificanti e illuminanti le informazioni di carattere scientifico, che ricevono luce e valore se inserite in un contesto di sviluppo globale dell’individuo.

    Come spiegate questo declino e cosa impedì di progredire e di tramandare tali conoscenze?

    Eppure nel VI secolo a.C. Pitagora insegnava ai suoi allievi che la Terra era una sfera, Anassagora spiegava che l'eclissi solare era dovuta al fatto che la Luna oscurava il Sole, se non ricordo male Dante parla di "sfere celesti" nella Divina Commedia e c'è la discesa all'inferno, nel II secolo d.C. Chang Heng descriveva la Terra come un uovo che puntava verso la stella polare e nella Kabbalah si legge: "tutta la Terra gira, come una sfera gira su se stessa. Quando una parte è giù, l'altra parte è su. Quando per una parte c'è luce, per l'altra è oscurità."

    Per quale motivo 2000 anni dopo i Sumeri, i Greci e i Romani svilupparono l'idea che la Terra fosse piatta e al centro dell'universo? Fino alla scoperta ufficiale di Galileo...

     http://www.amadeux.net/sublimen/dossier/cosmologia-vedica-bhagavatam.html

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  • 05/14/16--11:10: RAMA






  • RAMA (San.) - Il settimo Avatar, o incarnazione, di Vishnu; il figlio maggiore del Re Dasaratha, della Razza Solare. Il suo nome completo è Rama-Chandra, la sua sposa è Sita, Avatar femminile di Lakshmi, moglie di Vishnu, che fu rapita da Ravana, il Re-Demone di Lanka - atto che portò alla famosa guerra. È il primo re della dinastia divina degli Ariani primitivi. Suprema divinità della mitologia indù, aveva molti attributi di Marte, o di Ercole. Si favoleggiava che fosse figlio del Sole e della principessa Causelya, sotto il quale nome sarebbe disceso in terra Vishnu, nella sua settima metamorfosi, per liberare la amabile Sita dalle mani del gigante Ruana. Le sue eroiche imprese sono cantate, in lingua sanscrita, nel celebre poema Ramayana, scritto dal venerando vate Valmici.
     http://www.teosofica.org/it/glossario-dottrina-segreta/glossario/,32?alfa=R&start=70

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    Pag74, Fuoco Dal Profondo,libro n.7 : Parla Don Juan Matus _ << Attraverso l’Energia sessuale l’Aquila concede consapevolezza. Così quando gli esseri coscienti compiono l’atto sessuale, le emanazioni all’interno dei bozzoli fanno del loro meglio per conferire consapevolezza al nuovo essere che stanno creando >> Durante l’atto sessuale le emanazioni contenute nei bozzoli di entrambi i partner subiscono una profonda agitazione il cui punto culminante è l’unione, la fusione di due pezzi di energia consapevole, uno per ognuno, staccatasi dai bozzoli. << L’atto sessuale è sempre una donazione di consapevolezza anche se questo dono non provoca la creazione di un nuovo essere vivente >> aggiunse. << Le emanazioni contenute nel bozzolo dell’essere umano non conoscono l’atto sessuale come piacere >>.

    La castità è uno dei requisiti di base per un guerriero. Accumulare energia sessuale è il primo passo verso il corpo etereo, il viaggio nella consapevolezza e la libertà totale. Gli atti sessuali ci indeboliscono. Tutto il sesso, inclusa la masturbazione - tranne quando l'atto non è legato all'ordine sociale -, è un prosciugamento energetico. Il corteggiamento è la parte più prosciugante della procreazione, può impegnare l80% e più della nostra energia.

    L'ordine impartito dall'Aquila è che l'energia sessuale venga usata per creare vita. Attraverso l'energia sessuale l'Aquila concede la consapevolezza. Così quando gli esseri coscienti compiono l'atto sessuale, le emanazioni all'interno dei bozzoli fanno del loro meglio per conferire consapevolezza al nuovo essere che stanno creando. Durante l'atto sessuale le emanazioni contenute nei bozzoli di entrambi i partner subiscono una profonda agitazione il sui punto culminante è l'unione, la fusione di due pezzi di energia consapevole, uno per ognuno, staccatasi dai bozzoli. L'atto sessuale è sempre una donazione di consapevolezza anche se questo dono non provoca la creazione di un nuovo essere vivente. Le emanazioni contenute nel bozzolo dell'essere umano non conoscono l'atto sessuale come piacere.

    L'errore dell'uomo è agire con totale disprezzo per il mistero dell'esistenza e credere che l'atto sublime di donare vita e consapevolezza sia solo un impulso fisico che si può modificare a volontà.

     I guerrieri spostano i propri punti di unione quanto basta per rendersi conto del tremendo prezzo che è stato pagato per le loro vite. Questo spostamento dà loro il rispetto e il reverente terrore che i loro padri non provarono mai per la vita in generale e per esser vivi in particolare.

    Per i guerrieri l'unica energia che possediamo è l'energia sessuale, creatrice di vita. L'energia sessuale è qualcosa di estrema importanza che deve essere controllata e usata con molta cautela. Controllo vuol dire risparmio e ricanalizzazione di energia. Il sesso è un problema di energia. Le persone che sono il risultato di un coito noioso e che dunque nascono stanche e annoiate è bene che non abbiano rapporti sessuali, in modo da poter accumulare la poca energia a disposizione.
    Se i guerrieri vogliono avere la forza sufficiente a vedere, devono diventare avari con la propria energia sessuale.

     L'interesse per il sesso indebolisce, rende difficile radunare la conoscenza.

    I figli, buchi nell'uovo luminoso Avere figli fa diminuire il fulgore della consapevolezza. I veggenti vedono che avendo un figlio, il fulgore della consapevolezza dei genitori diminuisce mentre aumenta quella del bambino. In alcuni genitori deboli e nervosi questo fulgore sparisce quasi completamente. Come i figli allargano la propria consapevolezza, così si sviluppa nei bozzoli dei genitori una macchia oscura nel posto medesimo da cui sparì la luminosità che diede vita a questi ragazzi. In genere si trova nel centro del bozzolo. A volte queste macchie possono perfino vedersi come se fossero incollate al corpo.

    La riproduzione ha dunque l'effetto di far apparire un buco sotto lo stomaco sia nei corpi degli uomini che in quelli delle donne. Esse sono come aree opache ma prive di profondità. Chi ha queste macchie appare stanco, mite; la parte superiore del loro profilo oblunga è vizza, sembra opaca in confronto la resto del loro luccichio. Le uova luminose senza macchie sono invece di uno splendore accecante, vibranti, pieni di energia e di candore.

    Ad uno stregone una persona completa appare come un uovo luminoso fatto di fibre; tutte le fibre sono complete, sembrano corde ben tese. In una persona vuota invece le fibre sono arruffate ai bordi del buco. Quando una persona ha avuto molti figli le sue fibre non sembrano più neanche fibre; essa appare come due metà di un uovo luminoso, separate da uno spazio nero.

     Nell'uovo luminoso gli uomini dalle donne si distinguono dalla forma di certi filamenti, delle "radici". Le donne hanno grossi fasci di filamenti che assomigliano a una coda di leone, crescono verso l'interno dei genitali. Quelle radici sono la fonte della vita. L'embrione per crescere si attacca a una delle radici nutrici e la consuma tutta lasciando solo un buco. Gli uomini invece hanno filamenti corti che guizzano e galleggiano quasi indipendentemente dalla massa luminosa dei loro corpi.

    Chi ha avuto figli è una persona incompleta e quando si diventa incompleti si è vuoti, come una zucca che è stata scavata perché abbiamo dato a qualcuno la nostra integrità. Gli uomini, per lo più non sanno chi li ha svuotati. Le donne sono più fortunate: sanno chi le ha svuotate, con sicurezza.

    Quando il buco è a sinistra, la creatura che l'ha prodotto è dello stesso sesso. Quando invece il buco è a destra, è stata una creatura di sesso diverso. Il buco a sinistra è nero, quello a sinistra marrone scuro.

    Uno stregone riesce a vedere distintamente questi buchi. Ci sono due modi per vederli: in sogno oppure guardando la persona fisica. Uno stregone che vede non ha difficoltà a discernere se c'è un buco nella luminosità del corpo. Ma anche se uno stregone non è veggente, può lo stesso distinguere il buco attraverso i vestiti.

    Uno stregone può tappare questi buchi quando vuole. Ma tapparli produce una toppa priva di luminosità. Per farlo egli mette nei corpi la sua stessa luminosità usando le mani. Chiunque vede o sogna questi buchi tappati, nota come una toppa di piombo nella gialla luminosità del resto del corpo. Sta a noi dunque poi ripristinare la luminosità, la lucentezza.

    Quando si ha un figlio questo smussa lo spirito, toglie il filo al tuo spirito. Per una donna avere una femmina significa la perdita di quella affilatura. Un maschio, invece, porta via la maggior parte del suo filo al padre. Un po' di pazzia, un po' di nervosismo, un po' di potere che prima era nei genitori, se ne va con un figlio; è nel bambino che corre per casa, pieno d'energia, pieno d'illusioni. In altre parole completo. Osservando i bambini ci si accorge di quanto sono arditi, si muovono a balzi. A osservare i loro genitori, invece, ci si accorge quanto sono pavidi e cauti. La gente lo spiega dicendo che i genitori sono adulti e hanno responsabilità. Ma in realtà la verità è che hanno perso il filo.

    Il filo dello spirito di una persona che muore torna indietro ai donatori, vale a dire al padre e alla madre. Se i genitori però sono morti e la persona ha figli, il filo va al figlio completo. Se sono tutti completi, il filo va a quello che ha più potere, e non necessariamente al migliore o al più diligente.

    Un uovo vuoto sfrutta l'integrità di una donna completa. Una donna completa è pericolosa nella sua integrità anche più di un uomo. E' nervosa, imprevedibile, capace di grandi mutamenti. Le persone vuote, d'altro canto, non possono più saltare qua e là, ma danno maggior affidamento. Le persone vuote sono come vermi che si guardano intorno prima di strisciare avanti un poco, poi si ritraggono, poi avanzano ancora un pochino. Le persone complete, invece, procedono di slancio, a grandi balzi e capriole e spesso finiscono a gambe all'aria.

    Per entrare nell'altro mondo da vivi bisogna essere completi, con tutto il nostro filo, tutto il nostro potere, insomma la nostra completezza. Per essere stregoni bisogna avere tutta quanta la propria luminosità; niente buchi, niente tappi, niente toppe; e lo spirito affilato, con tutti i bordi intatti. Quindi uno stregone vuoto deve riacquistare la sua pienezza. Uomo o donna, deve essere completo per entrare nell'altro mondo. E per tornare ad esserlo deve riappropriarsi del filo perduto. Dopo averlo ottenuto con le brutte, bisogna recuperarlo nello stesso modo, con le brutte. Prima di tutto bisogna rifiutare l'amore verso i nostri figli, in sogno. Quando poi essi non significano più nulla per noi, bisogna rivederli, posare gli occhi e le mani su di loro, accarezzar loro la testa e far sì che il nostro fianco sinistro porti via loro il filo. A quel punto per loro non fa grande differenza, sono come due persone adulte, vuote, senza quella pazzia che gli abbiamo portato via. Noi invece siamo senza quella pesantezza del corpo e dello spirito che avevamo prima, siamo dei nuovi esseri.

     Portar via il filo ai nostri figli non significa non voler loro più bene, ma è come voler bene a degli estranei.

    Una volta che uno stregone ha riacquistato la sua integrità, egli è equilibrato, mentre uno stregone che è sempre stato integro e completo è un po' fuori squadra. Dunque, la vuotezza che prima era a nostro svantaggio, una volta riacquistata la completezza diventa un vantaggio.

    Scopate noiose

    Gli stregoni non hanno nessuna ideologia sul sesso, tuttavia raccomandano il celibato e la castità; non per ragioni morali, ma perché non abbiamo sufficiente energia.

    Gli sciamani sostengono che siamo tutti "scopate noiose" nel senso che siamo stati concepiti in uno stato di noia parziale o totale. Quindi la nostra energia è ad un livello mediocre e per questo è meglio che non la spendiamo sprecandola.


     La maggior parte di noi è stata concepita nel pieno della noia coniugale. Gli stregoni credono che l'ammontare di energia che i genitori espellono quando concepiscono è essenziale nel determinare se si può fare o no del sesso. Il concepimento è qualcosa di molto importante: se la madre non è stata in grado di avere un orgasmo al momento del concepimento, il risultato è "una scopata noiosa". In tali condizioni non c'è energia. Per coloro che sono stati concepiti in tali circostanze è dunque raccomandato il celibato. Se una persona, invece, è sufficientemente equipaggiata per fare sesso senza prosciugare la sua energia, allora può fare sesso.

     L'energia sessuale è l'energia più potente. Il 90% della nostra energia è impiegata nella presentazione di se stessi, di cui l'88% per essere attraenti verso il sesso opposto. Se allontaniamo la nostra energia da questo comportamento, essa va a vantaggio della nostra percezione. Tuttavia, se siamo ossessionati dal sesso, è meglio farlo. Il celibato deve essere una scelta personale, non può essere imposto. La nostra fissazione sul sesso è imposta, principalmente, dai media. L'energia sessuale sta diminuendo - gli uomini e le donne stanno iniziano a diventare sempre più sterili.

     I vermi energetici

    Gli stregoni sottolineano che, durante l'atto sessuale, le donne sono tassate energeticamente due volte rispetto agli uomini. Quando il maschio eiacula, infatti, non solo emette il seme ma in quel momento di scoppio energetico sono emessi dei cosiddetti vermi energetici, filamenti che rimangono nel corpo. Da un punto di vista biologico questi filamenti assicurano che il maschio ritorni dalla stessa femmina e si prenda cura della prole. Il maschio riconoscerà che è la sua discendenza dai filamenti ad un livello energetico. Energeticamente, deve essere stabilito un collegamento per occuparci della discendenza, affinché ci sia la sicurezza che le donne si prendano cura dei bambini. Inoltre, un uomo deve tornare alla configurazione di energia così stabilita. Le donne sostengono gli uomini energeticamente deboli - e non in termini psicologici -. Prima di liberarsi dei vermi una donna deve passare sette anni senza avere atti sessuali. Oppure può effettuare una ricapitolazione degli atti sessuali.

    Riferimenti:

    Il Fuoco dal Profondo di Carlos Castaneda 

    https://groups.yahoo.com/neo/groups/fuoco_sacro/conversations/messages/7653



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  • 05/22/16--12:45: VENERE NELLA MITOLOGIA







  • Un'altra figura importante del mito di Afrodite, è Adone. Girava voce che Smirna, la figlia del re Cinira di Cipro, fosse molto più bella di Afrodite/Venere. La moglie di Cinira si vantava infatti della bellezza delle sue figlie e finì per provocare la natura vendicativa della dea. Venere fece un incantesimo a Smirna, a causa del quale questa si innamorò del padre: una notte si recò dallo stesso mentre questi era in preda agli effetti del vino e ne rimase incinta. Quando Cinira scoprì quello che era successo, andò alla caccia di Smirna per ucciderla e proprio mentre stava sollevando la spada per trafiggerla, Afrodite trasformò Smirna in un albero di mirra. L'albero venne così spaccato in due e ne uscì Adone. Adone venne poi condotto da Persefone (la Regina degli Inferi) affinché l'allevasse ed entrambe le dee, Persefone e Afrodite, finirono per innamorarsi di lui, reclamandone ognuna la compagnia esclusiva. Quando le Muse vennero chiamate a risolvere la contesa, stabilirono che Adone avrebbe trascorso un terzo del tempo con Persefone, un terzo con Afrodite e il terzo rimanente da solo a cacciare sulle colline.


    A questo punto l'indole disonesta di Venere ebbe il sopravvento e la dea usò il suo potere per fare innamorare di sé Adone ed averlo tutto il tempo con lei anziché attenersi alla decisione delle Muse. In preda all'ira, Persefone lo riferì ad Ares/Marte, il quale si trasformò in un cinghiale e sfidò Adone sulle pendici del Monte Libano, dove Adone venne incornato e lasciato morire davanti agli occhi di Afrodite la quale, ancora riluttante all'idea di separarsene, pregò Zeus di intervenire. Zeus decise allora che Adone avrebbe trascorso metà dell'anno sulla terra e l'altra metà nel regno dei Inferi.

    Ishtar

    Questa storia è molto simile a quella della dività Sumera Ishtar. I Sumeri, dai quali l'Astronomia greca trasse molti concetti, chiamavano questo pianeta Inanna, o anche Ishtar o Eshtar, ovvero la Stella del Mattino e la Dea dell'Amore, in particolare l'amore dei sensi e quello per la guerra e le battaglie. Nelle sue rappresentazioni la dea era alata, cavalcava un leone ed era armata di arco e frecce. Normalmente viene ritratta vicino al dio Sole, poiché si trova sempre vicino al Sole. Aveva una sorella - la sua controparte serotina, che era di guardia all'ingresso del Regno degli Inferi. http://archive.oapd.inaf.it/othersites/venere/ESO/d9.htm

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    Alle miriadi di stelle stanno, come sta l'anima al corpo, le miriadi di angeli che costituiscono l'Armata Celeste, l'Esercito degli Angeli, creati prima dell'Uomo, e ordinati da Dio in 3 Gerarchie e 9 Cori. Attraverso gli angeli Dio opera nei Mondi della Creazione.

    Le stelle simboleggiano nel cielo il linguaggio divino sulla terra: la Stella Polare, la "stella dei naviganti", è chiamata "Stella Maris", titolo che san Gerolamo nella sua opera "Onomasticon" attribuì alla Vergine Maria.

    La Stella Polare, che domina per la sua altezza nel cielo tutte le altre stelle, fu considerata dagli antichi il Capo dell'Armata Celeste e il "Trono" di Dio. Questo simbolismo celeste fu applicato alla Vergine Maria, la più santa delle donne, e fu considerato come un'interpretazione del suo nome ebraico Miriam.


    Le 4 Stelle Reali rappresentano i 4 Esseri Viventi, l'Haioth, che stanno "in mezzo al trono e intorno al trono" (Ap. 4, 6) e i 4 Angeli che presiedono alle 4 Parti del Mondo (Ap. 7,1).

    Le 7 Stelle delle Pleiadi simboleggiano "i 7 Spiriti davanti al suo trono" (Ap. 1,4), e i 7 Arcangeli.


    La Stella più luminosa del Cielo, Sirio, la stella del Cane Maggiore, nel suo sorgere eliaco simboleggia l'Angelo di Dio (Mc 3, 1) che precede la venuta del Messia, il Sole della Verità. Giovanni Battista nella liturgia è chiamato, la "Stella del Mattino".

    Il sorgere eliaco di Sirio, la stella Sotis, per gli antichi Egiziani, era annunciatrice di un nuovo ciclo di manifestazione della Luce, la "nuova nascita", detto, dal nome stesso della stella, "Ciclo di Sotis".

    Sirio, "La stella delle Acque", chiamata da Plutarco "il Portatore d'Acqua" probabilmente perché in certe epoche sembrava causare lo straripamento delle acque del Nilo, il Fiume Sacro, è Isis-Sotis, la Madre di Oro, il divino Fanciullo, la Vergine Celeste, prefigirazione di Maria, "la Stella del Mare", la Madre del Figlio di Dio, Gesù Cristo, Colui che apre e chiude (Ap.3,7) i Cicli della Rivelazione divina, che nasce nell'Umanità, affinché l'Umanità possa nascere nel Divino.


    Maria è chiamata "Stella del Mattino" e "Stella del Mare" con un riferimento a Venere (Amore-Purezza), la "Stella" più luminosa del Cielo.

    Maria è la "Stella del Mare" e il "Mare delle Stelle".


    "La Stella radiosa del Mattino", come attesta l' Apocalisse, è Gesù (Ap.22, 16. Conf.: Gb. 38, 32; 2Pt 1, 19 ).


    "Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio,
    che chiamerà Immanuel" (Is;cfr.Ap.21 ,3).


    Il cielo stellato comincia gradualmente ad assumere i colori dell'aurora, in direzione Oriente si accendono le luci che precedono l'alba, le emanazioni del sole prima di apparire. Nel cielo dell'aurora, all'Oriente, sorge Venere, la Stella del Mattino,con Sirio eliaca, che precede il sorgere del Sole della Verità. Il blu fondo del Cielo diviene l'Azzurro trapunto di stelle, l'azzurro della Verità assoluta unita alla fede e alla purezza. Il colore azzurro sfuma successivamente in una serie di colori-luce: verde smeraldo della rigenerazione spirituale, rosa lilla dell'amore,
    luminoso oro della vita divina che nasce, e che crescendo gradualmente d'intensità, con l'Alba e il sorgere del Sole, si fonde con la sua stessa Sorgente.


    L'Aurora è la giovane Regina del Cielo, Maria, l'Angelo che annuncia l'Alba del Nuovo Giorno, il sorgere del Sole, il re-surgere del Re.

    La Vergine Celeste, il Mare immacolato della Vita Universale, sotto l'azione della Grazia, della Potenza, e dello Spirito di Dio concepisce il Figlio, la Luce Vera "Veniva nel mondo (Giov.1,9)


    "Domina in mezzo ai tuoi nemici.
    A te il principato
    nel giorno della tua potenza
    tra santi splendori;
    dal seno dell'Aurora,
    come rugiada, io ti ho generato" (Sal.110)


    Alessandro Benassai
    Estratto da L'Angelo, la Donna e il Messia


    http://www.archeosofica.org/component/content/article/29-articoli-estratti-dai-libri-di-a-benassai/525-maria-la-stella-maris-e-la-stella-del-mattino.html

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                                  San Cristoforo Cinocefalo, Museo Bizantino e Cristiano di Atene

    I giorni estivi, quelli più caldi di agosto, dominati dal segno del Leone, sono detti anche della Canicola perché anticamente, in estate, splendeva nel cielo la costellazione del Cane Maggiore, che contiene, proprio sul muso, Sirio la stella più luminosa del firmamento, spesso indicata essa stessa come Cane.
    Il nome Sirio deriva dal greco seiriào, che significa ardente.


    La costellazione del Cane Maggiore e la Stella Sirio

    Ai tempi degli egizi, levava a ridosso del Solstizio estivo e annunciava, come una sentinella, la piena del Nilo. A causa della progressione degli equinozi, nel primo millennio avanti Cristo, levava con il sole a luglio, dominando così i giorni più caldi d’estate, mentre ai tempi nostri leva a settembre per apparire ad ottobre verso sud est.
    Molti sono i miti legati alla costellazione del Cane. Secondo alcuni rappresenta il cane di Orione, raffigurato dalla vicina costellazione; secondo un’altra vulgata, si tratterebbe di Maira, la cagna di Icario. Icario era un giardiniere dell’Attica, al quale Dioniso dopo aver rivelato la coltivazione della vite, diede ordine di partire per diffonderla fra gli uomini. Alcuni contadini, dopo essersi ubriacati, pensando che volesse derubarli, lo uccisero e ne sotterrarono il corpo.


    Dionisio, Erigone e Icario

    Fu la figlia Erigone, accompaganta dalla cagnetta Maira, a ritrovarlo e dal dolore si impiccò. Strana vicenda quella di Erigone: vergine povera ed errante, ma unica fra le donne legate in qualche modo a Dioniso, ad accedere al Cielo, nella costellazione della Vergine. Il suo ricordo restò vivo nell’immaginario greco ricordata nella cerimonia delle Antesterie, quando le ragazzine ateniesi poco prima di lasciare la fanciullezza e prendere marito, si dondolavano sulle altalene e appendevano bamboline ai rami degli alberi.
    Di una Vergine Errante raccontano anche gli egizi: accompagnata dal cane Anubi, Iside vagò a lungo alla ricerca dello sposo – fratello Osiride, associato alla costellazione di Orione.


    Il Dio Anubi – Libro dei Morti

    Si dice che Iside, dopo la morte di Osiride, si strappò un ricciolo dai capelli; lo stesso fece anche Erigone. Ed infatti, poco distante dal Cane e dalla Vergine c’è un’altra costellazione immaginata come un ricciolo: la Chioma di Berenice. La levata eliaca di Sirio avviene mentre la costellazione della Vergine sorge ad Est. Questo molto verosimilmente è il motivo perché questo particolare momento fu associato ad una dea-vergine.

    Priamo, dalle altis­sime mura della città di Troia, vede soprag­giun­gere il temi­bile Achille, rab­bioso come un cane nella sua splen­dente arma­tura: «rag­giante come una stella cor­reva per la pianura;/ come si leva l’astro autun­nale, chiari i suoi raggi/ appa­iono fra innu­me­re­voli stelle nel cuor della notte:/ esso è chia­mato il Cane d’Orione,/ ed è il più lucente, ma dà pre­sa­gio sinistro/ e molta feb­bre porta ai mor­tali infe­lici».
    Nell’Iliade ogni imma­gine, ogni meta­fora è stu­diata e con­di­visa da chi l’ascolterà. Qui Achille è preso da lyssa, la rab­bia dei guer­rieri, e tra poco, furente, «come il fuoco», farà a pezzi il suo rivale Ettore, mas­sa­cran­done il cada­vere come un cane idro­fobo. Quando, molti secoli dopo, si sco­prì il virus che tra­smette la rab­bia, non fu un caso se lo si chiamò Lyssavirus.


    Achille contro Ettore

    Achille per Omero è la stella Sirio, della costel­la­zione del Cane d’Orione (Cane Mag­giore), il mitico cac­cia­tore ucciso dalla dea Diana e da Giove tra­sfor­mato in costellazione.

    La stella Sirio segnava l’inizio del caldo sof­fo­cante, della cani­cola (da cani­cula, «pic­colo cane»), quando sor­geva e tra­mon­tava con il Sole, secondo una tra­di­zione medie­vale da san Cri­sto­foro a san Bar­to­lo­meo, cioè dal 24 luglio al 24 ago­sto. Forse la sua «forma» canina è legata al fatto che gli anti­chi abi­tanti del Medi­ter­ra­neo cono­sce­vano gli effetti che il periodo aveva sui cani: certo più agili e sve­gli durante la cac­cia, ma il loro affan­noso ansi­mare poteva con­durli ad un’eccessiva disi­dra­ta­zione e quindi alla malat­tia e alla rab­bia. Pli­nio scrive: «la rab­bia dei cani è dan­no­sis­sima per l’uomo quando insorge durante il periodo (…) in cui brilla la stella Sirio: nelle per­sone che sono state così morse si sviluppa una letale idro­fo­bia». In una men­ta­lità intrisa di magi­che con­nes­sioni il rime­dio sarà la radice di una rosa, cono­sciuta oggi come rosa canina. E allora San Rocco, festeggiato il 16 ago­sto, è rappresentato accom­pa­gnato da un cagno­lino con in bocca una rosetta. Sarebbe stato infatti il qua­dru­pede a sal­var­gli la vita por­tan­do­gli quo­ti­dia­na­mente da man­giare quando era ancora debole e solo, appena scam­pato dalla malattia.


    San Rocco e il cane

    San Cristoforo, il cinocefalo tra­ghet­ta­tore di umani, è ricor­dato il 25 luglio, la sua sto­ria viene nar­rata da Jacopo da Vara­gine in modo molto roman­zato: era un gigante di altis­sima sta­tura che, desi­de­roso di ser­vire il re più potente della terra, si mise al seguito di vari per­so­naggi, com­preso il dia­volo.


    Santi Cristoforo cinocefalo e San Giorgio, Macedonia, VI-VII secolo

    Ma un giorno, vedendo costui tre­mare davanti a una croce, comin­ciò a cer­care Cri­sto, con­ver­ten­dosi al cri­stia­ne­simo. Divenne un tra­ghet­ta­tore di per­sone lungo un fiume piut­to­sto peri­co­loso ma, visto che era un gigante, gli veniva abba­stanza facile. Un bel giorno, gli chiese di essere tra­ghet­tato un bam­bino, che però durante il per­corso divenne sem­pre più pesante, come un piombo, tanto che lo stesso Cri­sto­foro cre­dette di anne­gare. Giunti final­mente a riva, Cri­sto­foro spiegò la sua paura e disse che gli sem­brava di aver tra­spor­tato tutto il peso del mondo. A que­sto, il «bam­bino» spiegò: «Non stu­pirti, Cri­sto­foro, per­ché sulle tue spalle non sol­tanto hai por­tato tutto il mondo, ma colui che ha creato il mondo».


    San Cristoforo cinocefalo, Bitinia (Chiesa di San Giorgio, Cegelkoy, Turchia)

    Nella tra­di­zione orien­tale Cri­sto­foro è un gigante con la testa di cane, pro­ve­niente dalla terra cana­nea o da Cino­poli, la «città dei cani». Il suo mar­ti­rio fu all’insegna del calore, essen­do­gli stato, tra l’altro, calato sul capo un casco arro­ven­tato men­tre sedeva su di una sedia, anch’essa rovente.
    Un altro cane, con una tor­cia accesa in bocca, ritorna nell’iconografia di san Dome­nico di Guz­man, festeg­giato il 6 ago­sto. Fon­da­tore dell’ordine dei pre­di­ca­tori, in un gioco di parole detti «Domini canes», i «cani del Signore», ovvero i Dome­ni­cani. La sua legenda rac­conta che la madre, ancora incinta di lui, avesse sognato di por­tare in grembo un pic­colo cane con in bocca una tor­cia con la quale infiam­mava l’universo.


    Coello Claudio “San Domenico di Guzman” – Olio su tela, 1685, Museo del Prado, Madrid


    Due cani all’ingresso della chiesa dominicana di San Lucifero a Cagliari

    Dalla furia di Achille al cagno­lino sco­din­zo­lante di san Rocco, vin­ci­tore su di un altro sim­bo­lico fuoco, quello della Peste Nera, la cani­cola nei mil­lenni è stata oggetto di una rein­ter­pre­ta­zione in chiave mitico-rituale che ha per­messo agli uomini di gestirla, di sop­por­tarla, di non averne paura. Per­ché a volte può essere dav­vero peri­co­losa, soprat­tutto quando il sole è allo zenith, a mez­zo­giorno, tempo in cui la natura sem­bra fer­marsi e gli effetti fecon­danti dell’astro solare cedono il passo a sen­sa­zioni oppri­menti, al tae­dium vitae e ai demoni più ter­ri­bili: dalle empuse al dio Pan e alle ninfe, che in agguato presso le sor­genti d’acqua acce­cano chiun­que osi guar­darli; dalle sirene, già nell’antichità messe in rela­zione con la stella Sirio, alle arpie o ai vam­piri, sem­pre pronti a dis­sec­care gli incauti che sfi­dano gli dei e i tabù dei demoni meri­diani. Ma anche ai pic­coli insetti che mor­dono e rimor­dono sotto i lividi cieli asso­lati del Medi­ter­ra­neo: chi ha detto che il male debba neces­sa­ria­mente appo­starsi nell’ombra? Il caldo abba­gliante del mez­zo­giorno può essere ben più mali­gno, acce­cante e allucinatorio.

    https://sandrozicari.com/2015/08/24/la-stella-sirio-e-i-santi-cani-di-agosto/

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  • 05/25/16--06:28: Il grande equivoco tantrico

  • Precisazioni sul significato di tantra e tantrismo

    Se Tantra significa “tecnica per controllare il meccanismo” e lo Yantra è il meccanismo stesso, allora Tantrismo dovrebbe in realtà significare lo yoga della Kundalini. La Kundaliniè infatti il congegno che unisce l’attenzione umana all’assoluto, ed è risvegliata e sollevata con un atto sahaj, naturale, che non dipende dai nostri sforzi o dalla nostra volontà.



    La Kundalini, essendo la coscienza residuale, un residuo della primigenia energia della creazione, è simile alla plumula di un seme ed è riposta nell’osso sacro. Il germogliare di questo seme può avvenire solo quando sia pronto per farlo. Solo un vero guru (satguru) o un sahaja yogi può risvegliare la Kundalini dal suo stato dormiente: uno yogi perché è un illuminato o un’anima realizzata, un sahaja yogi perché è uno yogi che conosce l’arte di risvegliarla. Come un giardiniere che innaffia le sue piante per farle germogliare e crescere, così un satguru o un sahaja yogi versano sul ricercatore (sadhaka) l’acqua di vibrazioni che scaturisce dalla loro divina personalità.

    Ogni essere umano ha la sua Kundalini individuale, che è la madre di quell’individuo, ed egli è il suo unico figlio. Poiché la Kundalini è una parte dell’Energia onnipervadente di amore divino, solo un satguru o un’anima realizzata, autorizzata da Dio, possono farla muovere. Deve trattarsi di una personalità retta e divina, perché lei istintivamente capisce e riconosce le qualità di un essere spirituale. Solo una persona così conosce in dettaglio la Kundalini di ognuno, può sapere immediatamente dov’è l’ostacolo sul suo percorso e con le dita alzarla e dare la Realizzazione del Sé. Deve essere chiaramente compreso che una persona così deve essere un modello di virtù. I così detti tantrici sono l’esatto opposto.

    Shri Mataji Nirmala Devi



    Quando la Kundalini è risvegliata da un satguru o da un sahaja yogi, non ci sono effetti esteriori, gesticolazioni strane o esperienze dolorose a danno del ricercatore. A occhio nudo si può vederla salire lungo la colonna vertebrale. È anche possibile vederla chiaramente pulsare nell’osso sacro, dove risiede, quando si blocca in uno dei centri sottili. Quando ha attraversato tutti i chakra, passa infine l’area della fontanella (brahmarandra), sulla sommità del capo, e stabilisce l’unione col Potere onnipervadente d’amore divino. Chi possiede la capacità di dare questa ‘seconda nascita’ è un vero tantrika, perché padroneggia il meccanismo (yantra), cioè la Kundalini, con la sua tecnica (tantra) fatta di puro e casto amore divino.

    Ora è subito chiaro il grande equivoco del tantrismo che è venuto a significare, nel tempo, l’esatto contrario del risveglio della Kundalini: è venuto a indicare il metodo attraverso il quale la Kundalini viene offesa e danneggiata, metodo che ora è diventato una sinistra scuola, abbracciata da grandi gruppi di persone, che distrugge ogni possibilità di risveglio; di conseguenza, la loro evoluzione spirituale è troncata sul nascere.






    Una spiegazione tecnica sui pericoli del tantrismo

    Dei sette centri sottili, il Mooladhara chakra è quello posto più in basso e Shri Ganesha, simbolo d’innocenza, è la deità che lo presiede. Come ultimo chakra, è posto molto al di sotto della Kundalini e, di fronte ad esso, c’è la prostata. Questo importante centro è collocato al di fuori della colonna vertebrale e controlla i quattro sub-plessi del plesso pelvico, e questo, a sua volta, controlla il sesso nell’uomo. Dal Mooladhara chakra, Ganesha custodisce il protocollo per l’accesso alla Kundalini. È importante notare che, dall’area dove è collocato il sesso, non c’è nessun accesso alla Kundalini, poiché la Kundalini è posta nell’osso triangolare chiamato Mooladhar, molto più in alto del primo centro energetico. Così il risveglio della Kundalini ed il sesso non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro.

    Quando qualcuno cerca di usare il sesso per risvegliare la Kundalini, viene negato l’archetipo del fanciullo, che rappresenta l’innocenza, e si sviluppa un calore innaturale e doloroso nel corpo. Shri Mataji descrive questo come la collera di Shri Ganesha che surriscalda o il sistema simpatico di sinistra o quello di destra, o entrambi contemporaneamente. Questi due sistemi si trovano al di fuori del midollo spinale e sono le espressioni fisiche dell’Ida e Pingala nadi, i canali energetici che corrono invece all’interno del midollo.

    L’intero sistema nervoso è collegato sia a sinistra che a destra con l’ultimo centro, il Mooladhara chakra, ed è interamente agitato e iperattivo quando ne insultiamo il principio di innocenza.

    Il sistema nervoso parasimpatico è invece l’espressione fisica del canale sottile centrale (Sushumna nadi) e non può essere attivato dagli sforzi di un ricercatore: ogni volta che il ricercatore si sforza, la sua attenzione immediatamente si muove lungo il sistema nervoso simpatico, mai lungo il parasimpatico.

    La collera di Shri Ganesha nei confronti di queste persone, eccitate per fini sbagliati, le induce in trance, o a saltare o urlare senza controllo, o a sperimentare un fortissimo calore. Su alcuni si formano vesciche, altri soffrono come se fossero stati punti da uno sciame di vespe e sentono dolore come se i loro corpi fossero stati consumati dal fuoco. Questi sintomi sono spesso simili a quelli sperimentati dai malati di tumore in fase terminale (che è anch’esso causato dall’iperattività del sistema nervoso simpatico). Queste cose accadono solo quando ricercatori alle prime armi o persone non autorizzate, cercano di risvegliare la Kundalini. Sono la manifestazione della rabbia di Shri Ganesha, non il vero risveglio. Come madre del ricercatore, la Kundalini ha aspettato pazientemente per tutte le sue vite il momento della salvezza senza sforzi. In realtà, non torturerebbe mai il suo unico figlio, ma non salirà a meno che il ricercatore non incontri un vero satguru o uno yogi. Solo loro, autorizzati strumenti scelti da Dio, possono davvero benedire il ricercatore con la loro presenza di grazia (shaktipat). Solo allora la Kundalini salirà spontaneamente attraverso il canale sottile centrale della spina dorsale, la Sushumna nadi, dando la Realizzazione del Sé.

    Nel mio lavoro con Sahaja Yoga, in India come in occidente, centinaia di migliaia di persone hanno avuto il risveglio della Kundalini, e senza sforzo hanno ottenuto la Realizzazione del Sé. Finora non c’è stato un solo caso di incidente o di sintomi dolorosi come quelli sopra descritti. Al contrario: l’ascesa della Kundalini ha curato migliaia di pazienti che soffrivano di malattie incurabili come cancro, diabete, leucemia e persino AIDS.

    Shri Mataji Nirmala Devi



    Dopo la Realizzazione del Sé, le persone sperimentano la consapevolezza senza pensieri entrano nello stato di nirvichara samadhi, stato in cui si percepisce le vibrazioni fresche e calme (chaitanya lahiri). Se gradualmente imparano a decodificare le vibrazioni e a padroneggiare la propria Kundalini possono raggiungere la consapevolezza collettiva diventando capaci di dare la Realizzazione del Sé ad altri, attraverso il risveglio della Kundalini. Numerosi sahaja yogi hanno loro stessi curato migliaia di persone che soffrivano di malattie croniche o incurabili come il cancro. La cura in se stessa non è lo scopo, ma un ‘effetto secondario’ della Realizzazione del Sé. Non dovrebbe essere confusa con la ‘guarigione spirituale’ (attraverso entità/spiriti) che si ottiene dai guaritori non realizzati.

    Molte persone sostengono di dare la Realizzazione del Sé attraverso il risveglio della Kundalini e chiamano la loro tecnica ‘shaktipat trance’, persino ‘Sahaja Yoga’, ma non c’è alcun risveglio della Kundalini. Al contrario, l’intero corpo si riscalda, e cominciano a saltare e a gridare. Alcuni di questi truffatori sostengono anche di aprire il ‘terzo occhio’ agendo sul Mooladhara chakra, cioè eccitando l’area sessuale, o lavorando sull’Agnya chakra, che si trova al centro del talamo ottico. C’è un accesso a quest’ultimo centro sottile posto nel mezzo della fronte, e Shri Mataji racconta che i cosìddetti tantrici possono inserire una negatività nell’ego o nel superego del ricercatore attraverso questo chakra. Quando questo accade, il ricercatore vede, per un breve periodo, una scintilla o un punto di luce. In questo modo la sua attenzione viene corto-circuitata nell’area del subconscio collettivo, ed egli può sentire la pace, ma come la sente un ubriaco o un drogato. Pensa di essere in pace con se stesso, ma non è capace di trasmettere questa felicità agli altri. La sua consapevolezza umana affonda a livello animale, il suo senso di responsabilità si sposta dalla mente conscia alla mente subconscia, e così fugge dalla realtà. A questo punto smette di pensare, ma non è in grado di cambiare o trasformare se stesso. Non uno solo riesce a conoscere la realtà del vero Sé, che resta dormiente.

    Quando risvegliato, questo vero Sé si esprime, e si sentono le vibrazioni fresche della Realizzazione. Le vibrazioni cominciano a fluire, soprattutto dalle dita. Questo è il potere dell’Amore divino che pensa, pianifica, organizza ed ama. Facendo questo primo passo nella dimensione dell’Energia onnipervadente, si entra nel regno della consapevolezza senza pensieri. Decodificando le vibrazioni, si rinasce e si evolve. Lo stato della attualizzazione del Sé deve essere veramente percepito dal ricercatore, che deve sentire la sua Realizzazione come una esperienza personale.

    Un sahaja yogi diventa tranquillo, in salute e saggio. Ha ricevuto la certezza di avere la conoscenza della realtà. Questo vuol dire che conosce i problemi della sua Kundalini e di quella degli altri cercatori. Li sente spontaneamente, senza la mediazione del pensiero, come sensazioni di caldo e di freddo sulla punta delle dita. In questo modo, con le dita, egli può identificare malattie, problemi emotivi, ostacoli spirituali e blocchi causati da guru principianti e maligni tantrici. Egli sa anche, grazie al mio insegnamento di Sahaja Yoga, come rimuovere questi ostacoli e come decodificare i diversi segnali provenienti dal Divino.

    La conoscenza dei principi dello Spirito (Atmatattwa) e di Dio Onnipotente albeggia sulla sua consapevolezza, e gradualmente si identifica con lo stato di silenzio interiore. A poco a poco sente realmente la presenza di Dio Onnipotente come una incorporea forma dell’Energia e del Potere onnipervadente dell’amore divino. Sente il flusso delle vibrazioni e, come un testimone, le vede agire. In Sahaja Yoga si rimane in questo stato di testimonianza (sakshi swaroop) e si guarda al mondo come spettatori di una rappresentazione che sta andando in scena.

    L’ostacolo più significativo alla Realizzazione del Sé deriva dal cattivo uso della Kundalini e dei centri sottili ad opera di maliziosi tantrici, o da metodi insensati provati dal ricercatore vittima di cattiva informazione. Danneggiare la Kundalini di qualcuno e metterne in pericolo l’ascesa può essere il peccato peggiore che si possa commettere agli occhi di Dio Onnipotente. Un ricercatore che si inchina ad una di queste persone non autorizzate, se in seguito viene in Sahaja Yoga, è un caso molto difficile per la Realizzazione del Sé. Perché Dio perdona facilmente tutti i peccati tranne uno: come esseri umani, epitome7 della sua creazione, non dovremmo mai chinare il capo di fronte a persone empie che si oppongono al suo piano. Anche quando lo facciamo senza saperlo, Dio non perdona facilmente questo peccato. Quando queste persone vengono innanzi me, tremano senza controllo, ed emanano un calore rovente che ogni anima realizzata può sentire. È interessante notare che le persone con malattie psichiche, ospiti di ospedali psichiatrici, si comportano esattamente allo stesso modo quando sono davanti a me ma, sorprendentemente, emettono meno calore.

    Shri Mataji Nirmala Devi





    Il regno sconosciuto delle energie del passato






    Tantrici e mantrici (coloro che usano impropriamente i mantra) sono responsabili di aver danneggiato un numero incalcolabile di ricercatori. Lo hanno fatto per lo più in piena coscienza dei loro atti. Shri Mataji racconta che il tantrismo è una pratica antica, ripristinata dall’incarnazione di molti rakshasa tantrici.

    Diavoli come Ravana, Mahishasura, Madhu, Kaitabha e Kolasura sono nati in questo Kali Yuga, come anche demoni femminili (rakshirini) quali Tadika, Hidimba, Puma e Shurpanakha. Queste entità non hanno anima, nessuna coscienza e nessun sentimento. Alcuni di loro conducono una vita molto degradata, in privato praticano sui loro seguaci metodi segreti di eccitazione sessuale che la decenza mi impedisce di descrivere. Bramano la ricchezza, il sesso e l’alcool, e con indifferenza rovinano la Kundalini altrui.

    Shri Mataji Nirmala Devi



    Per spiegare in dettaglio come sono riusciti a danneggiare l’evoluzione umana, è necessario fare la seguente premessa: dobbiamo prima capire chiaramente quelli che per gli esseri umani sono i regni del conosciuto e dello sconosciuto.


    Disegno originale di Shri Mataji



    In questo disegno di Shri Mataji, la personalità umana è ritratta in relazione al suo ambiente sottile. Sul lato sinistro, al di là dell’Ida nadi, si trova il regno del subconscio collettivo, che conserva tutto ciò che è passato. Questo canale sottile si esprime a livello fisico come sistema nervoso simpatico di sinistra ed immagazzina, attraverso il superego, tutto ciò che nella mente è condizionato. Sul lato destro della personalità umana invece, al di là della Pingala nadi, si trova il regno del sopra-conscio collettivo che contiene tutto ciò che è rivolto al futuro. Dopo la morte, l’anima lascia il corpo e va in una sorta d limbo (preta loka) fino a che non si reincarna. La nostra rinascita (luogo, famiglia, situazione) è regolata a seconda del grado di evoluzione e del nostro Karma, ovvero quello che abbiamo fatto nella vita precedente.

    Questo è quello che succede nella norma.

    Ci sono casi in cui le persone che muoiono non vanno nel limbo, ma rimangono sulla terra e così non possono rinascere. Questo succede quando per qualche motivo rimangono attaccati alla terra, o perché sono ambiziosi, oppure perché sono attaccati a qualcuno, o perché hanno subito soprusi o sono morti di morte violenta. I casi sono vari e molto diversi. Queste anime allora vanno nel subconscio o nel sopraconscio collettivo e possono disturbare le persone viventi.

    In ogni caso, una persona realizzata non dovrebbe preoccuparsi di queste cose, perché non può essere influenzata da queste forme degradate di energia. Coloro che hanno risvegliato il principio di innocenza rimangono nell’area dell’inconscio collettivo e non vengono disturbati da queste entità, come se appartenessero a mondi disgiunti e lontani.

    Le persone che muoiono con troppi condizionamenti si trovano, dopo la morte, nel subconscio collettivo mentre il sopraconscio collettivo conserva quelli eccessivamente orientati al futuro, i più ambiziosi. Ognuna di queste due aree collettive ha sette strati, occupati da spiriti di diversi tipi di persone morte.

    Gli strati più bassi sul lato sinistro ospitano in forma di spirito le persone sataniche più depravate e corrotte (pischachchas), mentre negli strati più bassi sul lato destro ci sono gli spiriti demoniaci insoddisfatti (rakshasa). Nel diagramma le anime realizzate hanno il loro posto nelle aree del sopraconscio, che si trova sopra la testa dell’Essere primordiale. Le persone comuni si trovano negli strati superiori più vicini al canale centrale della Sushumna, mentre la zona inferiore della personalità umana è esposta verso l’inferno con i suoi numerosi strati.

    Quando un individuo esaurisce tutta la sua santità, è gettato nell’inferno da Shri Ganesha.Quando un ricercatore tenta per la prima volta di usare il suo centro sessuale per la meditazione, Shri Ganesha appare nel suo Mooladhara chakra per avvertirlo del suo gravissimo errore. Lancia ondate di calore lungo il suo sistema nervoso simpatico che lo agitano in molti modi. Il simbolo di Shri Ganesha gli appare effettivamente in meditazione, suggerendogli che, come ricercatore, dovrebbe essere così innocente sul sesso come lo è un bambino. Se il ricercatore non presta attenzione a questo avvertimento, Shri Ganesha poi mostra la sua rabbia per questo comportamento. Alcune volte il ricercatore può vedere una scintilla di luce apparire nel suo Agnya chakra, o anche un occhio. La luce indica un corto circuito, e l’occhio è quello del Signore Gesù Cristo, la divinità che presiede questo chakra. All’inizio guida il ricercatore nell’ascesa, ma scompare dal suo essere se poi continua a utilizzare l’eccitazione sessuale per l’ascesa.

    Shri Mataji Nirmala Devi



    L’area superiore della personalità umana è la mente inconscia, che viene colmata dall’Energia divina d’amore. La Kundalini è una parte residua di questa stessa energia divina. Con la benedizione di un satguru o di un sahaja yogi, attraverso la Kundalini risvegliata, l’attenzione umana viene guidata fino all’area delle ossa della fontanella. Qui diventa un tutt’uno con l’Energia onnipervadente che è pura consapevolezza (Sat Cit Ananda). Questo è il vero yoga.

    Nell’Hatha Yoga, come descritto negli Shastra di Patanjali, un satguru teneva i suoi discepoli nelle foreste, lontano dalla contaminazione della società. I discepoli intraprendevano sei impegnative tecniche per prepararsi alla loro ascesa. I capifamiglia erano espressamente esclusi da questo percorso, solo i brahmachari (i celibi) erano accettati. In questo stile di yoga individuale, occorrevano molte vite per sperimentare le vibrazioni divine, e molte altre per raggiungere la coscienza collettiva.

    In Sahaja Yoga invece si raggiungono entrambi gli stati in un tempo molto breve, perché è impiegato il metodo inverso: si costruisce in primo luogo la cupola, la parte più alta, mentre le fondamenta sono poi gettate dagli sforzi di pulizia del ricercatore. Mi chiedo sempre: come potete pulire il vostro ego e superego se non siete realizzati? Ogni volta che un’anima non illuminata tenta o fa degli sforzi per ascendere, può solo salire lungo il sistema nervoso simpatico di destra o lungo quello di sinistra. Questi terminano rispettivamente nell’ego e nel superego. Per raggiungere l’Infinito con le menti finite, si deve prima diventare illuminati attraverso la Realizzazione del Sé, e poi costruire se stessi attraverso le vibrazioni Divine.

    Shri Mataji Nirmala Devi





    I danni causati dal tantrismo






    Come già spiegato, il tantrismo è arrivato a significare il contrario del suo significato vero: invece di fare riferimento allo yoga della Kundalini e alla sua ascesa, è arrivato a significare i modi per danneggiarla. Mai prima d’ora – in nessun ambito della vita – una simile contraddizione era stata accettata così facilmente. Nella sua moderna accezione, il tantrismo è demoniaco e satanico in ogni sua pratica e precetto. Non ha nulla a che fare con la divinità, la religione o Dio. È contro tutto ciò che riguarda l’evoluzione, ed è anche utilizzato per contrastare l’ascesa evolutiva dell’uomo. I tantrici, che da soli si conferiscono autorevolezza, non conducono una vita religiosa né insegnano nessuna virtù ai loro seguaci. Al contrario, sono interessati solo ad accumulare ricchezze e alla condizione finanziaria e sociale dei loro discepoli. L’intero edificio del tantrismo si basa sul soffocare l’aspirazione religiosa con metodi molto sottili e astuti.

    Uno dei metodi più scaltri e degradanti utilizzati dai tantrici era quello di distruggere la Kundalini insultandola. Hanno scoperto che quando un atto sgradevole, empio e peccaminoso è compiuto davanti ad una rappresentazione della Deità, causa fastidio all’archetipo rappresentato dalla Deità stessa, che allora si eclissa nella coscienza personale e colletiva. Shri Mataji ha spiegato che l’attenzione di Dio Onnipotente, che guarda attraverso le Divinità, alla fine retrocede quando un simile atto è compiuto in un tempio o in presenza delle Deità. Questo significa che i principi che risiedono nei centri sottili del midollo spinale degli esseri umani che questi archetipi rappresentano vengono negati, distruggendo il sistema di valori della società.

    Shri Mataji racconta che in un primo momento le Deità si infuriano con i ricercatori che sono così ignoranti in materia esprimendo la loro rabbia in molti modi. Di solito l’individuo sente ondate di leggero calore che possono durare per giorni o talvolta anni. Quando si compiono atti sessuali in nome di Dio o alla sua presenza, come in un tempio santificato, Shri Ganesha provoca in queste anime peccatrici un forte calore, che addirittura procura vesciche. Alcuni reagiscono saltando su e giù come rane, altri vanno in trance. Sembrano davvero posseduti e cantano e ballano in maniera incontrollata.

    Non è la Kundalini che agisce, in nessuna di queste circostanze. In questi individui lei si ghiaccia e, accompagnata da Shri Ganesha, alla fine scompare. È proprio come un riflesso chiaro in uno specchio, che svanisce quando lo specchio si sporca o si appanna. All’inizio, alcuni ricercatori si sentono molto scossi. Ma nonostante le chiare indicazioni a cambiare rotta, la natura umana è tale che molti accettano il parere e il consiglio di questi ‘esperti maestri’ che li ingannano e li sviano facendo loro credere che tutto quello che accade sia parte della prova. Ingannati, continuano nel loro erroneo percorso. E il risultato è che sono spronati a fare maggiori sforzi che insultano il Divino ancora di più. Alla fine, sono completamente svuotati della divinità e della santità. Il Signore Gesù Cristo all’Agnya chakra o il Signore Ganesha che sorveglia le porte dell’inferno dal Mooladhara chakra, scompaiono dal loro essere. In questo modo le porte dell’inferno si aprono, e la loro attenzione li porta verso il basso, alla rovina. Dall’Ida e dalla Pingala nadi, entità morte entrano contemporaneamente nelle loro menti coscienti e le sopraffanno. Ora, completamente posseduti, questi individui cominciano ad agire in modi molto strani.

    Alcuni tantrici assumono persone perché si levino i vestiti di fronte ad una folla. Quelli intorno, vedendo una persona nuda in mezzo a loro, si comportano come pecore e fanno la stessa cosa. Tutto il senso del pudore è perduto, ed anche la facoltà di ragionare si offusca. Mentalmente sopraffatto da questi spiriti, il ricercatore non fa più domande. Come fosse posseduto, obbedisce ciecamente agli ordini di un simile guru, che lo ha letteralmente ipnotizzato. Gli psicologi utilizzano l’ipnosi per molti dei loro esperimenti, ma non sanno spiegare come funzioni. Come ha spiegato Shri Mataji, in realtà l’ipnosi è una possessione spiritica temporanea, come per l’ESP, dove qualcuno è aiutato da spiriti ficcanaso che, attraverso il medium, danno informazioni su eventi futuri. In India sono conosciuti come karnapischachas, coloro che sussurrano nelle orecchie.





    L’errore all’origine del tantrismo






    Agli albori della ricerca umana sulla realtà, potrebbe essere stato fatto, da alcuni cercatori, un errore naturale. Devono essere entrati, spingendo lì la loro attenzione, in uno stato di chiaroveggenza (asahaja). Devono essere entrati nei loro corpi sottili, guardato nel loro Mooladhara chakra e visto la proboscide, avvolta a spirale, di Shri Ganesha. Poiché si credeva erroneamente che questo chakra fosse la sede della Kundalini, devono aver ulteriormente sbagliato nel confondere la proboscide a spirale di Shri Ganesha con la Kundalini stessa. In questo modo è stata fatta l’erronea connessione della Kundalini con il sesso. Come errore è stato davvero tombale. Quando le persone cieche ricercano, possono arrivare a conclusioni davvero sbagliate, come abbiamo visto nella storia dell’elefante.

    Gli esseri umani sono stati programmati per l’evoluzione in un modo per cui il sesso non ha alcun ruolo in essa. Alcuni ricercatori hanno usato i discutibili metodi tantrici per se stessi e per altri, alterando e umiliando la religione, abbassandola ad un livello umano per giustificare le loro follie e manie.

    Questo errore potrebbe essere stato favorito da alcune persone demoniache che, vedendo il progresso di altri, che erano innocenti, ed essendo gelose di loro, lo hanno incoraggiato. In questo modo, si è data via libera all’inferno su questo bel pianeta, con le pratiche tantriche di questi sadici rakshasa. Qualunque sia la spiegazione, qualunque sia il motivo addotto da molti autori per l’anomalo accostamento del tantrismo alla ricerca spirituale, il fatto è che coloro che lo professavano non erano all’inizio sicuri di dove fossero finiti. Più tardi, quando divennero satanici, appresero e padroneggiarono i segreti della morte e del peccato, che sono ora i loro strumenti di commercio.

    Shri Mataji Nirmala Devi



    Come gli animali, gli esseri umani sono nati con un impulso sessuale, ma si sono evoluti molto di più, sono diventati esseri superiori. I rapporti sessuali negli esseri umani dovrebbero svolgersi quindi con la dovuta temperanza e con un senso di santità. L’uomo non dovrebbe tornare al livello animale e, per far avanzare la sua natura spirituale, non è certamente la sua natura sessuale che dovrebbe usare. Gli antichi saggi scoprirono in meditazione l’istituzione del matrimonio, così come i santi rapporti di madre, sorella, fratello e padre. È solo allo stadio umano che esistono questi sentimenti elevati, ed essi rendono bella la società umana.

    Le Incarnazioni hanno sempre sottolineato l’importanza della castità e della fedeltà, che non esistono nella consapevolezza degli animali. Queste qualità dimostrano che gli esseri umani sono molto più evoluti rispetto ai loro omologhi animali.




    La tradizione tantrica






    Le radici del tantrismo sono antiche quanto la consapevolezza della religione, ma esso è entrato in pieno vigore tra il 900 e il 1400 d.C. Dopo l’avvento di Adi Shankaracarya, il grande santo riformatore indù, o anche prima, sotto l’imperatore Ashoka, forze anti-religiose si svilupparono in India come reazione all’ascetismo estremo. Il gainismo, che aveva raggiunto la sua altezza spirituale attraverso le conquiste di pochissimi aderenti, fu abbracciato da molti ministri del governo. Crearono un ascetismo artificiale e visibilmente austero. I re, sentendosi oppressi da questo stile di vita estremamente innaturale, diedero sostegno regio al tantrismo. In seguito, molti altri funzionari della Corte svolsero un grande ruolo nel creare l’atmosfera necessaria per la rapida diffusione del tantrismo. Guardando indietro, dal VI secolo, gli assurdi stili di vita monastici nelle tre religioni ufficiali induismo, buddismo e giainismo, resero la gente scolorita e stereotipata. Ironicamente, tutte e tre le religioni credevano nella ‘via di mezzo’ della virtù.

    I re volevano solo indulgere nel sesso, mentre i loro consiglieri bramavano il potere ed erano disposti a farsi aiutare da spiriti del sopraconscio, che potevano assisterli nella loro scalata politica col pensiero, la pianificazione e la creatività. Questa è stata la ragione per la quale questi consiglieri hanno accolto come guru i sesso-yoga tantrici: avevano il controllo sugli spiriti del regno del sopraconscio. Questi guru non usavano il sesso per iniziare i loro discepoli, ma semplicemente davano loro un mantra, o sussurravano nell’orecchio il nome di un’entità spirituale. Un altro metodo era quello di apporre un simbolo sulla loro fronte, o semplicemente pronunciare un nome appropriato. Qualunque fosse il metodo impiegato, il guru metteva il discepolo in contatto con lo spirito che lo avrebbe posseduto, ma che in un primo momento agiva come uno schiavo. L’iniziato diventava dinamico, rilassato e la sua salute migliorava. Era una persona nuova, ma ben presto cominciava a manifestare una personalità peggiore. Se beveva, diventava alcolizzato. Indulgeva nella violenza su se stesso e sugli altri. Diventava un ladro di grande successo o un contrabbandiere, se questa era la sua inclinazione. Improvvisamente poteva anche trasformarsi in un maniaco sessuale o in un dongiovanni. Lo spirito che lo possedeva usava tutte le astuzie per sfruttare a suo piacimento e in modo sempre più sottile la debolezza riguardo al sesso, al denaro o al potere di chi lo ospitava. Ahimè, dopo dieci anni al massimo, l’iniziato cigolava come un vecchio catenaccio, la salute era rovinata e la sua vita cadeva in miseria.

    Sebbene il matrimonio fosse celebrato come un sacramento religioso, le convenzioni religiose avvilivano fortemente la vita sessuale anche nelle normali famiglie. In una fase successiva il giainismo, e soprattutto il buddismo, predicarono la completa rinuncia alla sessualità nella vita religiosa, e le famiglie furono guardate con disprezzo da monaci e asceti. Successivamente questi asceti (sannyasi) abbandonarono le loro abitazioni nelle foreste e divennero parassiti della società, chiedendo elemosina per tutta la vita. Godevano dei frutti delle fatiche di operose famiglie asserendo, in aggiunta, di essere al di sopra del peccato. Alcuni divennero ministri e consiglieri reali. In nessun modo erano asceti nel temperamento, piuttosto erano ipocriti che indossavano le vesti del sannyasi e poi dominavano tanto i re quanto i sudditi. Anche tra gli indù il percorso del celibato (brahmachari) fu accettato come l’unico percorso valido per raggiungere Dio. Per reazione, il desiderio represso di normali esseri umani diede il via ad una spontanea, pubblica approvazione del tantrismo, la cui pratica era tutto tranne che celibato. A seguito di tale comune accettazione, furono istituiti in tutti i templi ‘culti della fertilità’, che costituirono un’indelebile macchia. Il tantrismo soggiogò un gran numero di regni in India, e molti intellettuali e artisti, da sempre sensibili alle nuove idee, lo accettarono come parte della vita culturale. Gli artisti scrissero libri sull’arte tantrica. Furono scritti altri libri addirittura sulla dottrina dell’iconografia (shalipastra) dove venivano descritte le varie posizioni dell’atto sessuale. Fu raccolta in questi libri una gamma completa di diversi stili per rappresentare il sesso.

    Decoratori innocenti, semplici e fondamentalmente religiosi furono ingannati e indotti, da convincenti spiegazioni e argomentazioni, a creare arte erotica. L’argomentazione dei tantrici era la seguente: se l’arte è assolutamente perfetta nella sua espressione, allora la gente diventa gelosa di essa e degli artisti che la producono. Tale gelosia getta un incantesimo malvagio sull’opera d’arte, così per salvarla dalle disgrazie deve essere resa meno perfetta. Ogni pezzo d’arte dovrebbe includere dunque una macchia o una imperfezione per togliere il ‘malocchio’. Sviare il ‘malocchio’ era una pratica superstiziosa comune in quei giorni. Questo giustificò l’uso di oscenità: era la macchia, l’imperfezione suggerita agli artigiani religiosi giainisti che non avrebbero in realtà voluto decorare i loro templi con erotismi peccaminosi. I tantrici asserivano che gli spiriti maligni non sarebbero venuti in prossimità di un affresco osceno, e dunque questo avrebbe reso un tempio veramente sacro. Dunque in Nepal dissero agli artisti che la Dea del fulmine era vergine e quindi, per tenere lontano il tempio dai danni della pioggia, del vento e dei fulmini, era necessario dipingere arte erotica sui muri del tempio stesso. Un altro argomento ‘ingegnoso’ era che gli uomini dovevano lasciare le loro passioni e lussuria fuori del tempio durante il culto, così tutto ciò che era male nell’uomo doveva essere scolpito sulle pareti esterne dei templi. Più tardi ancora, tutto ciò che era al di fuori riuscì a strisciare all’interno dei santuari, e molte divinità furono adorate in forme erotiche.

    In luoghi come Konarak, Khajuraho e Nepal, queste sculture hanno grande evidenza. In Khajuraho si diceva che la regina Hemavati avesse commesso il peccato di una relazione illecita. Come segno del suo pentimento fu costretta a renderlo pubblico ed a costruire un tempio (Bhand Deval), espressione del suo pentimento davanti a Dio onnipotente. La decenza impedisce di trattare tutti i metodi sporchi e distruttivi utilizzati dalle forze sataniche introdotte dal tantrismo. È incredibile come gli esseri umani seguano il peccato invece che la religione. Il modo in cui il fuoco del tantrismo si è diffuso, sostituendo negli esseri umani la religione, non può che essere attribuita a questa debolezza umana.

    I tantrici, che erano persone limitate, ossessionate dal sesso, divennero molto popolari. Essi presero il potere su re affamati di sesso, esemplari di una umanità molto povera. Pienamente consapevoli delle loro capacità, tentarono di sfruttare le debolezze umane in tutti gli aspetti della vita. Cercarono di collegare ogni attività umana col sesso, nel tentativo di ridurre la consapevolezza umana ad un mera questione sessuale:

    ❧ L’insulto alla Divinità raggiunse un livello tale che ad un certo punto crearono un’immagine della dea Durga dalla polvere calpestata da piedi di prostitute.

    ❧ Cambiarono testi antichi e inserirono versi erotici e osceni nelle Scritture per giustificare le loro azioni. Ci furono così tante alterazioni di scritti sacri da parte di intellettuali tantrici che avevano in loro potere questi licenziosi re, che alcune volte è impossibile distinguere quel che è vero da quello che non lo è.

    ❧ Descrissero la cerimonia del fuoco sacro (Yagña) di Ashwamedha come una cerimonia di culto della fertilità.

    ❧ Cercarono di cambiare i Veda descrivendo l’Ashwamedha Yagña come una cerimonia sessuale, dove il re cercava di sopraffare il nemico attraverso un atto sessuale.

    ❧ Correlarono il Signore Shiva e la sua energia Shakti col sesso. Naturalmente si sbagliavano poiché le divinità sono al di sopra delle sensazioni sessuali.

    ❧ Inventarono molte storie lascive su Shri Krishna, Shri Radha e le gopi (contadine).

    ❧ Scrissero molti nuovi libri, come il Kamasutra e Kamakala Yantra, che hanno riempito le biblioteche dei re. Altri volumi descrivevano come raggiungere Dio attraverso il sesso. Per aver creato tutta questa pornografia ricevettero terre e ricchezze. Scrissero di tutto, relazionando tutto con l’atto sessuale.

    Si tennero concorsi per artisti che fossero in grado di produrre le migliori immagini di pose erotiche in legno o in pietra. Tutti i regni che, da un’estremità all’altra dell’India, seguirono il tantrismo, subirono un completo lavaggio del cervello grazie a queste prodezze intellettuali dei furbi tantrici. I loro seguaci si sentivano impegnati nella cosiddetta religione ‘sacra e segreta’ come fosse una superstizione. Oltre alla letteratura, crearono una società licenziosa, con molte ricorrenze comunemente rispettate. Usavano un linguaggio osceno e cantavano canzoni con contenuti volgari ed erotici. Scherzavano con i loro parenti più stretti con un linguaggio molto indecente; anche il rapporto tra fratello e sorella non fu risparmiato dall’avvilimento tantrico di tutto quel che è puro e santo. Anche gli abitanti dei villaggi furono incoraggiati alla volgarità, e in questo modo riuscirono nel loro intento di ridurre la società umana a una mera questione sessuale.





    Un modello demoniaco della società






    I tantrici così facendo, crearono una società dove ‘il vino, le donne e le canzoni’ erano gli unici valori In questo modo controllavano lo stile di vita delle persone comuni, in precedenza virtuoso. Questa attitudine licenziosa e permissiva nei confronti della vita creò una società in cui le donne che si prostituivano diventavano socialmente importanti, e venivano praticamente adorate al posto della devota moglie che provvedeva alla casa .

    Questo modello è stato chiaramente poi ripreso nell’era contemporanea. Con la connivenza degli intellettuali degradati di quei giorni, i tantrici riuscirono a dare ad intendere che il sesso fosse l’unico obiettivo per l’unione spirituale o yoga. Propagarono l’idea che l’uomo è creato a immagine di Dio, la donna invece a immagine della Shakti. Per creare l’atmosfera ideale per l’unione finale, entrambi dovrebbero accoppiarsi e provare quanti più metodi di accoppiamento sia possibile. Questo fu diabolico perché piacque a tante persone.

    La verità è che negli esseri umani sia Shiva, che rappresenta lo Spirito di Dio onnipotente (Atma), che la sua energia Shakti, che è la Kundalini, sono entrambi posti nella personalità di ciascuno. Quindi per unificare l’attenzione o la consapevolezza, umana (cioè unire la Kundalini con l’Atma) non c’è bisogno di un’altra persona che svolga un ruolo complementare. Inoltre, come già detto, la Kundalini è la madre Gauri che, ancor vergine, fu sposata a Shiva. La leggenda narra che stava per lavarsi nella privacy della sua stanza da bagno. Mise Shri Ganesha, che aveva creato dalla polvere del suo stesso corpo, di guardia fuori la porta, per proteggere la sua castità (lajja). Shri Ganesha non permette a nessuno di entrare dalla porta di servizio. Nell’immagine allegorica questa storia rende chiaro il rapporto tra la Kundalini (Shri Gauri) e il Mooladhara chakra (Shri Ganesha), e il fatto che l’accesso a Lei attraverso il sesso (la porta di servizio) non è possibile.

    Ancora più astutamente alcuni, e sono stati abili nel farlo, hanno rovesciato secolari barriere culturali. Si son fatti beffa di tutte le idee sul senso di castità, e hanno dichiarato di essere tutti incarnazioni di Shri Krishna, il quale aveva egli stesso cercato di denudare le gopi (contadine). In realtà il Signore Krishna, all’innocente età di cinque anni, si era messo a scherzare con le gopi. Era un bambino, e non aveva alcuna consapevolezza del sesso. Quando Durodhana successivamente tentò di molestare la castità di Draupadi, Krishna, all’epoca re di Dwaraka, fu il primo a precipitarsi ad Hastinapur (vicino a Delhi) per difenderne l’onore.

    Ci sono stati due tipi di tantrismo, nati dalle due teorie che giustificavano il loro comportamento:
    Il primo gruppo era chiamato Wama Marga e predicava tutte le forme di indulgenza. Iniziarono ‘lo yoga indulgente’ delle Cinque Ma’kars, e predicavano di eccitare il corpo attraverso il vino, il sesso e il mangiare la carne degli animali di grandi dimensioni.
    Il secondo tipo erano gli Hatha Yogi che credevano in una astinenza apparente e forzata e che svilupparono la scuola sessuo-yogica. Usavano le posizioni dello yoga per l’atto sessuale, e solennemente credevano che l’attività sessuale, se controllata durante il sesso, avrebbe portato al risveglio della Kundalini. Più tardi, per godere loro stessi del sesso, insegnarono che il guru deve dare l’iniziazione ai propri discepoli attraverso di esso. Per giustificare ulteriormente il loro comportamento, insegnarono che il guru, se controlla l’emissione del seme, non indulge nell’atto sessuale. Queste persone senza vergogna incoraggiavano la pratica dell’omosessualità, e con essa tutti gli atti sporchi e innaturali. Essi sostenevano apertamente questo stile di vita, scrivendo libri che spiegavano questa ‘grande verità’.

    I wama margi, quando indulgevano troppo nel processo cui si dedicavano, spingevano l’attenzione verso l’Ida nadi e verso molte altre nadi parallele. Furono sbattuti verso il confine estremo del lato sinistro del corpo umano e caddero all’inferno. I praticanti dell’altra scuola, quella delle pose sessuo-yogiche, furono gettati oltre la Pingala nadi fino a raggiungere la fine estrema sulla destra del corpo umano, e sono stati alla fine ugualmente espulsi da Shri Ganesha nell’inferno.

    Shri Mataji Nirmala Devi





    Un utilizzo non autorizzato dei mantra






    I wama margi praticavano anche mantra cantati, e utilizzavano simboli dello Yantra (meccanismo della Kundalini). Questi meccanismi, disegnati su carta o incisi nella pietra, erano oggetto di adorazione, un culto non autorizzato. Indulgendo per anni e anni in atti fastidiosi e sporchi nel tempio di una particolare Divinità, l’attenzione di quella Divinità si allontanava da quel che facevano e dal tempio. L’attenzione della Divinità, il suo spirito vivente, scompariva dalle immagini che la raffiguravano. In quei templi vuoti i tantrici adunavano entità morte provenienti dai reami del subconscio e del sopraconscio collettivo. Portavano devastazioni e disastri con l’aiuto di queste negative entità del passato. In un primo momento controllavano queste energie, ma in seguito sviluppavano malattie molto gravi e dolorose a causa delle loro abitudini innaturali. Quando questi tantrici si ammalavano, soffrivano di fini orribili dopo dolorosissime agonie, in luoghi miseri e desolati. Alcuni hanno sofferto morti davvero insolite e misteriose, mentre altri sono stati addirittura uccisi con la lapidazione!

    Il tantrismo si diffuse rapidamente perché fu sapientemente avvolto nello pseudo-soprannaturale dai sessuo-yogi. La più intelligente fra le loro ‘evolute’ teorie, espressa con tutta l’astuzia di cui furono capaci, insegnava che il sesso era l’unica via per la Realizzazione del Sé. Offrendo come riferimento questa confusa miscela, gli yogi tantrici offuscavano lo yoga col tantra. Un’altra delle loro tecniche fu quella di utilizzare mantra, capaci di stimolare il potere delle divinità o di risvegliare la Kundalini, per i propri fini diabolici. Questi mantra furono poi cantati da persone depravate che usarono metodi di culto sgradevoli e osceni. Tutto questo era peccaminoso e assolutamente contro la legge di Dio. Lo stesso mantra agisce sulla Deità in modi diversi, e le Deità sparirono da questi luoghi di culto.



    I tantrici controllavano gli spiriti individualmente o in gruppo, e assegnavano loro – come nomi in codice – dei mantra. Per esempio, il mantra ‘Om Aim Rheem Kleem Chamundaya Vichai Namah’, viene usato correttamente per risvegliare l’Adi Shakti nel suo aspetto di Jagadamba o di Chamunda. Questo mantra, bello e potente, dovrebbe essere utilizzato solo da un’anima realizzata sotto la guida di un Guru evoluto. Ma questo stesso mantra fu utilizzato dai tantrici in modo tale che ogni sillaba era determinante per evocare un gruppo di spiriti morti da imbrigliare ed utilizzare. È lo stesso principio che consiste nel dare ad un vostro servitore il nome di una divinità, per esempio Rama, uso piuttosto comune in India. Per chiamare il vostro servitore pronunciate il nome di Rama, e lui sarà a vostra completa disposizione. Ma Dio non è altrettanto disponibile come ogni Tom, Dick o Harry. Uno deve essere un’anima realizzata e avere un’autorizzazione per chiamare Dio. Coloro che lo chiamano senza tale autorizzazione potranno solo evocare i servizi di spiriti morti come schiavi. Tali esseri morti risponderanno al risuonare del nome ‘Rama’, se questo era il loro nome nella vita terrena. Dio però non ha bisogno dell’omaggio di questi schiavi.

    Shri Mataji Nirmala Devi



    Al di là dell’Ida nadi e della Pingala nadi si trova il dominio che è fuori dei limiti delle attività umane. Una volta che un ricercatore, che ha da poco iniziato, sia calato nel pantano della criminalità anti Dio, trova quasi impossibile sfuggire alle grinfie di questi tantrici. Durante il periodo di cui sto parlando, e anche in seguito, molti templi furono costruiti da re che seguivano il tantrismo. Sorprendentemente, i re avevano i wama margi come guru, mentre i loro consiglieri seguivano i tantrici del sesso-yoga. I templi sono stati edificati sotto la guida di questi depravati guru tantrici e il loro tema, naturalmente, soddisfaceva l’estetica di questi re affamati di sesso.



    L’arte perfetta non ha bisogno di volgarità per promuovere il suo fascino. In particolare, in oriente le persone non sono state mai attratte dal nudo. Credevano nel creare l’arte di Dio attraverso l’arte dell’uomo. Ma la nudità e la volgarità vennero descritte come arte in un libro sull’architetura scritto da un genio del male, e questo libro divenne un modello per l’arte dei secoli successivi. Ancora nel XV secolo i resti di queste macchie erano visibili nel paesaggio spirituale dell’India. Il sesso, senza riservatezza e santità, perde tutto il suo gioioso fascino. Quando è reso pubblico diventa ripugnante al Divino che è dentro l’essere umano. Non è questione di opinione, ma è un fatto assoluto. Le persone che non sono ancora evolute al di là dei loro istinti animali possono ancora goderne, ma tali sporche esibizioni nauseano un’anima realizzata. Il che può essere verificato con le vibrazioni divine: mettere l’attenzione su queste figure erotiche provoca bruciore alle dita, bloccando i centri del nostro sistema energetico.

    Alcune pitture murali, invece, causano il congelamento della Kundalini, in particolare un pannello che raffigura un atto sessuale tra la Dea Gauri e Shri Ganesha, suo figlio. Un piccolo gruppo di sahaja yogi, vedendo questo abominio, si ammalò fisicamente. È vero che, trattandosi di relativamente pochi sahaja yogi, quella reazione non può dirsi rappresentativa, ma il fatto è che dopo la realizzazione siamo connessi all’assoluto. Questa reazione dovrebbe dare una linea guida in questo mondo confuso, che non sa distinguere tra il bene e il male.

    Questi regni crollarono dopo due o trecento anni dalla loro fondazione. Alcuni di quei templi caddero in completo degrado, e sprofondarono sotto la Madre Terra, come se lei volesse coprirli per la vergogna. Quando furono dissotterrati, gli studiosi inglesi ebbero più interesse per le sculture e i dipinti erotici che per l’architettura. Gli studiosi occidentali purtroppo non hanno notato o avvertito la lotta interiore, l’agitazione e il dolore intenso patito dagli artigiani nel peccaminoso lavoro di costruzione di quei templi. Sotto una pressione fortissima, questi artisti sono stati costretti ad accettare le idee dei re e dei loro consiglieri. Ma nonostante tutti questi sforzi per rovinare il gusto dell’estetica e la cultura indiana, gli artigiani hanno fatto del loro meglio per nascondere tutto ciò che era brutto.

    Con l’eccezione di Konark, in tutti i templi gli artisti hanno cercato di sminuire le sculture erotiche. Le statue più vivide e sane di Dei e Dee sono state messe in bella vista, mentre quelle erotiche sono di solito collocate in qualche nicchia oscura o in un angolo. E nonostante gli sforzi dei tantrici, gli scultori hanno volontariamente messo una rappresentazione di una madre e un di bambino, di Gauri e Ganesha, nella maggior parte di questi templi. Anche oggi gli abitanti dei paesi di quei luoghi non sono consapevoli del materiale erotico e chiamano tali luoghi ‘templi Kumarika’. Kumarika significa ‘vergini’ e il suggerimento è che le vergini non dovrebbero visitare questi luoghi. Il Tempio al Dio Sole di Konark è stato in realtà costruito da un re tantrico, e l’architetto capo era lui stesso un ardente tantrico che aveva abbandonato la moglie e il figlio. Nel suo tempio, la danza nuda della volgarità è palesemente raffigurata.

    Questo è il modo in cui gli esseri umani, sotto l’influenza di questi tantrici, hanno reso omaggio ai loro Genitori primordiali, Dio il loro padre e l’Adi Shakti la loro Madre. Hanno veramente peccato contro la virtù della castità. La castità è il potere dell’Adi Shakti, la madre primordiale e, ovunque i tantrici abbiano governato, le donne sono state insultate e trattate come un possesso e un giocattolo per il piacere crudele degli uomini. Le immagini erotiche, che danneggiano questi bellissimi templi, non devono essere prese come segno di approvazione da parte dell’opinione pubblica. È stato il parere di pochissime persone che hanno governato sotto ipnosi, persone che in quei giorni contavano e che furono convinte di aver raggiunto la liberazione sessuale scavando nel sesso. Molte persone sante hanno protestato contro il ricatto e la pornografia di quei tempi. Ci sono prove storiche di rivolte contro quei re che hanno cercato così tanto di disonorare Dio. Nei periodi successivi, molti poeti coraggiosi come Kabir e Nanak usarono il loro talento di scrittori per fustigare i tantrici.

    Shri Mataji Nirmala Devi



    Secondo Markandeya, antico gigante spirituale e autore di un importante Purana, queste forze demoniache sono state distrutte molte volte in forma fisica, e vengono gettate all’inferno per soffrire pene indicibili. Nonostante la punizione che subiscono lì, non cessano mai la loro ricerca di sempre più sottili e astuti metodi di distruzione della moralità degli esseri umani che cercano sinceramente Dio. Come prigionieri liberati dal carcere, tornano sulla terra ancora e ancora, per insidiare e indebolire la moralità, che invece sviluppa il senso religioso nell’uomo (dharma). Il dharma è il sostentamento dell’uomo.

    Ogni cosa creata ha il suo dharma ed esiste in virtù del sostegno che dal dharma riceve. L’oro, per esempio, ha il dharma dell’inossidabilità. Gli esseri umani hanno dieci dharma, più comunemente conosciuti come i Dieci Comandamenti. Essi sostengono la vita umana, e il più importante dharma è la castità (pavitrya).

    Tutto il sesso perverso è diametralmente opposto al dharma e va contro l’evoluzione umana. Il rispetto della propria innocenza è un dovere assoluto se un essere umano vuole ascendere ed evolvere, se deve superare le inclinazioni della società e della religione.

    I tantrici sono esseri demoniaci e possono nascere come despoti, psicologi o come grandi scienziati. Adescano migliaia di persone con la loro parola, e arrivano a spingere le nazioni a fare guerra contro altri paesi che scelgono una base morale, religiosa o spirituale a proprio fondamento. Nei tempi moderni ci sono molte di queste personalità che si sono incarnate in India e in Occidente. Seducono e ipnotizzano esseri umani creduloni, e usano i loro cosiddetti poteri spirituali per accumulare ricchezze e per ricavare soddisfazione sessuale. Dominano e schiavizzano, da sadici, i loro masochisti seguaci. In nome della modernità, stanno dando un colpo mortale alla ‘vecchia religione’ con il pretesto di fornire un’impostazione nuova. Predicano spudoratezza nel nome del permissivismo e hanno affascinato molte società, soprattutto in Occidente. Il loro genio creativo, la loro sottile intelligenza e la loro conoscenza diretta della materia, insieme ad antiche filosofie che spingevano all’indulgenza totale o all’astinenza ipocrita, son riuscite a distruggere molte pratiche che erano occasione di devozione. In questi giorni, alla gente piace leggere tutto ciò che sfida vecchie ed accettate idee. Poiché non vi è alcuna possibilità di misurazione assoluta, e nessuno può dimostrarne la validità, gli antichi comandamenti religiosi non sono più accettati dall’uomo moderno. Per i tantrici, un’atmosfera così è la migliore per diffondere il loro contagioso attacco alla debolezza umana, sostenendo e promuovendo tali inclinazioni.

    Predicano teorie assurde come la liberazione sessuale, combinata con manifestazioni esteriori di ascetismo. Questi autocertificati ‘apostoli della religione’ hanno scritto molti libri sul tema della religione, ma sono proprio loro quelli intenzionati a distruggerla. Con l’incremento dell’intelligenza dell’uomo e dell’alfabetizzazione moderna, la ricerca della verità usa come mezzo i libri. Questi geni del male sono stati dunque capaci di insinuarsi molto facilmente nella psiche umana con le loro iniziazioni e i loro testi. Sono gli stessi tantrici dei tempi antichi, che sono tornati con una conoscenza accresciuta e nuovi metodi per irretire la gente. Utilizzano la maggior parte delle tecniche di comunicazione per vendere la loro merce e reclutare nuovi discepoli. Il grande successo che hanno ai nostri giorni può essere attribuito soprattutto alla tecnologia moderna, che li ha direttamente aiutati a diffondere i loro insegnamenti e le loro tecniche in tutto il mondo. Facile impresa per questi sedicenti guru, che utilizzano sfruttano le leggi moderne per i loro turpi scopi. Si sono comprati senza sforzo la generazione presente, prendendola all’amo con vecchi trucchi barattati per iniziazioni, e con le loro conferenze. Alcuni hanno anche riattivato il vecchio artificio dell’eccitazione sessuale, mettendo dentro i loro discepoli entità energetiche negative per controllarli direttamente.

    Ci sono così tante entità sospese nell’atmosfera ai nostri giorni, attratte dalla tendenza dell’uomo a scivolare verso il male, che l’intero mondo sembra carico delle loro maligne vibrazioni e saturo di queste orribili personalità sataniche. Molte delle malattie e della violenza del mondo trova la sua fonte in questi tantrici che si atteggiano a capi religiosi e grandi scienziati. Da parte loro, scienziati veri ma ignari, che nulla sanno dei nascosti poteri degli spiriti morti, sono stati facilmente imbrogliati quando è stato chiesto loro di esaminare risultati di esperimenti dove, ap- punto, erano stati usati gli spiriti. Non è stata loro fornita alcuna ragione del successo di quegli esperimenti.

    È giunto davvero il tempo di svegliarsi alla verità, alla verità su noi stessi e sul reame che giace oltre i confini della consapevolezza umana. Senza il risveglio del Divino non può esserci fine al caos psicologico creato da questi demoni reincarnati.

    Shri Mataji Nirmala Devi





    Conclusioni






    Come abbiamo visto, nei tempi antichi i tantrici hanno camuffato i loro poteri attraverso culti della fertilità; nei tempi moderni usano altre diverse etichette per contrabbandare il tantrismo. Molti Lama tibetani o nepalesi, oltre a i turpi e falsi guru indiani si comportano esattamente come i Wammargis di un tempo, fanno disegni (tantra) che poi adorano nei loro riti. Hanno anche ripreso la pratica di dare insegnamenti ai loro discepoli in modo segreto e appartato e, in queste circostanze, eccitano i loro organi sessuali. Tutte queste pratiche sono anti-Dio, ed è oltremodo difficile alzare la Kundalini a persone che sono state esposte a queste iniziazioni tantriche. La loro Kundalini non salirà o, se lo fa, collasserà di nuovo rapidamente nell’osso sacro.




    Shri Mataji ha spiegato che la Realizzazione del Sé per questi ricercatori danneggiati è davvero molto difficile e che sarebbe per loro una fortuna avere una breve visione dell’inferno, magari nei loro sogni, per aiutarli a vedere dove stanno andando a sbattere e che i tantrici che praticano questi metodi orribili devono dimenticarli totalmente se vogliono salvarsi dalla definitiva autodistruzione. E’ per noi chiaro che non riusciranno ad ottenere la Realizzazione del Sé, ma almeno eviteranno di rovinarsi completamente.

    https://benvenutiinparadiso.wordpress.com/2014/12/26/il-grande-equivoco-tantrico/

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    Quella strana coincidenza tra il popolo che si ribella e la "Bomba d'Acqua"
    Rivolte contro il Jobs act in Francia, e manipolazione climatica
    20mila in piazza a Parigi: 16 arresti. Il Governo Valls: “Modifiche possibili”...
    Ma come fare per fermare questi assetati di democrazia che devastano le piazze, con lo scopo di non perdere i propri diritti sul lavoro, conquistati in anni di lotte...
    Come far capite a chi di dovere, che non è il caso di "rivedere" uno dei progetti portanti del NWO (Nuovo Ordine Mondiale),
    elaborato diabolicamente per avere il controllo sulle masse, da piegare verso un futuro di schiavitù?
    Semplice,usare la forza,usare armi sulle quali non si possono lasciare impronte...
    "ARMI CLIMATICHE PER AFFOSSARE L'ECONOMIA DI UNA NAZIONE"
    Infatti in questi giorni con un aggravarsi nella giornata odierna la Francia è bersagliata da forte maltempo e piogge torrenziali senza tregua: dopo il Loiret a sudest di Parigi, tocca al dipartimento della Seine-et-Marne, a est della capitale francese, finire in allerta rossa per le inondazioni.
    L’acqua ha invaso le strade di Nemours nel dipartimento del Loiret, dove in 72 ore è caduto l’equivalente di 20 giorni di pioggia, mentre la situazione dei corsi dei fiumi Loing e Ouanne resta “particolarmente preoccupante“, ha dichiarato il prefetto Nacer Meddah, non si vedevano nubifragi così da più di 100 anni!!
    La piena della Senna comincia a fare paura.
    La capitale ha battuto ogni record di precipitazioni dal 1873, da quando hanno avuto inizio le rilevazioni, e Meteo France ha dichiarato "l'allerta rossa” per la Seine-et-Marne, banlieue est parigina, il secondo dipartimento per il quale è previsto il massimo grado di allarme dopo il Loiret, a sud della capitale.
    Alle porte di Orleans 650 automobilisti sulla A10 sono stati costretti ad abbandonare l’auto e ricorrere i camion della protezione civile per essere tratti in salvo. Nella Seine-et-Marine i corsi d’acqua hanno raggiunto un livello record dalla storica piena del 1910, e centinaia di persone sono state evacuate (le strade sono interrotte, chiuse le scuole).
    Nel centro di Parigi sono stati chiusi i Lungosenna per la piena del fiume, che dovrebbe toccare oggi il record.
    Per capire meglio come funziona la manipolazione climatica alleghiamo un documentario andato in onda anche sulla RAI, ulteriori dettagli nella descrizione del documentario:

    https://youtu.be/D3oSZy1wvQ4
    http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/…/quella-strana…

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    Stemma dello Stato Pontificio; anno 752 di nascita fino al 1870

    

    
    Potrebbe anche mancare - anzi sicuramente - una simile Autorità regolatrice del mondo, in alter ego a Dio (qualsiasi cosa si intende per Dio, e ciò passa all'individualità di ciascuno, del proprio grado, percorso di evoluzione), e di Dio quindi si può soltanto ipotizzare, ipoteticamente realizzare, filosoficamente discutere, dogmaticamente credere, finché siamo in terra, in una dimensione "finita" come è questa, cioè che ha un inizio ed una fine e che segue il suo ciclo di nascita-vita-morte.

    La Chiesa, pensarla come "entità politica" (ma in altro senso, decisamente in un concetto più profondo) piuttosto che "entità religiosa" (che di per sé come concetto non ha alcun significato) potrebbe dare coerenza ai diversi momenti della storia legati alle varie fasi della evoluzione umana.
    Quella Chiesa, così forte, autoritaria, viva, presente, che faceva tremare i potenti e dava conforto ai deboli adesso pare non ci sia più.
    Tutto è stato travisato e sovvertito dal genere umano, e il nodo cardine è proprio nei fatti del 1861/1870 passati alla storia come "unità d'Italia", dunque nella caduta, tonfo clamoroso dello Stato Pontificio e morte di quella coscienza profonda insita nella Chiesa, che assieme si è portata dietro alla caduta del Regno delle Due Sicilie, del Granducato di Toscana e gli altri Stati Sovrani della penisola italica, che si sostenevano "Per la Grazia di Dio", come da Decreti e Leggi dei loro Sovrani legittimi.

    Del resto, anche i passi dell'Apocalisse hanno ipotizzato una simile discesa nell'evoluzione umana, il tutto grandemente celato (ricordiamoci che poi ci saranno stati i due grandi conflitti mondiali), e alcuni passi dell'Apocalisse sono molto chiari e descrittivi anche dei momenti che l'umanità attualmente sta vivendo.
    Il mondo attuale infatti sembra in mano a Satana (Anticristo) e tutti i governi ad esso dipendenti, nonché conseguenti della natura "imperfetta" dell'uomo. Ricordiamoci infatti che solo ciò che è perfetto è eterno, e null'altro può possedere quel carattere di eternità se non è perfetto, dunque infinito, di potenzialità infinita.
    La Chiesa del resto lo ha sempre affermato, che siamo "peccatori", ed anche questo concetto è stato ampiamente travisato, non capito nella sua profondità, e ha piuttosto indotto ad una "mortificazione", "colpevolizzazione" delle coscienze anziché ad una analisi critica ed attiva di sé stessi.
    Ricordiamoci che quella Chiesa sta aspettando la seconda venuta del Cristo - giusto per la cronaca - e mai un momento storico del genere è così propizio a ciò, dato l'addormentamento delle coscienze che imperversa praticamente ormai dappertutto.

    

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  • 06/09/16--13:26: BRAHMA

  • Presso la religione induista, Brahma o Brama è uno degli aspetti di Dio, nonché la prima Persona della Trimurti (chiamata anche Trinità indù, composta da Brahma, Vishnu e Shiva), all'interno della quale è conosciuto come il Creatore.


    Brahma non deve essere confuso con Brahman; mentre quest'ultimo rappresenta l'aspetto di immutabilità, di infinito, di immanenza e di realtà trascendente, l'Origine divina di tutti gli esseri, Brahma ne è un agente, così come le altre divinità personificate; è un aspetto di Īśvara, il Brahman con attributi, fondamentalmente ego-consapevole.


    Brahma è il primo essere a venire creato all'inizio di ogni ciclo cosmico (o kalpa), è la prima manifestazione del Brahman e per questo viene considerato l'architetto dell'universo, il padre di tutti gli esseri.

    http://phebetattoo.over-blog.it/pages/Dei_e_Simbologia_Induista-2962648.html
     
     

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    Non altrimenti il trïunfo che lude
    sempre dintorno al punto che mi vinse,
    parendo inchiuso da quel ch'elli 'nchiude,

    a poco a poco al mio veder si stinse...

    (Par. XXX, 10-13)




    Abbiamo visto nei capitoli precedenti quanto sia importante per Dante l'osservazione delle stelle. Ma, se leggiamo con attenzione un passo del Paradiso, ci accorgeremo che egli ha spinto il suo sguardo ancora più addentro nelle profondità del cosmo. Ecco i versi a cui mi riferisco:

    « Come distinta da minori e maggi
    lumi biancheggia tra' poli del mondo
    Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi;
    sì costellati facean nel profondo
    Marte quei raggi il venerabil segno
    che fan giunture di quadranti in tondo. » (Par. XIV, 99-104)

    La protagonista di questi versi è la Via Lattea, che ai tempi di Dante era considerata la "Galassia" per antonomasia (e l'unica conosciuta), dal greco Γαλαξίας, "lattea". Come essa si distende fra i due poli celesti, apparendo all'osservazione come una striscia biancheggiante, e mantiene nel dubbio i più saggi circa la sua vera natura, cos' dentro il corpo del pianeta Marte due raggi uniti a mo' di costellazione formano il venerabile segno della croce, costruito dall'intersezione ad angolo retto delle linee di congiunzione dei diametri di un cerchio (cioè una croce greca, a bracci uguali). I "ben saggi" cui Dante accenna sono Aristotele (nei "Meteorologica"), Alberto Magno ed altri. Dante espone nel Convivio alcune delle loro opinioni:

    « È da sapere che di quella Galassia li filosofi hanno avute diverse oppinioni. Chè li Pittagorici dissero che 'l Sole alcuna fiata errò ne la sua via e, passando per altre parti non convenienti al suo fervore, arse lo luogo per lo quale passò, e rimasevi quella apparenza de l'arsura: e credo che si mossero da la favola di Fetonte, la quale narra Ovidio nel principio del secondo di Metamorfoseos. Altri dissero, sì come fu Anassagora e Democrito, che ciò era lume di sole ripercusso in quella parte, e queste oppinioni con ragioni dimostrative riprovaro. Quello che Aristotile si dicesse non si può bene sapere di ciò, però che la sua sentenza non si truova cotale ne l'una translazione come ne l'altra. E credo che fosse lo errore de li translatori; chè ne la Nuova pare dicere che ciò sia uno ragunamento di vapori sotto le stelle di quella parte, che sempre traggono quelli: e questo non pare avere ragione vera. Ne la Vecchia dice che la Galassia non è altro che moltitudine di stelle fisse in quella parte, tanto picciole che distinguere di qua giù non le potemo, ma di loro apparisce quello albore, lo quale noi chiamiamo Galassia: e puote essere, chè lo cielo in quella parte è più spesso e però ritiene e ripresenta quello lume. E questa oppinione pare avere, con Aristotile, Avicenna e Tolomeo. Onde, con ciò sia cosa che la Galassia sia uno effetto di quelle stelle le quali non potemo vedere, se non per lo effetto loro intendiamo quelle cose, e la Metafisica tratti de le prime sustanzie, le quali noi non potemo simigliantemente intendere se non per li loro effetti, manifesto è che 'l Cielo stellato ha grande similitudine con la Metafisica » (Convivio II, XIV, 5-8)

    Sorprendentemente, qui Dante anticipa con grande acutezza proprio ciò che noi impariamo fin da bambini, e cioè che la Via Lattea altro non è se non un immenso agglomerato di stelle, troppo dense e lontane per essere risolte una per una! Ma nel passato le opinioni erano ben diverse e molto varie. Fin dall'antichità ci si era accorti che nel cielo notturno, tra le altre stelle, si distingueva un alone biancastro in movimento insieme alle stelle fisse. Anassagoraed Arato parlarono della "ruota risplendente che gli uomini chiamano Latte", presumibilmente per il suo colore. Eratostene di Cirene la chiamò "il circolo della Galassia"; presso i Greci fu nota anche come "Eridanus", il fiume celeste. A Roma era conosciuta come "ghirlanda celeste" ("coeli cingulum"), e Plinio la definì il "Circolo Latteo". Il poeta latino Marco Manilio (I sec. d.C.) così ne parla, fornendo un chiaro spunto alla similitudine dantesca:

    « Namque in caeruleo candens nitet orbita mundo
    ceu missura diem subito caelumque recludens. (...)
    utque suos arcus per nubila circinat Iris,
    sic superincumbit signato culmine limes
    candidus et resupina facit mortalibus ora,
    dum nova per caecam mirantur lumina noctem
    inquiruntque sacras humano pectore causas »
    [Splende infatti il lattiginoso fulgore del suo cerchio nel firmamento ceruleo
    quasi stesse per inviare il giorno dal cielo dischiuso (...)
    E come il suo arco Iride incurva lungo le nuvole,
    così sovrasta il costellato tetto questo percorso
    di candido bagliore, spingendo i mortali a levare il viso
    per ammirarne nella cieca notte la stupefacente luminescenza
    e a interrogarsi nei loro cuori degli uomini sulla sua origine divina]
    (Astronomica I, 703-704.713-717)

    I Turchi la battezzarono "Via degli uccelli". In Asia prevale l'immagine di un fiume celeste: gli Arabi la chiamarono il "Fiume di Luce", in Cina, Corea e Giappone è detta "il Fiume d'Argento", mentre in India si utilizza il termine sanscrito Akasha Ganga, "il Gange celeste". Anche per gli Incas essa era ilGrande Fiume del Cielo, da cui il dio del tuono traeva le piogge da inviare sulla Terra. In svedese è chiamata "Vintergatan", la "Strada dell'Inverno", poiché le stelle nella sua fascia sono usate per predire il tempo che farà nell'inverno successivo. In molte tradizioni infine la Via Lattea era interpretata come "il cammino dei morti", cioè la strada che le anime dovevano percorrere per raggiungere la loro eterna dimora: questo mito lo ritroviamo ad esempio presso i Celti, tra i Pawnee e i Cherokee dell'America del Nord, nonché tra i popoli Polinesiani. Del resto all'idea di una "via" tracciata nel cielo dagli déi per i defunti si atteneva anche Cicerone, come abbiamo avuto modo di leggere a suo tempo nel "Somnum Scipionis".



    La Via Lattea fotografata da Alex Cherney (clic per ingrandire)

    Inizialmente questo biancore venne interpretato in senso mitologico: due in proposito sono le principali interpretazioni della Galassia secondo i poeti e i mitografi greci. Esiodo racconta che Zeus, figlio di Crono e di Rea, nacque a Creta, dove fu nascosto in una grotta sul monte Ida, per nasconderlo al padre, che divorava tutti i suoi figli dopo che un Oracolo gli aveva predetto che uno di essi lo avrebbe detronizzato. Infatti Dante registra questo mito con i seguenti versi, messi in bocca a Virgilio:

    « "In mezzo mar siede un paese guasto",
    diss'elli allora, "che s'appella Creta,
    sotto 'l cui rege fu già 'l mondo casto.
    Una montagna v'è che già fu lieta
    d'acqua e di fronde, che si chiamò Ida;
    or è diserta come cosa vieta.
    Rëa la scelse già per cuna fida
    del suo figliuolo, e per celarlo meglio,
    quando piangea, vi facea far le grida."» (Inf. XIV, 94-102)

    Creta è qui definito "paese guasto" a causa della decadenza seguita al glorioso regno di Minosse (« Centum urbes habitant magnas, uberrima regna », dice Eneide III, 106: "Cento città vi sono, e floridissimi regni"). Rea aveva dato ordine ai Coribanti, un popolo dell'isola di Creta, di mettersi a cantare a squarciagola e di fare musica a più non posso ogni volta che il piccolo Zeus si metteva a piangere, così da impedire che il padre udisse i suoi vagiti. Zeus era nutrito dalla capra Amaltea, con la cui pelle egli avrebbe forgiato il suo scudo, da cui deriva il suo appellativo di Egioco ("dallo scudo di pelle di capra"). Un giorno però una poppata di latte gli scappò dalla bocca e finì in cielo, e da qui sarebbe nata la Via Lattea.

    Un'altra versione ricollega la Via Lattea al mito di Fetonte, figlio del Sole e della ninfa Climene. Questi ottenne dal padre il permesso di guidare per una volta il carro del sole attraverso il cielo, ma, a causa della sua inesperienza, non riuscì a trattenere la foga dei cavalli (« il temo / che mal guidò Fetonte » dice Par. XXXI, 124-125) e, uscendo dal cammino consueto, rischiò di incendiare tutta la natura, tanto che la Madre Terra dovette pregare Zeus di intervenire, e il Padre degli Dei non poté far altro che fulminare l'incauto auriga:

    « Quel del Sol che, svïando, fu combusto
    per l'orazion de la Terra devota,
    quando fu Giove arcanamente giusto. » (Purg. XXIX, 118-120)

    Ora, il carro del Sole, uscito dalla sua via diurna (« la strada / che mal non seppe carreggiar Fetòn... » in Purg. IV, 71-72), lasciò anche una bruciatura nel cielo, come riporta lo stesso Dante:

    « Maggior paura non credo che fosse
    quando Fetonte abbandonò li freni,
    per che 'l ciel, come pare ancor, si cosse » (Inf. XVII, 106-108)

    La Via Lattea, visibile ancor oggi a tutti noi, mostrerebbe chiaramente la cicatrice di quella millenaria bruciatura. Da notare come anche gli indiani Nuxalk, che vivono nella provincia canadese della British Columbia, abbiano un mito incredibilmente simile a questo. Naturalmente, come abbiamo visto, accanto a questo mito eziologico già presso gli antichi esistevano già dei tentativi di spiegazione razionale. Tra gli altri, Anassagora (500–428 a.C.) pensava che essa riflettesse la luce del sole, mentre per Aristotele la Galassia si sarebbe formata dalla condensazione di vapori attorno alle stelle di quella parte del cielo.Platone suppose che essa fosse il risaltato di un'immane catastrofe celeste avvenuta nella notte dei tempi (presunto tentativo di razionalizzare il mito di Fetonte). Il primo a fare centro fu però Democrito di Abdera (450–370 a.C.), il quale ipotizzò che il biancore della Galassia fosse dovuto ad una maggior densità di stelle che, troppo lontane per essere distinte, davano l'effetto globale di una fascia maggiormente luminosa. L'ipotesi fu in seguito respinta perché prevedeva un universo infinito con le stelle distribuite in modo non omogeneo, in contrasto con la concezione aristotelica di un universo finito, sferico e omogeneo in ogni direzione. Pur essendo un aristotelico di ferro, come abbiamo già visto ampiamente in quel che precede, Dante Alighieri sposa proprio quest'ultima tesi. Ciò testimonia da una parte l'enorme cultura scientifica di Dante, dall'altra quel profondo ripensamento del pensiero aristotelico che fu proprio delle università medievali: ad esempio, l'ipotesi della natura stellare della Via Lattea era già stata fatta proprio dall'astronomo persiano Abu Rayhan al-Biruni (973-1048).

    Fu però solo con l'invenzione del cannocchiale, avvenuta nel 1609, che Galileo poté confermare la veridicità di questa ipotesi. Così egli scrive infatti nel"Sidereus Nuncius" (1610):

    « Quello che osservammo è l'essenza o materia della Via Lattea, la quale attraverso il cannocchiale si può vedere in modo così palmare che tutte le discussioni, per tanti secoli cruccio dei filosofi, si dissipano con la certezza della sensata esperienza, e noi siamo liberati da sterili dispute. La Galassia infatti non è altro che un ammasso di innumerabili stelle disseminate a mucchi; ché in qualunque parte di essa si diriga il cannocchiale, subito si offre alla vista un grandissimo numero di stelle, parecchie delle quali si vedono abbastanza grandi e molto distinte, mentre la moltitudine delle più piccole è affatto inesplorabile. »

    Nel 1755 Immanuel Kant (1724-1804) ipotizzò che la Via Lattea fosse in realtà un corpo in rotazione formato da un numero enorme di stelle, legate insieme dalla forza di gravità in modo simile a quanto avviene nel sistema solare, ma di dimensioni assai maggiori; il disco di stelle viene visto dall'interno come una lunga scia chiara solo per un effetto prospettico. Fu anche il primo ad ipotizzare che alcune delle nebulose visibili nel cielo notturno non fossero altro che "galassie" esse stesse, simili alla nostra, ma molto più lontane. Il primo tentativo di descrivere la forma della Via Lattea lo dobbiamo invece a William Herschel (1738-1822), il quale nel 1785 contò il numero di stelle in seicento regioni differenti del cielo boreale, ed ipotizzò che la Galassia avesse una forma ellissoidale. Egli notò che la densità stellare aumentava man mano che ci si avvicinava ad una determinata zona del cielo, nella costellazione del Sagittario, che oggi sappiamo coincidere con il centro della Via Lattea. Al giorno d'oggi inoltre sappiamo che la Galassia ha una forma a spirale, o a spirale barrata, con un diametro di circa 100.000 anni luce e uno spessore di circa 1000 anni luce: se il sistema solare misurasse un millimetro, la nostra Galassia supererebbe i 60 Km. Il Sole si trova a 26.000 anni luce dal centro galattico, nel cosiddetto Braccio di Orione. Controverso è il numero di stelle che la compongono: secondo alcuni sarebbero circa 100 miliardi, secondo altri addirittura 400 miliardi. All'esterno della Via Lattea esistono il cosiddetto alone galattico ed alcune galassie satelliti, le maggiori delle quali sono la Grande e la Piccola Nube di Magellano, di cui abbiamo già parlato nella lezione precedente. E al di là?

    Oltre alla Via Lattea, ad occhio nudo sono visibili solo le due Nubi di Magellano (ma soltanto dalle basse latitudini e nell'emisfero australe) e la galassia M31 di Andromeda, una "gemella" della nostra in scala maggiore. L0invenzione del telescopio portò tuttavia alla scoperta delle cosiddette "nebulose", oggetti che all'osservazione appaiono effettivamente come delle nuvolette luminose. Il primo tentativo di classificazione di questi oggetti ancora misteriosi lo dobbiamo al siciliano Giovan Battista Odierna (1597-1660), autore del catalogo "De Admirandis Coeli Characteribus" (1654); in esso tuttavia nebulose planetarie, resti di supernova e galassie erano mescolate tra di loro senza comprendere la loro diversa natura. Nel 1771 l'astronomo francese Charles Messier (1730-1817) compilò un catalogo delle 109 nebulose più luminose, indicate da allora con la M maiuscola che è l'iniziale di Messier. William Herschel compilò un altro catalogo degli oggetti del cielo profondo, e fu il primo ad usare il termine "nebulosa a spirale". Nel 1917 Heber Curtis (1872-1942) osservò la supernova S Andromedae all'interno della grande Nebulosa di Andromeda; avendo misurato la magnitudine apparente di questo oggetto, stimò che esso era 10 volte inferiore a quella raggiunta dalle supernove all'interno della Via Lattea, e quindi doveva essere estremamente lontano ed extragalattico. Curtis rispolverò così l'ipotesi di Kant, formulando la teoria degli "universi isola", secondo cui le nebulose a spirale erano in realtà galassie separate dalla nostra e simili ad essa. Nel 1920 Curtis misurò l'effetto Doppler nella luce delle nebulose, verificando che il loro spostamento verso il rosso era assai maggiore di quello delle stelle della Via Lattea. Fu Edwin Hubble (1889-1953) che il 30 dicembre 1924, grazie all'uso del potente telescopio Hooker, presso l'osservatorio di Monte Wilson in California, riuscì a risolvere le parti esterne di alcune nebulose a spirale, dimostrando definitivamente che si tratta di insiemi di stelle, troppo distanti per essere parte della Via Lattea.

    Oggi si pensa che nell'universo osservabile siano presenti più di 100 miliardi di galassie, separate da distanze dell'ordine di milioni di anni luce, mentre lo spazio intergalattico è così vuoto, da contenere meno di un atomo per metro cubo. Le odierne osservazioni dello spazio profondo mostrano che le galassie si trovano spesso in associazioni relativamente strette con altre galassie, detti ammassi e superammassi. I più recenti censimenti galattici, unitamente alle misure delle loro distanze, fanno pensare che gli "universi isola" non siano distribuiti uniformemente nell'universo, ma formino una strana struttura a forma di spugna, ricca di lunghissimi filamenti e di immensi spazi assolutamente vuoti: una struttura cui nessun astrofisico è finora riuscito a fornire una spiegazione ragionevole.



    Il discorso da noi avviato a proposito delle galassie ci porta direttamente a discutere della struttura dell'universo secondo Dante, cioè della cosmologia dantesca. Ma attenzione: non stiamo parlando del sistema geocentrico tolemaico, da noi sviluppato ampiamente in un'altra lezione, perchè quest'ultimo rappresenta la struttura del Sistema Solare. Stiamo riferendoci invece all'idea stessa che Dante aveva di spazio.

    Appare più che legittimo domandarsi cosa vi è al di là delle stelle, considerate a buon diritto l'orizzonte dello sguardo che l'uomo può gettare sul cosmo. Secondo il poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli (1791-1863), proprio questo fu il motivo per cui gli uomini avrebbero deciso la costruzione della Torre di Babele:

    « "Pe vede' cosa c'e' ssopra le stelle
    Che sse po' ffà?" diceveno le gente.
    Fece uno: "E che ce vò? Nun ce vò gnente:
    frabbichiamo la torre di Babbelle"»

    All'epoca di Dante le stelle erano ritenute tutte equidistanti dalla superficie terrestre, ed incastonate su di una sfera, il firmamento appunto. Ispirandosi alla dottrina di Aristotele, al di là di esso era stato posto il Primo Mobile, che non conteneva alcun astro visibile, ma originava il movimento degli altri cieli, come visto parlando della planetologia dantesca. Ma al di là del Primo Mobile vi era ancora qualcosa? Evidentemente sì. I teologi introdussero allora il cielo Empireo (dal greco "empyros", "infuocato"), il più alto dei cieli, luogo della presenza fisica di Dio, dove risiedevano gli angeli e le anime beate: in pratica, esso coincideva con il Paradiso. Ed infatti più volte Beatrice ricorda che esso è la sede naturale dei Beati, i quali si mostrano a Dante lungo i diversi Cieli dei Pianeti solo per dargli modo di constatare i diversi gradi di beatitudine. Secondo alcuni, le stelle altro non erano che fori nella sfera del firmamento, attraverso cui filtrava la luce eterna dell'Empireo posto al di là di esso. La sua origine va ricercata nella Bibbia, dove è usata l'espressione semitica "Cieli dei Cieli" per indicare il più alto degli spazi, dove risiede il Signore Dio in persona:

    « O regni della terra, cantate a Dio,
    salmeggiate al Signore,
    a Colui che cavalca sui cieli dei cieli eterni!
    Ecco, egli fa risuonare la sua voce,
    la sua voce potente » (Salmo 68, 32-33)

    « Lodatelo, cieli dei cieli,
    e voi acque al di sopra dei cieli! » (Salmo 148, 4)

    Dante parla di questo Cielo Supremo già nel Convivio:

    « E quieto e pacifico è lo luogo di quella somma Deitade che sola [sè] compiutamente vede. Questo loco è di spiriti beati, secondo che la Santa Chiesa vuole, che non può dire menzogna; e Aristotile pare ciò sentire, a chi bene lo 'ntende, nel primo De Celo et Mundo. Questo è lo soprano edificio del mondo, nel quale tutto lo mondo s'inchiude, e di fuori dal quale nulla è; ed esso non è in luogo ma formato fu solo ne la prima Mente, la quale li Greci dicono Protonoè. Questa è quella magnificenza de la quale parlò il Salmista quando dice a Dio: Levata è la magnificenza tua sopra li cieli » (Convivio II, III, 10-11)



    Dante e Beatrice contemplano l'Empireo dal Primo Mobile, visti da Doré

    L'Empireo era dunque concepito infinito ed illimitato, anzi privo affatto di dimensioni fisiche, e non costituito da materia, neppure dalla purissima quintessenza, come si credeva fossero gli altri cieli: era una realtà di puro spirito, fuori dal tempo e dallo spazio, e mentre i nove cieli erano in perpetuo movimento, come una sorta di orologio cosmicoe, l'Empireo era eternamente immobile ed immutabile. Dante viaggia attraverso di esso negli ultimi quattro canti della Divina Commedia, e quando vi entra Beatrice così glielo descrive:

    « Noi siamo usciti fore
    del maggior corpo al ciel ch'è pura luce:
    luce intellettüal, piena d'amore;
    amor di vero ben, pien di letizia;
    letizia che trascende ogne dolzore.
    Qui vederai l'una e l'altra milizia
    di paradiso, e l'una in quelli aspetti
    che tu vedrai a l'ultima giustizia. » (Paradiso XXX, 38-45)

    Nell'Empireo insomma Dante vedrà entrambe le schiere del Paradiso, quella degli Angeli e quella dei Santi, e quest'ultima ha modo di vederla come essa apparirà nel giorno del Giudizio Finale, quando ogni anima « ripiglierà sua carne e sua figura » (Inf. VI, 98). Le tribune su cui siedono i Beati appaiono a dante disposte lungo una "candida rosa". Nell'Empireo inoltre il nostro poeta ha modo di contemplare le gerarchie degli angeli, disposte su nove cerchi concentrici, ad immagine dei nove cieli; e al centro di questi nove cerchi, un punto luminosissimo che rappresenta la Divinità, in cui Dante arriva a scorgere i misteri della Trinità e dell'Incarnazione. In pratica, quando l'Alighieri comprende « me sormontar di sopr'a mia virtute » (Par. XXX, 57), cioè che le sue facoltà percettive sono accresciute più di quanto egli stesso non credeva possibile, si rende conto che sta guardando una sorta di secondo universo, simmetrico rispetto al primo, costituito dal mondo sensibile! Quest'ultimo infatti è composto da nove cieli materiali che circondano la Terra; l'Empireo a sua volta è formato da nove cieli, stavolta spirituali, che convergono loro pure in in un punto.

    A complicare la questione della "cosmologia su larga scala" di Dante viene il fatto che in alcuni passaggi l'Empireo sembra circondare il Primo Mobile e quindi il mondo sensibile, così come vediamo raffigurato su tutte le nostre edizioni della Divina Commedia (ed anche noi ne abbiamo visto un esempio):

    « Luce e Amor d'un cerchio lui comprende,
    sì come questo li altri; e quel precinto
    Colui che 'l cinge solamente intende. » (Par. XXVII, 112- 114)

    Cioè: il cerchio di luce e d'amore che è l'Empireo contiene il Primo Mobile, così come quest'ultimo comprende tutti i cieli precedenti; e solo Colui che lo avvolge, cioé Dio, intende cosa sia e in che modo operi. Appena un canto dopo, invece, l'Empireo sembra piuttosto "richiudersi su se stesso", come se esso non fosse lo spazio esterno ad una sfera (il Primo Mobile), ma piuttosto lo spazio interno ad essa!

    « Distante intorno al punto un cerchio d'igne
    si girava sì ratto, ch'avria vinto
    quel moto che più tosto il mondo cigne;
    e questo era d'un altro circumcinto,
    e quel dal terzo, e 'l terzo poi dal quarto,
    dal quinto il quarto, e poi dal sesto il quinto.
    Sopra seguiva il settimo sì sparto
    già di larghezza, che 'l messo di Iuno
    intero a contenerlo sarebbe arto.
    Così l'ottavo e 'l nono; e chiascheduno
    più tardo si movea, secondo ch'era
    in numero distante più da l'uno;
    e quello avea la fiamma più sincera
    cui men distava la favilla pura,
    credo, però che più di lei s'invera.
    La donna mia, che mi vedëa in cura
    forte sospeso, disse: "Da quel punto
    depende il cielo e tutta la natura."» (Par. XXVIII, 25-42)

    Dante Alighieri sta osservando il punto luminosissimo nel quale riconoscerà l'Unità e Trinità di Dio, e vicino ad esso vede girare un cerchio di fuoco ("d'igne"), tanto veloce da superare anche il moto di quel cielo (il Primo Mobile) che più rapidamente si volge intorno alla Terra. Questo primo alone è circondato ("circumcinto", latinismo) da un secondo, e questo da un terzo, e via seguitando. Il settimo è così esteso che persino "il messo di Iuno", cioè l'arcobaleno, se anche fosse un circolo intero e non un arco, quale noi lo vediamo (vedi la lezione dedicata all'Ottica), sarebbe troppo stretto ("arto") per contenerlo. Ed ognuno si muove con velocità decrescente, in proporzione del numero d'ordine di ciascuno in rapporto all'unità: il secondo ha velocità angolare pari alla metà del primo, il terzo la ha pari a un terzo del primo, e così via, proprio come il Cielo della Lunaè più veloce di quello di Mercurio, questo di quello di Venere, e così via, potenziando la simmetria tra mondo materiale ed Empireo. E risplende più limpida ("sincera") la fiamma di quel cerchio che ruota più vicino alla "favilla pura", cioè a Dio, perchè, essendo più prossimo alla perfetta Verità che Egli è, maggiormente si compenetra in essa. Il commento di Beatrice ("Da quel punto / depende il cielo e tutta la natura") riflette quasi letteralmente la formula aristotelica « Ex tali igitur principio dependet coelum et natura » (Metafisica XII, 7), ripresa da San Tommaso nella Summa Theologica; ma Dante sostituisce all'astratto "principio" il concetto di "punto geometrico" (del quale riparleremo in seguito)

    Se dunque nel Canto XXVII il Primo Mobile appariva come un cielo la cui struttura fisica non è dissimile da quella degli altri cieli, cioè una sfera esterna e concentrica a quelle planetarie e stellari, immersa nell'infinità dell'Empireo, che delimita l'intero Universo visibile, appena un centinaio di versi dopo lo stesso Empireo viene raffigurato come un'altra serie di sfere concentriche, costituite dai vari ordini di angeli che ruotano a loro volta attorno ad un punto centrale che è Dio stesso. Guardando dal Primo Mobile verso l'esterno, cioè verso l'Empireo, è come se ci trovassimo a contemplare un... secondo universo, simmetrico rispetto al mondo sensibile, con nove cieli intorno a un fulcro di rotazione che resta immobile!! Nessuno ha rappresentato artisticamente questa situazione meglio di Sandro Botticelli (1445-1510), il celebre autore della "Primavera" cui Lorenzo il Magnifico nel 1490 commissionò le illustrazioni per una nuova edizione della Divina Commedia:



    Curiosamente, il nostro Autore si sofferma a sottolineare con forza come non vi sia alcuna indicazione che si debba scegliere un punto particolare sul Primo Mobile per avere questa visione; anzi, Dante ci ha già avvisati che il Primo Mobile è così omogeneo ed isotropo (cioè sempre uguale a se stesso in ogni punto e in ogni direzione, che non riesce a stabilire con certezza neppure da che parte vi è entrato:

    « Le parti sue vivissime ed eccelse
    sì uniforme son, ch'i' non so dire
    qual Bëatrice per loco mi scelse. » (Par. XXVII, 100-102)

    Con questa terzina, il Ghibellin Fuggiasco vuole dirci che avremmo la stessa visione dell'interno dell'Empireo guardando "fuori" da qualsiasi punto del Primo Mobile. In altri termini, se posso dir così, l'Empireo è un Cielo che circonda l'universo sensibile, e allo stesso tempo è a sua volta richiuso a mo' di sfera intorno ad un punto. Apparentemente siamo davanti ad una contraddizione, che comunque nella geometria euclidea è impossibile da spiegare. E allora?

    E allora, l'unica spiegazione possibile è quella proposta per la prima volta nel 1925 dal matematico tedesco Andreas Speiser (1885-1970) nel suo "Klassische Stücke der Mathematik": lo spazio del Paradiso Dantesco è basato su una geometria non euclidea!!!

    L'ipotesi non è così peregrina come potrebbe parere a prima vista, dato che l'Alighieri aveva probabilmente più familiarità con la geometria sferica, legata alle osservazioni astronomiche, che con la geometria euclidea: forse fu questo a favorire la sua arditissima intuizione di una geometria "diversa". Ma cosa vuol dire, esattamente, "geometria non euclidea"?



    Nel capitolo dedicato alla Geometria Euclidea abbiamo parlato con ampiezza del Quinto Postulato di Euclide. Fin dal tempo del suo autore, questo assioma fu oggetto di dibattiti a non finire. Se infatti i primi quattro appaiono praticamente evidenti nella loro chiara semplicità:

    I) Per due punti passa una retta ed una sola
    II) Un segmento che congiunge due punti può essere prolungato indefinitamente
    III) Dato un punto e un segmento vi è un solo cerchio che ha l'uno come centro e il secondo come raggio
    IV) Tutti gli angoli retti sono uguali tra loro

    altrettanto non si può dire per il quinto, del quale si conoscono differenti enunciati, tutti equivalenti fra di loro (come è possibile dimostrare), ma nessuno dei quali appare evidente a prima vista:


    Se una retta taglia altre due rette determinando dallo stesso lato angoli interni la cui somma è minore di quella di due angoli retti, prolungando le due rette, esse si incontreranno dalla parte dove la somma dei due angoli è minore di due angoli retti (enunciato originale di Euclide)


    Date due rette parallele tagliate da una trasversale, la somma dei due angoli coniugati interni è pari ad un angolo piatto


    Data una retta qualsiasi r ed un punto P non appartenente ad essa, è possibile tracciare per P una ed una sola retta parallela alla retta r data (il cosiddetto enunciato di Playfair)


    In un quadrilatero ABCD avente due angoli e retti e i lati uguali, anche gli altri due angoli sono retti (enunciato di Saccheri)


    In un triangolo la somma degli angoli interni è pari ad un angolo piatto (l'enunciato da noi visto a proposito del triangolo con due angoli ottusi)

    Non tutti i matematici dunque accettarono a cuor leggero l'indimostrabilità di questo postulato, e cercarono per secoli di dedurlo dai primi quattro. Tra questi vi fu Padre Gerolamo Saccheri (1667-1733), il quale nella sua opera "Euclides ab omni nævo vindicatus" ("Euclide ripulito da ogni difetto", 1733) tentò di negarlo, nella speranza di poterlo dimostrare per assurdo. Egli credette di esserci riuscito, ma in realtà aveva dedotto nient'altro che una nuova geometria, che obbediva a teoremi completamente diversi da quelle della geometria euclidea, e perciò detta geometria non euclidea. Dopo la morte di Saccheri la sua opera fu dimenticata, poiché nessuno se la sentiva di mettere in dubbio la geometria di Euclide, confortata dall'evidenza. Tuttavia il tedescoCarl Friedrich Gauss (1777-1855), uno dei più grandi matematici di ogni tempo, la riscoprì, la rivalutò e tentò di costruire ex novo una geometria non euclidea, ma non pubblicò mai i suoi risultati. A giungere per primi ad una geometria non euclidea compiuta, indipendentemente l'uno dall'altro, furono il russo Nikolaj Lobacevskij (1793-1856) nel 1829 e l'ungherese Janos Bolyai (1802-1860) nel 1832. Essi fondarono il lavoro su un postulato completamente diverso dal Quinto di Euclide:

    Per un punto fuori di una retta passano infinite rette parallele ad una retta data.

    Come realizzare in pratica questa strampalata geometria? In realtà è meno difficile di quanto sembri: basta chiamare "piano" quello che per Euclide è uncerchio, e "retta" ogni corda dello stesso cerchio (estremi esclusi). È facile verificare che i primi quattro postulati di Euclide valgono anche in questa geometria. Tuttavia, non vale più il famoso Quinto Postulato se definisco "rette parallele" due corde del cerchio che non si intersecano mai. Si consideri infatti la seguente figura:



    Il punto P non appartiene alla "retta" AB, ma come si vede ci sono infinite "rette" passanti per P (ad esempio r1, r2, r3) che non intersecano AB, e quindi ad esse "parallele"! Questa nuova geometria viene chiamata iperbolica. Si può dimostrare che in essa valgono ancora molti teoremi della geometria euclidea: ad esempio gli angoli opposti al vertice sono congruenti, ma non è più vero che la somma degli angoli interni di un triangolo è pari a 180° (questo infatti è uno degli enunciati alternativi del Quinto Postulato): è invece sempre minore di 180°. Un'ottima rappresentazione di una geometria iperbolica di questo tipo è stata fornita dal pittore olandese Maurits Cornelis Escher (1898-1971) nella sua straordinaria opera "Limite del cerchio III" (1959): ponendoci al centro del disegno e smuovendoci verso il bordo di esso, ci restringiamo sempre di più, e per raggiungere il bordo ci occorrerà percorrere una distanza infinita, proprio come se volessimo raggiungere il "bordo" di un piano euclideo. Questa rappresentazione dell'infinito anticipa di qualche decennio la formulazione matematica del concetto di frattale ad opera di Benoit B. Mandelbrot (1924-1910).



    Successivamente, sempre negando il Quinto Postulato, Bernhard Riemann (1826-1866) nel 1854 costruì un'altra geometria non euclidea, stavolta dettaellittica, in cui vale il seguente postulato alternativo:

    Per un punto fuori di una retta non si può condurre alcuna retta ad essa parallela.

    Come riuscire in questa impresa? Basta chiamare "piano" quella che per Euclide è la superficie di una sfera S, e "rette" i suoi cerchi massimi, ad esempio T1e T2, mentre "punti" sono le coppie di punti euclidei antipodi sulla sfera, come ad esempio E ed F nella figura seguente:



    Come si vede, nessun cerchio massimo può evitare di intersecarne un altro, e dunque le rette parallele non esistono più, in accordo con il "nuovo" postulato di Riemann! Non è difficile dimostrare che in questa geometria non esistono triangoli simili, salvo quando sono anche congruenti; che da un punto ad una "retta" si possono condurre infinite perpendicolari; che due "rette" perpendicolari ad una stessa "retta" non sono parallele tra loro; e soprattutto che la somma degli angoli interni di un triangolo è sempre maggiore di 180°. Infatti si consideri la superficie terrestre e si prendano il suo equatore e due meridiani separati da 90° di longitudine. Come si vede qui sotto, il triangolo ABN formato dall'intersezione di questi tre cerchi ha ben tre angoli retti, e quindi la somma dei suoi angoli interni è pari a 270°! La geometria costruita sulla superficie di una sfera è una geometria non euclidea!



    Come si vede, mentre la geometria iperbolica di Lobacevskij e Bolyai sfrutta pur sempre figure piane come il cerchio che si sostituiscono al piano, invece la geometria ellittica di Riemann abbandona il piano, costruendo la sua geometria su di una superficie curva. In questo caso si tratta in effetti della superficie tridimensionale di una sfera, ma il tutto può essere generalizzato ad una "superficie ad n dimensioni", che prende il nome di varietà riemanniana n-dimensionale. Viene introdotto in tale modo il concetto di curvatura dello spazio, giacché la varietà di Riemann è manifestamente una superficie curva. In particolare, la sfera viene chiamata una "varietà di Riemann a curvatura positiva", in quanto la somma degli angoli interni di un triangolo risulta maggiore di un angolo piatto. Allora la geometria euclidea, che è costruita dentro un piano, è una geometria a curvatura nulla, mentre la geometria iperbolica prima descritta è una "varietà di Riemann a curvatura negativa", in quanto la somma degli angoli interni di un triangolo risulta minore di un angolo piatto. In pratica, la geometria costruita su una superficie sferica è sicuramente ellittica, mentre quella costruita su di un piano è inevitabilmente euclidea, e quella realizzata su di una superficie "a sella"è certamente iperbolica, come mostra lo schema seguente:



    La grande intuizione di Andreas Speiser è stata proprio questa: l'universo di Dante non è uno spazio euclideo, bensì una varietà di Riemann! Ecco come si esprime egli stesso:

    « Dante possiede una chiara visione globale della complessa struttura spaziale nella sua totalità. Per le nove sfere del cielo, Dante recupera la rappresentazione di Aristotele, apportando un cambiamento fondamentale che riguarda la fine dello spazio: come può essere che la sfera più distante, che appare la più grande, abbia in realtà le più piccole dimensioni? [...] Lo spazio di Dante è una varietà di Riemann con una fonte di energia che imprime ad esso la metrica » ("Klassiche stücke der Mathematik", 1925)

    La forma dell'Universo di Dante secondo Speiser è quella che i matematici chiamano ipersfera, cioè una sfera avente più di tre dimensioni: nel nostro caso quattro. Il nostro cervello è incapace di figurarsi oggetti con più di tre dimensioni, ma possiamo avere un'idea del modello di Speiser se procediamo per analogia con quanto avviene nello spazio euclideo ordinario. Se consideriamo una comune sfera tridimensionale, la quale secondo i matematici ha la topologia di una due-sfera (perché sulla sua superficie si può camminare in due direzioni, nord-sud ed est-ovest), partendo dal polo sud verso l'equatore notiamo che i paralleli su di essa si allargano sempre più fino all'equatore; poi, man mano che procediamo verso il polo nord, rimpiccioliscono di nuovo fino a ridursi ad un punto. Tutti i paralleli presi globalmente costituiscono la due-sfera. Analogamente, se a partire da un punto prendiamo una serie disfere di raggio crescente, fino ad arrivare ad un valore massimo dopo il quale esse cominciano a ridursi sino a ridursi nuovamente un punto, potremo dire che tutte queste sfere hanno costruito una tre-sfera, cioè una sfera quadridimensionale con una superficie a tre dimensioni, di cui il punto iniziale rappresenta il polo sud, il punto final rappresenta il polo nord, e la sfera di raggio massimo rappresenta l'equatore. Ci accorgiamo così di avere fra le maniuna bizzarra sfera quadridimensionale, la cui superficie è costituita da una successione di infinite sfere tridimensionali! Il punto da cui partiamo è la Terra (anzi, il centro della Terra); le sfere di dimensione crescente sono le sfere dei quattro elementi e poi le sfere celesti fatte di etere, cioè il mondo sensibile; l'equatore della tre-sfera è costituita dal Primo Mobile; le successive sfere decrescenti sono i cori angelici, puramente spirituali, che costituiscono l'Empireo; il punto di arrivo è Dio.

    Se ancora non siete riusciti a figurarvi una geometria di questo genere, ricorriamo ad un'altra immagine, elaborata dal giornalista Carlo Rovelli. Consideriamo la superficie della nostra Terra: una tecnica molto semplice per disegnarla su una carta geografica piana, quindi bidimensionale, consiste nel disegnare due dischi, uno comprendente i continenti dell'emisfero boreale e con il polo nord al centro, e l'altro con l'emisfero australe centrato sul polo sud. L'equatore risulterà disegnato due volte, rappresentando il bordo di entrambi i dischi. Se partiamo dal polo sud e ci muoviamo verso nord, a un certo punto attraverseremo l'equatore, e saremo costretti a "saltare" da un disco all'altro. Nella realtà non facciamo alcun salto, perché noi sappiamo bene che l'emisfero boreale, visto da chi proviene dal polo sud, "circonda" l'emisfero australe, così come l'emisfero australe "circonda" quello boreale, per chi guarda da nord. L'ipersfera può essere rappresentata in maniera del tutto analoga, disegnando due serie di sfere, una delle quali di raggio crescente rappresenta "l'emisfero australe" della tre-sfera, l'altra di raggio decrescente simboleggia "l'emisfero boreale". La sfera "equatoriale" che al tempo stesso separa e connette i due emisferi costituisce il termine della prima serie e l'inizio della seconda. Un viaggiatore che, come Dante, partirà dal centro della prima serie e salirà "di sfera in sfera" fino a questo equatore, vedrà sotto di sé un insieme di sfere concentriche, che si richiudono intorno ad un punto. Quest'altro emisfero allo stesso tempo "circonderà" e "sarà circondato" dalla prima serie!



    Un'indiscutibile conferma di questa straordinaria visione quadridimensionale dell'universo ci è offerta dallo stesso Dante quando, appena entrato nell'Empireo oltrepassando il Primo Mobile, l'ultima frontiera dell'universo materiale, afferma:

    « Non altrimenti il trïunfo che lude
    sempre dintorno al punto che mi vinse,
    parendo inchiuso da quel ch'elli 'nchiude,
    a poco a poco al mio veder si stinse » (Par. XXX, 10-13)

    Il punto di luce e le sfere di angeli circondano l'Universo sensibile, e insieme sono circondati dall'Universo stesso! Nessuna altra spiegazione è possibile, se non quella che ne ha dato Speiser, e che oggi è condivisa da molti matematici e fisici. Tra questi vi è lo scienziato romeno Roman Patapievici (1957-), direttore dell'Istituto di Cultura della Romania, il quale ha fatto notare come Dante colga per un attimo l'accecante visione di Dio circondato dai cori angelici, usando gli occhi di Beatrice come uno specchio. Ma l'immagine allo specchio è simile a quella reale, solo che è invertita. Il mondo invisibile diventa allora un « calco rovesciato del mondo visibile »: l'Empireo è Teocentrico mentre il nostro Universo è Geocentrico; i cori angelici orbitano intorno a Dio a velocità sempre più alta via via che ci si avvicina a Dio, mentre i cieli accelerano via via che ci si allontana dalla Terra; l'invisibile obbedisce a norme opposte rispetto al visibile. Dalla circonferenza massima di una sfera è possibile vedere ogni suo punto, sia in direzione del polo nord che del polo sud; analogamente, dalla sfera del Primo Mobile è possibile vedere tutti i cieli planetari e la Terra guardando da una parte, tutti i cori angelici e la Trinità Divina guardando dall'altra!



    Ma quanto vi ho detto fin qui non esaurisce affatto l'argomento. Se infatti Dante è stato geniale nel descrivere l'ipersfera con tanta chiarezza, oltre 500 anni prima che venissero sistematizzate le prime geometrie non euclidee, nel concepire il suo "universo a specchio", per metà avvolto intorno alla Terra e per metà attorno al punto da cui « depende il cielo e tutta la natura » (Par. XXVIII, 42), egli andò addirittura al di là, anticipando le intuizioni cosmologiche dello stesso Albert Einstein. Per scoprire insieme a me come ciò fu possibile, passate alla lezione successiva cliccando qui.

    http://www.fmboschetto.it/didattica/Dante_e_la_scienza/eccelse.htm

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    Le foto relative ad un rituale di sangue alla Dea Kali (Attenzione le foto potrebbero distrurbare la vostra sensibilità) https://inpursuitofhappiness.wordpress.com/2009/10/10/lady-gaga-goddess-kali/

    The Kali Dance





                                                       Lady Gaga Dance [blood sacrifice?]




    One may be interested in this link to Lady Gaga doing a blood sacrifice [?] at http://vigilantcitizen.com/?p=2191…and also from the picture attachments, is there a connection between the 2? Are both these ritual sacrifices to godess Kali who has an insatiable thirst for blood?

     https://inpursuitofhappiness.wordpress.com/2009/10/10/lady-gaga-goddess-kali/


    Lady Gaga - VMA 2009 "Paparazzi" (HD)  VIDEO
    https://www.youtube.com/watch?v=4H2ldxsPMuI

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    Riguardo gli uomini che cercano attraverso la donna la propria Anima:

    "Nella tarda antichita' erano noti quattro stadi dell'erotismo:
    Eva, Elena, la Vergine Maria e Sofia.
    La serie viene ripresa nel Faust di Goethe:
    nelle figure di Margherita, personificazione di un rapporto puramente istintuale (Eva);
    di Elena come figura Anima;
    di Maria, personificazione del rapporto "celeste", vale a dire cristiano o religioso;
    e dell'"eterno femminino", espressione della Sapientia degli alchimisti.
    Come dimostra la nomenclatura usata, si tratta qui di quattro gradi dell'Eros.
    Il primo stadio (Eva, la terra) e' puramente biologico: la donna coincide con la madre e rappresenta soltanto l'elemento da fecondare.
    Il secondo stadio e' ancora dominato dall'Eros sessuale, ma a un livello estetico e romantico, in cui la donna ha acquisito un certo valore come individuo.
    Il terzo stadio eleva Eros alle vette della devozione religiosa, in tal modo spiritualizzandolo: a Eva si e' sostituita una maternita' spirituale.
    Il quarto stadio illustra qualcosa che, inaspettatamente, va oltre il quasi insuperabile terzo stadio: Sapientia...
    Questo stadio rappresenta una spiritualizzazione di Elena e dunque di Eros stesso".


    ( C.G.Jung, Opere, XVI, ed. Boringhieri, p. 185).

    "...queste (quattro) immagini femminili non sono l'Eros bensi' gli oggetti del suo desiderio (pothos). Abbiamo cioe' una pulsione che ha una proiezione corrispondente , un fine a cui mira, un Graal in cui raccogliere il suo sangue...non sono le amanti ma le amate, sono un riflesso dell'amore: gli strumenti attraverso i quali Eros puo' vedere se stesso".

    (J.Hillman, Anima, ed. Gli Adelphi, p. 39).

    Immagine: Dante Gabriel Rossetti, Elena di Troia, 1863.

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    La teoria della Terra piatta è un’operazione psicologica?



    Ultimamente girano delle informazioni riguardo ad una fantasmagorica teoria la quale affermerebbe che la terra sia piatta.A tal proposito poniamo all'attenzione dei lettori questo articolo di Tanker Enemy,che fa ulteriore chiarezza riguardo a queste nuove teorie funzionali al rincitrullimento della popolazione e a confondere le idee di onesti ricercatori o semplici curiosi che vengono attratti da temi misteriosi;  http://www.tankerenemy.com/2016/03/la-teoria-della-terra-piatta-e.html#.V2Wk3-dkiUm

    In aggiunta,sula tema,si consiglia di leggere questo articolo con ulteriori spunti e informazioni utili riguardo alla visione sferica della terra secondo La Cosmologia del Bhagavata Purana http://fuoridimatrix.blogspot.it/2016/05/la-cosmologia-del-bhagavata-purana.html



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    Nell’iconografia egizia Thoth viene rappresentato nell’atto di registrare con stilo e papiro i risultati della “pesatura delle anime”, alla presenza di Anubi, la divinità a forma di sciacallo, che esegue materialmente l’operazione (fig. 1). La stanza in cui avviene il procedimento era chiamata la Stanza delle due verità. S’intendeva in sostanza capire se il cuore del defunto era più o meno leggero della Piuma della verità. In alcune rappresentazioni Thoth appare sotto l’altra forma, quella del babbuino, sopra il giogo della bilancia.




    Fig. 2 – San Michele pesa le anime (dipinto di Luca Signorelli (1499-1502), Duomo di Orvieto, Cappella di San Brizio.

    Alcuni autori hanno collegato a questa funzione di giudice, tramite la soppesatura tra due verità per l’espressione del verdetto, alla rappresentazione di San Michele con la bilancia in mano (cfr. Fig. 2).






    Mi interessa parlare in particolare di Thoth, e dei suoi possibili collegamenti con San Michele, anche per affrontare una trattazione un po’ più approfondita della figura dell’arcangelo, e di quello che può rappresentare per noi, concretamente, in questa fase storica di importante cambiamento (mi riferisco proprio a queste settimane). Vorrei parlare in particolare dell’arcangelo Michele più avanti. Molti di voi sono sicuramente già in attesa della celebrazione del “portale” dell’11/11/11 (ossia 11 novembre 2011).

    Come detto, cercherò di mostrare le somiglianze tra le varie descrizioni di questa figura sacra nelle diverse tradizioni e culture antiche. Si tratta comunque di una figura difficilmente riconducibile a un personaggio storico, ma più probabilmente siamo di fronte a una sorta di “figura archetipica”. Ne descrivo qui di seguito le caratteristiche e funzioni.

    Ma andiamo con ordine, cercando di comprendere come queste funzioni trovino posto in una figura armonica.

    Continuatore del progresso dell’uomo



    Nel discusso testo Tavole Smeraldine di Thoth l’Atlantideo, apparso negli anni Trenta del secolo scorso in America, l’autore, un certo dott. Doreal, dichiara di essere venuto conoscenza di questo antico documento di averne voluto dare una traduzione agli occidentali, sapendo che l’epoca è ormai pronta. Nella prima delle 15 tavole, di cui il documento è composto, Thoth è presentato come una sorta di demiurgo che, in seguito al disastro di Atlantide, si imbarca per raggiungere la Terra di Khem, ossia l’Egitto, e qui incontra i “barbari villosi”, le popolazioni locali, che vivono allo stato quasi selvaggio. Thoth dice di essere stato costretto a spaventarli con la sua tecnologia (che, ad un certo livello di sviluppo, non risulta distinguibile al profano da una forma di magia) per ammansirli, e che in seguito a questo “chiarimento” abbia potuto cominciare a istruirli insegnando loro le leggi naturali e tutta una serie di discipline, tra cui l’arte della scrittura, l’aritmetica, l’astronomia, la musica, ma anche la magia.

    Presso altre fonti canalizzate Thoth conferma questo suo ruolo attraverso queste parole:

    “Io sono Thoth, Signore del Tempo, ad unanime consenso colui che fu designato ai tempi di Atlantide come il successore dei segreti ormai laggiù celati”

    Il pesatore delle anime e il difensore dei puri


    Fig. 1 – il rituale della Pesatura dell’Anima. Thoth è visibile al centro.

    Nell’iconografia egizia Thoth viene rappresentato nell’atto di registrare con stilo e papiro i risultati della “pesatura delle anime”, alla presenza di Anubi, la divinità a forma di sciacallo, che esegue materialmente l’operazione (fig. 1). La stanza in cui avviene il procedimento era chiamata la Stanza delle due verità. S’intendeva in sostanza capire se il cuore del defunto era più o meno leggero della Piuma della verità. In alcune rappresentazioni Thoth appare sotto l’altra forma, quella del babbuino, sopra il giogo della bilancia.


    Fig. 2 – San Michele pesa le anime (dipinto di Luca Signorelli (1499-1502), Duomo di Orvieto, Cappella di San Brizio.

    Alcuni autori hanno collegato a questa funzione di giudice, tramite la soppesatura tra due verità per l’espressione del verdetto, alla rappresentazione di San Michele con la bilancia in mano (cfr. Fig. 2).

    La vicinanza della festa di San Michele (29 settembre) all’equinozio di autunno (che cade il 23), in cui, secondo l’astrologia tradizionale vige il segno della bilancia, può essere un elemento a conferma del collegamento fra questa figura e la ritualità collegata alla simbologia equinoziale, in cui vi è il perfetto bilanciamento tra la durata del dì e quella della notte.



    Thoth è anche colui che si occupa di portare l’anima del defunto in volo oltre il grande Fiume celeste, ossia la Via Lattea, che nella mitologia egizia parte visibile del Duat, il regno dell’oltretomba. Thoth interveniva specialmente nei casi in cui il barcaiolo risultasse riluttante ad accogliere l’anima. In un testo egizio è riportato l’annuncio di Thoth a Osiride che l’anima è pronta, perché ha condotto una vita retta e senza macchia (e quindi, aggiungo io, probabilmente il suo cuore sarebbe stato leggero come una piuma!…).

    A volte l’anima da aiutare poteva anche essere quella del faraone. Per ingraziarsi la divinità i prelati fedeli al faraone donavano infatti offerte a Thoth durante la festa a lui dedicata. La città sacra a quest’ultimo era Hermopolis, nome greco che significa “la città di Hermes”. Da questo toponimo deriva da un collegamento diretto tra il Thoth egizio e l’Hermes greco. In aggiunta possiamo dire che Ermete era definito il difensore dei puri. In uno dei due testi attribuiti a Ermete (il Pimandro o il Pastore delle anime) il drago Pimandro appare improvvisamente a Ermete e dichiara:

    “per mezzo della parola, il mondo è salvo. Io, il Padre del Mondo, la Mente, mi manifesto solo agli uomini santi e buoni, puri e misericordiosi, che vivono in modo pio e religioso. La mia presenza è un’ispirazione e un aiuto per loro, poiché, quando io arrivo, essi immediatamente conoscono tutte le cose e adorano il Padre universale (…). Non permetterò che i sensi malvagi controllino i corpi di coloro che mi amano, né permetterò che le emozioni negative e i pensieri malvagi entrino in loro. Io divento come un custode e un guardiano della soglia, e respingerò ogni male, proteggendo i saggi dalla loro natura inferiore! [1].

    Dal testo si evince poi che queste qualità passeranno direttamente al discepolo di Pimandro, Hermes.

    Thoth appare anche come il nemico degli oppositori alla verità, a cui suole manifestare il suo potere anche in modo violento (tramite decapitazione e estirpazione del cuore…).

    Dio della scrittura e della magia, l’iniziatore



    Come si sa, Thoth è colui che trasmette all’uomo la scrittura. Gli scribi egizi si definivano seguaci di Thoth; la sua funzione di accompagnamento lo rende di fatto simile a un iniziatore.

    In questa veste Thoth viene presentato anche sottoforma di babbuino. Presso l’Ashmolean Museum a Oxford uno scrivano è raffigurato assieme a un babbuino che è il nostro che lo protegge stando alle sue spalle, mentre al Louvre troviamo lo scribaNebmertuwef siede a gambe incrociate con un papiro disteso sulle ginocchia, mentre ascolta un babbuino che detta delle cose da un altare dietro di lui.

    Ma perché l’accostamento all’immagine del babbuino?

    Gli Egizi, nella loro sistematicità, non scelsero di certo questo animale a caso per raffigurare una divinità così importante nel loro Pantheon.

    Forse perché al mattino, prima del levar del sole, fa molto rumore, come a voler scacciare le tenebre che hanno preso in ostaggio il Sole. Secondo la religione egizia il Sole durante le ore notturne veniva preso in ostaggio dal serpente Apophis. In questo senso il babbuino sembrava aiutare il Sole a riemergere faticosamente dal proprio momento di prigionia notturna.

    A me questa accostamento fa venire in mente la simbologia esoterica del gallo, un altro animale che all’inizio della giornata con il suo canto sveglia tutti gli addormentati. All’inizio del cosiddetto Libro dei Morti troviamo il babbuino con le zampe rivolte contro il disco del Sole nascente (Ra), quindi di nuovo ci appare in una veste di protettore di questa divinità e di tutto ciò che rappresentava per gli antichi egizi e non solo: la fonte della vita ma anche della verità.

    La parola, secondo gli Egizi, era carica di potere. Solo i suoi protetti potevano conoscere leparole di potere, ossia le parole magiche. Troviamo questo concetto pienamente espresso all’inizio del Vangelo di Giovanni (all’inizio era il Verbo [cioè la parola], e il Verbo era presso di Dio). Thoth era anche il dio delle sacre parole, fino a quando i geroglifici corrispondevano non solo a fonemi per l’uso “normale” del linguaggio, ma anche a sillabe sacre, caricate cioè di potere e di capacità di influire su oggetti, luoghi, situazioni, esseri viventi.

    Dalla scrittura, alla magia, all’iniziazione, il passo è breve. Attraverso le arti magiche, Thoth insegna all’uomo a uscire dal suo torpore che a manifestare pieno il suo potenziale. Thoth è una divinità tipo lunare, ma in stretta vicinanza con il Sole, simbolo di espressione completa e radiosa, rappresentato da Ra. Thoth veniva anche definito “Il cuore di Ra”.

    Grande figura di iniziatore è anche naturalmente Ermete Trismegisto. L’appellativo dopo il nome significa “Tre volte Grande”. Esiste un’iscrizione nel tempio di Esna che definisceThoth il grande, il grande, il grande!. Per gli Egizi definire per tre volte una cosa significava celebrarne al massimo le qualità, un’usanza che gli ebrei fecero poi loro, probabilmente imparandola dagli egizi durante la cattività babilonese.

    Il Signore del Tempo e la fine dei tempi…

    L’iconografia dell’ibis è stata spiegata da alcuni studiosi alla similitudine tra la forma del lungo becco ricurvo di questo uccello (che si cibava di ciò che trovava nel fertile fango depositato dal Nilo) e quella della sottile falce lunare che caratterizza i primi giorni dopo la Luna Piena. Spesso Thoth era rappresentato come una divinità con la testa di ibis che nella parte superiore conteneva la falce lunare sottile sormontata da una forma circolare che ricorda la luna piena.

    Le penne bianche e nere dell’ibis, infine, rappresentavano forse per gli antichi l’alternanza tra luminosità e oscurità nell’aspetto della luna nello svolgersi delle varie fasi.

    Thoth è una divinità lunare, che ci insegna la ciclicità del tempo. Ciò che è stato, sarà ancora, a un’ottava più alta.

    “Io sono Thoth, L’Atlantideo, il Signore del Tempo, guardiano dei segreti dei Giorni dell’Uno”.

    frase che ci riporta alla dottrina della Legge dell’Uno, che attraversa le ere, come un Filo d’Oro, giungendo fino a noi, e oltre.

    Questo è il mio messaggio, all’insegna della continuità, per tutti coloro che credono che domani il mondo non finirà.

    Forse finirà un modo… ma già da un po’ di tempo stiamo assistendo al cambiamento, non vi pare?

    Nota al testo

    [1] Manly P. Hall, The Secret Teachings of All Ages (cap. The Life and Writings of Thoth Hermes Trismegistus), San Franciscno, 1928


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    Foto http://www.fisicaquantistica.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/10/marco-todeschini1.jpg




    Marco Todeschini scienziato eclettico e geniale, nacque a Valsecca in provincia di Bergamo nel 1899. A quindici anni, incominciò a dedicarsi a studi ed esperimenti che durarono per oltre trent’anni. Nel 1921 si laureò a Torino in ingegneria ed in seguito si specializzò in diversi rami della fisica e della neurofisiologia. Divenne docente universitario e scrisse numerosi trattati che ben presto si diffusero in Italia e all’estero, riscuotendo anche il riconoscimento di famosi esponenti della cultura scientifica del tempo. Tra gli altri Enrico Fermi, Q. Majorana e l’ingegnere G. Marconi, con i quali collaborò ed altri insigni fisici stranieri come A.W. Heisenberg, C. Chain e N. Bohr.

    Ma a parte la stima di quei pochi che riconobbero in lui il genio, Todeschini rimase sempre ai margini della comunità scientifica e ancora oggi i suoi testi non vengono studiati nelle facoltà universitarie di fisica. La sua opera venne costantemente osteggiata dagli accademici del tempo con un’atteggiamento antiscientifico e irrazionale, ma ciò non fermò il lavoro di Todeschini che senza preoccuparsene continuò i suoi studi. Fondò così grazie alle sue notevoli conoscenze in svariati campi della fisica, ingegneria e fisiologia una nuova scienza fisica, la cosidetta “psicobiofisica” per la quale, nonostante tutto, fu proposto per il premio Nobel per la fisica nel 1974.

    Todeschini definì questa nuova scienza “la scienza unitaria del terzo millennio“, in quanto raggruppava insieme fisica, biologia e psicologia. Scopo della psicobiofisica era infatti l’unificazione in sé di tutte le leggi del creato, partendo dall’assunto che tutti i moti dell’universo, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, nascono da un etere universale in perenne moto vorticoso, in grado di influenzare sia la materia che tutti gli esseri viventi e il loro spirito.


    La psicobiofisica si compone di tre specifici settori tra loro interagenti:

    1- una parte fisica, con la quale si dimostra che tutti i fenomeni naturali si identificano in particolari movimenti di spazio fluido o “etere”.

    2- una parte biologica, con la quale si dimostra come i movimenti di spazio fluido, urtando contro i nostri organi di senso producano in essi degli impulsi elettrici, che arrivando al cervello suscitano nella psiche le sensazioni di luce, calore, suono, odore, elettricità, tatto, forza ecc.

    3- una parte psichica – dove la psiche viene intesa come un atto di volontà che si serve del sistema nervoso come semplice strumento – che fornisce la dimostrazione scientifica dell’esistenza dell’anima umana, del mondo spirituale e di Dio.



    Egli sostenne, come solo una teoria unificata che congiungesse il vivente al non vivente, fosse in grado di spiegare la reale struttura dell’universo, le sue finalità e il ruolo dell’umanità in esso. Dimostrò cioè come la separazione nelle varie branche della scienza, fosse alla base dell’ignoranza dell’uomo nei confronti della reale natura dell’universo e della vita in esso. Per comprovare la sua teoria, Todeschini effettuò esperimenti ed approntò strumenti che se ne avvalessero.

    Basando la sua teoria sull’esistenza dell’etere e ponendosi in contrasto netto con le contemporanee teorie di Einstein sulla relatività, egli fu sempre inviso a gran parte della comunità scientifica, ma ottenne lo stesso il riconoscimento di ben 25 Accademie e comunità scientifiche, italiane ed estere, soprattutto francesi. Ebbe così la possibilità di esporre svariate volte le sue teorie in congressi internazionali di scienza. Nel 1949 a Roma partecipò al Congresso Internazionale di Fisica, presieduto dal fisico E. Medi. Inoltre fondò a Bergamo il Centro Internazionale di Psicobiofisica (CIP).

    Todeschini pur dissentendo con la teoria ufficiale del tempo, soprattutto con la teoria della relatività di Einstein, non commise mai l’errore di chiudersi in sé stesso, anzi mantenne un dialogo aperto e continuativo con i suoi colleghi del tempo, pur portando avanti il proprio lavoro senza compromessi fino alla fine della sua vita nel 1988.

    Scrisse oltre un migliaio di pubblicazioni e libri e la sua opera venne man mano analizzata e studiata da centinaia di studiosi, malgrado il solito dissenso e la cieca indifferenza del mondo accademico più ortodosso e tradizionalista. Negli Stati Uniti e in America Latina sorsero, nel frattempo, delle vere e proprie cattedre di Psicobiofisica.

    L’importanza della rivoluzionaria teoria di Todeschini, che ai nostri giorni trova ormai riscontro anche in numerose scoperte che sono state fatte sulla natura dell’etere, non può più passare inosservata. Essa ci permette di interrogarci sulla vera natura dell’universo e dell’uomo stesso, offrendo preziosi spunti nella ricerca ormai inderogabile di fonti di energie alternative che sostituiscano quelle altamente inquinanti, ancora oggi in uso. Todeschini e la sua opera, rappresentano così una speranza di vero cambiamento e innovazione per il mondo di oggi e di domani.
    Apparenze contro relatività (pag. 1)

    Apparenze contro relatività (pag. 2)

    Apparenze contro relatività (pag. 3)

    Apparenze contro relatività (pag. 4)

    Apparenze contro relatività (pag. 5)

    Apparenze contro relatività (pag. 6)

    Apparenze contro relatività (pag. 7)

    Apparenze contro relatività (pag. 8)

    Apparenze contro relatività (pag. 9)
    http://www.fisicaquantistica.it/marco-todeschini

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    L’11 Maggio 1860, quasi Mille avanzi di galera sbarcarono a Marsala, violenti e malfamati, protetti dagli Inglesi, con a capo un Criminale massone di nome Giuseppe Garibaldi, un ladro di cavalli, a cui avevano mozzato le orecchie in Argentina perché beccato in flagranza di reato. Un manipolo di barbari che scese dal Piemonte! “Parlavano una strana lingua e bestemmiavano in continuazione, donne stuprate, uomini e bambini uccisi e trucidati. Interi paesi bruciati e rasi al suolo. Ogni ricchezza venne saccheggiata… I crimini commessi dai lombardo-piemontesi contro il popolo meridionale sono INENARRABILI. Furono talmente EFFERATI che ancora oggi vengono taciuti. Altro che fratelli d’Itaglia! Non siamo nemmeno parenti alla lontana!. Quante menzogne, quanti massacri, quanto sangue e quante lacrime abbiamo versato e stiamo versando ancora per questa Italia bugiarda. Chi conosce la verità deve divulgarla, farla conoscere a tutti e riportare alla luce le verità sepolte. Divulgarle a chi ignora. L’Unità d’Italia ha distrutto la vera Italianità ed il buon rapporto fra gli stessi Italiani. La spedizione garibaldina, per la storiografia ufficiale, ha il sapore di un’avventura epica quasi cinematografica, compiuta da soli mille uomini che salpano all’improvviso da nord e sbarcano a sud, combattono valorosamente e vincono più volte contro un esercito molto più numeroso e potente, risalgono la penisola fino a giungere a Napoli, la capitale di un regno liberato da una tirannide oppressiva, e poi più su per dare agli italiani la nazione unita. Troppo bello per essere vero, e difatti non lo è! La spedizione non fu per niente improvvisa e spontanea ma ben architettata, studiata a tavolino nei minimi dettagli e pianificata dalle massonerie internazionali, quella britannica in testa, che sorressero il tutto con intrighi politici, contributi militari e cospicui finanziamenti coi quali furono comprati diversi uomini chiave dell’esercito borbonico al fine di spianare la strada a Garibaldi, che agli inglesi non mancherà mai di dichiarare la sua gratitudine e amicizia. I giornali dell’epoca, ma soprattutto gli archivi di Londra, Vienna, Roma, Torino e Milano e Napoli forniscono una documentazione utile a ricostruire il vero scenario di congiura internazionale che spazzò via il Regno delle Due Sicilie, non certo per mano di mille prodi alla ventura animati da un ideale unitario. La storia ufficiale racconta che i Mille guidati da Garibaldi, benché disorganizzati e privi di alcuna esperienza in campo militare, prevalsero su un esercito di settantamila soldati ben addestrati e ben equipaggiati. In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, che furono in gran parte utilizzati dai Savoia per corrompere gli alti ufficiali dell’esercito borbonico, che alla vista dei Mille battevano in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo. Il sud fu presto invaso e depredato di ogni ricchezza, l’oro del Regno scomparve per sempre. Stupri, esecuzioni di massa, crimini di guerra e violenze di ogni genere erano all’ ordine del giorno. L’unica alternativa alla morte era l’emigrazione. Il popolo cominciò a lasciare le campagne per trovare altrove una via di fuga. Ben presto però il malcontento generale fomentò la ribellione dei sopravvissuti, si trattava di poveri contadini e gente di fatica che la propaganda savoiarda bollò con il dispregiativo di “briganti”, così da giustificarne la brutale soppressione. Francesco II profetizzò che non ci sarebbero rimasti neanche gli occhi per piangere. E così fù da quel momento e per le generazioni a venire. Di soldi, nel 1860, ne circolano davvero parecchi per l’operazione. Si parla di circa tre milioni di franchi francesi solo in Inghilterra, denaro investito per comprare il tradimento di chi serve allo scopo, ma anche armi, munizioni e navi. A Londra nasce il “Garibaldi Italian Fund Committee”, un fondo utile ad ingaggiare i mercenari che devono formare la “Legione Britannica”, uomini feroci che aiuteranno il Generale italiano nei combattimenti che verrano. Garibaldi diviene un eroe in terra d’Albione, con una popolarità alle stelle. Nascono i “Garibaldi’s gadgets”: ritratti, composizioni musicali, spille, profumi, cioccolatini, caramelle e biscotti, tutto era utile a reperire fondi utili all’impresa in Italia. Il Regno britannico, con la sua politica imperiale espansionistica che tanti danni ha fatto nel mondo e di cui ancora oggi se ne pagano le conseguenze (vedi conflitto israelo-palestinese), ebbe più di una ragione per promuovere la fine della nazione napoletana e liberarsi di un soggetto politico-economico divenuto uno scomodo concorrente. La massoneria inglese aveva come priorità politica la cancellazione delle monarchie cattoliche e la cattolica Napoli era ormai invisa alla protestante e massonica Londra che mirava alla cancellazione del potere papale. I Borbone costituivano principale ostacolo a questo obiettivo che coincideva con quello dei Savoia, anch’essi massoni, di impossessarsi dei fruttuosi possedimenti della Chiesa per risollevare le proprie casse. Massoni erano i politici britannici Lord Palmerston, primo ministro britannico, e Lord Gladstone, gran denigratore dei Borbone. E massoni erano pure Vittorio Emanuele II, Garibaldi e Cavour. La nazione Napoletana percorreva una sua crescita esponenziale con un buon livello di sviluppo industriale. Un risultato frutto della politica di Ferdinando II che portò avanti un buon grado di sviluppo autonomo atto a spezzare le catene delle dipendenze straniere. Con una buona flotta navale le Due Sicilie costituivano un pericolo per la grande potenza navale inglese anche in funzione dell’apertura dei traffici con l’oriente nel Canale di Suez i cui scavi cominciarono proprio nel 1859, alla vigilia dell’avventura garibaldina. L’integrazione del sistema marittimo con quello ferroviario, con la costruzione delle ferrovie nel meridione con cui le merci potessero viaggiare anche su ferro, insieme alla posizione d’assoluto vantaggio del Regno delle Due Sicilie nel Mediterraneo rispetto alla più lontana Gran Bretagna, fu motivo di timore per Londra, che già non aveva tollerato gli accordi commerciali tra le Due Sicilie e l’Impero Russo, grazie ai quali la flotta zarista navigava serenamente nel Mediterraneo, avendo come basi d’appoggio proprio i porti delle Due Sicilie. E il controllo del Mediterraneo era una priorità per la “perfida Albione” che si era impossessata di Gibilterra e poi di Malta, e mirava ad avere il controllo della stessa Sicilia, quale punto più strategico per gli accadimenti nel mediterraneo e in oriente. L’isola però costituiva la sicurezza per l’indipendenza Napolitana e in mano agli stranieri se ne sarebbe decretata certamente la fine, come fece notare Giovanni Aceto nel suo scritto “De la Sicilie et de ses rapports avec l’Angleterre”. La presenza inglese in Sicilia era già ingombrante ed imponeva con i cannoni a Napoli il remunerativo monopolio dello zolfo di cui l’isola era ricca per l’80% della produzione mondiale; con lo zolfo, all’epoca, si produceva di tutto ed era una sorta di petrolio per quel mondo. E come per il petrolio oggi nei paesi mediorientali, così allora la Sicilia destava il grande interesse dei governi imperialisti. I regnanti borbonici cercavano il nemico in casa propria senza considerare che il vero nemico era alle sue porte. Dopo 154 anni dalla forzata unità ancora si parla di questione meridionale, l’antico Regno delle Due Sicilie non è ancora italiano perché la differenza tra nord e sud è ancora evidente. Anche i più distratti scoveranno diverse analogie con quella che oggi viene invece definita questione palestinese. Stesse tecniche di disinformazione, stesse mire espansionistiche e soprattutto stesse famiglie di banchieri. Solo che un tempo gli oppressi erano chiamati “briganti”, oggi invece sono “terroristi”.

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  • 06/24/16--16:37: L'ORIGINE DELLA MATERIA


  • Tutti gli oggetti che ci circondano, dai più piccoli ai più grandi, dai più vicini ai più lontani hanno una caratteristica in comune: sono fatti di atomi; una scoperta, quest’ultima, relativamente recente. Fin dagli inizi della filosofia naturale l’uomo si è sforzato infatti di capire di che cosa sia fatta la materia ma solo due secoli fa i chimici sono riusciti a dimostrare, attraverso esperimenti di laboratorio, che la materia ordinaria è formata dalla aggregazione di un numero enorme di particelle elementari: in una goccia di acqua, ad esempio, si contano alcuni miliardi di miliardi di molecole costituite a loro volta di atomi.

    Da questa osservazione si deduce che gli atomi sono estremamente piccoli rispetto agli oggetti macroscopici (il diametro medio di uno di essi è di circa un centomilionesimo di centimetro: bisogna metterne in fila cento milioni per fare un centimetro) ma, a dispetto del loro nome (atomo in greco significa “indivisibile”), a loro volta gli atomi sono costituiti da altre particelle ancora più piccole, che sono i protoni, i neutroni e gli elettroni.

    Protoni e neutroni sono concentrati in un nucleo centrale attorno al quale si sistemano gli elettroni. Fra nucleo centrale ed elettroni periferici vi è un enorme spazio vuoto: se il nucleo atomico fosse grande come una pallina da ping-pong, l’elettrone più vicino (delle dimensioni di un granellino di sabbia) si troverebbe a più di un kilometro di distanza. I nuclei si contraddistinguono per il numero di protoni che contengono, il quale può variare da uno a oltre cento. Ogni protone ha carica elettrica +1 mentre i neutroni (come suggerisce il nome) sono senza carica; la carica complessiva del nucleo è data pertanto dal numero di protoni che contiene ed è bilanciata da un uguale numero di elettroni (la cui singola carica è -1) orbitanti intorno ad esso. L’atomo nella sua globalità ed integrità è quindi elettricamente neutro e il numero dei protoni, uguale a quello degli elettroni, è detto numero atomico e designato con la lettera Z.

    Qualsiasi sostanza, i cui atomi abbiano lo stesso numero atomico, viene detta elemento chimico. Gli elementi chimici sono quindi costituiti di atomi tutti dello stesso tipo: l’idrogeno ad esempio è formato da atomi di idrogeno, l’ossigeno da atomi di ossigeno e così via per tutti gli altri. Le proprietà chimiche degli elementi, come abbiamo implicitamente detto, sono da ricondurre esclusivamente al numero Z di particelle cariche (protoni o elettroni) possedute dai loro atomi (1 l’idrogeno, 8 l’ossigeno, 26 il ferro, ecc.).

    Gli elementi naturali, ossia quelli che fanno parte della materia del nostro pianeta, sono 90 a cui si deve aggiungere un’altra ventina prodotti in laboratorio. Questi ultimi si sistemano, all’interno del sistema periodico di Mendeleev, dopo l’uranio (elemento che occupa la 92ª casella) e per questo motivo vengono anche detti transuranici; due di essi però si trovano mescolati a quelli naturali ed occupano rispettivamente la 43ª casella (tecnezio, un nome che ne rivela l’origine) e la 61ª casella (prometeo).

    Gli elementi stabili, ossia quelli che non subiscono cambiamenti se lasciati a sé stessi per un periodo indefinito, sono solo 81 e vanno dal più semplice di tutti, l’idrogeno, fino all’ottantatreesimo, il bismuto (sono esclusi dal novero ovviamente il 43° e il 61°). Tutti gli altri sono instabili e quindi destinati a decadere in atomi stabili, ma non è detto che lo debbano fare immediatamente. L’uranio, ad esempio, impiega miliardi di anni per decadere in quantità apprezzabili in atomi stabili di piombo. Da quando esiste la Terra solo la metà degli atomi di uranio presenti all’origine si sono trasformati in atomi di piombo: il periodo di semitrasformazione dell’uranio è infatti di 4,5 miliardi di anni: un numero coincidente proprio con l’età della Terra.

    Gli antichi pensavano che il principio di tutte le cose terrene fossero quattro elementi: fuoco, aria, acqua e terra. Aristotele vi aggiunse l’etere (da un termine greco che significa “sfolgorante”) quale quintessenza costituente i corpi celesti luminosi. Il termine “elemento” - con il significato riportato sopra - ha quindi un’origine lontana che però nel linguaggio comune si usa ancora oggi per indicare disastri causati da un nubifragio. In tale accezione si parla infatti di “furia degli elementi” perché l’acqua cade dal cielo a catinelle, la terra frana giù dalla montagna, l’aria soffia impetuosa e il fuoco arde in forma di fulmini.

    Gli elementi chimici raramente si presentano isolati; i diversi atomi normalmente si mescolano e si combinano gli uni con gli altri per formare composti e miscugli; alcuni atomi, come abbiamo visto, possono anche trasformarsi in atomi di tipo diverso ma in nessun caso possono crearsi dal nulla. Quindi è lecito chiedersi come gli elementi, i singoli atomi, si siano formati. Sono forse sempre esistiti?




    1. LE ABBONDANZE COSMICHE

    Oggi esiste una teoria detta nucleosintesi (un tempo chiamata nucleogenesi) che spiega il modo in cui i nuclei atomici si sarebbero formati a partire da strutture più semplici. Prima di parlarne tuttavia è opportuno chiarire il significato di teoria, un concetto che la gente comune spesso mal comprende e crede sia semplicemente un’ipotesi ovvero una supposizione priva di qualsiasi riscontro oggettivo. Una teoria invece è una serie di regole fondamentali suffragata da moltissime osservazioni (confermate a loro volta dal lavoro di molti scienziati) che spiega e rende sensato un gran numero di fatti, i quali, senza una teoria che li leghi insieme, apparirebbero sconnessi.

    È bene tenere sempre presente che tutte le teorie per loro stessa natura sono imprecise e incomplete: a questo proposito Einstein diceva che se una teoria rispecchia fedelmente la realtà essa non è una buona teoria, mentre lo è se non coincide perfettamente con la realtà. Le teorie quindi non sono mai esatte in ogni dettaglio sia perché quando vengono proposte non prendono in considerazione alcuni fenomeni ritenuti di scarso rilievo, sia perché alcuni fenomeni importanti non sono noti quando viene formulata la teoria stessa. Prendiamo, per fare un esempio, la concezione meccanicistica del mondo espressa formalmente più di tre secoli fa da Newton. Oggi sappiamo che quel modello è valido solo per corpi formati da un gran numero di atomi e solo per velocità piccole rispetto a quelle della luce: quando non è soddisfatta la prima condizione, la meccanica classica di Newton deve essere sostituita dalla meccanica quantistica; quando non si verifica la seconda condizione, deve essere applicata la teoria della relatività. Ciò non significa che il modello classico sia sbagliato, né che la meccanica quantistica o la teoria della relatività siano giuste; si tratta semplicemente di modelli validi per un certo campo di fenomeni al di fuori del quale essi non forniscono più una descrizione soddisfacente della natura.

    Ritorniamo ora agli elementi chimici e alla loro origine. Essi non si rinvengono tutti nella stessa quantità: ve ne sono di più abbondanti e di più rari. La conoscenza delle percentuali cosmiche dei vari elementi può fornire un valido aiuto per lo sviluppo della teoria della nucleosintesi e i dati raccolti all’interno del sistema solare e delle stelle più vicine possono rappresentare un ragionevole campione di tutto l’Universo.

    Gli elementi più abbondanti della crosta terrestre sono il silicio, l’ossigeno e l’alluminio che, insieme a pochi altri, costituiscono i silicati, cioè i composti che formano gran parte delle rocce. Il centro della Terra quasi certamente è formato da ferro: quindi silicio, ossigeno, alluminio e ferro dovrebbero essere gli elementi più abbondanti del nostro pianeta e di quelli simili al nostro (Mercurio, Venere e Marte). Ma questi pianeti rappresentano ben poca cosa della massa complessiva del sistema solare il cui astro centrale possiede una quantità di materia 500 volte maggiore di tutti i pianeti messi insieme. L’analisi spettroscopica ha rivelato che il Sole è costituito per il 97 per cento in peso di idrogeno ed elio e solo per il 3% dall’insieme di tutti gli altri elementi. Inoltre i pianeti maggiori (Giove, Saturno, Urano e Nettuno) hanno una composizione molto simile a quella del Sole.

    Dato che il Sole con i maggiori pianeti che gli girano intorno è la parte preponderante del sistema solare, non ci si sbaglia di molto affermando che la sua composizione è rappresentativa del sistema solare in generale. Ma il nostro Sole è una stella simile a tutte le altre: quindi gli astrofisici sono convinti che l’Universo nel suo complesso dovrebbe avere una composizione analoga a quella del Sole. Se ragionassimo in termini di numero di atomi invece che di massa, troveremmo che su mille atomi dell’intero Universo 920 sono di idrogeno, 80 di elio e meno di uno di tutti gli altri elementi messi insieme.

    Gli elementi che compaiono in percentuali ridotte in generale diminuiscono in quantità al crescere del loro peso ma questa graduale diminuzione delle abbondanze relative presenta alcune anomalie in negativo e in positivo. Quelle più importanti ai fini degli aspetti teorici della nucleosintesi sono rappresentate dalla brusca caduta in corrispondenza degli elementi litio, berillio e boro e da un’altrettanto netta risalita per quelli con numero di protoni compreso fra 24 e 28, il cosiddetto “picco del ferro”.

    Sulla scorta di queste osservazioni nel 1945 il fisico russo naturalizzato americano George Gamow avanzò l’ipotesi secondo cui la graduale diminuzione dell’abbondanza degli elementi di maggior peso atomico potrebbe riflettere una loro probabile formazione da una catena di catture successive di protoni e neutroni, originariamente liberi nella fase primordiale dell’Universo. In verità è estremamente difficile che un nucleo complesso catturi protoni di carica positiva essendo anch’esso carico positivamente a causa dei protoni che già contiene (cariche dello stesso segno, come è noto, si respingono); è più facile invece che catturi neutroni alcuni dei quali successivamente si trasformerebbero in protoni espellendo elettroni. Quest’ultima trasformazione è nota con il nome di decadimento beta (la particella beta è per l’appunto un elettrone).

    Dopo alcuni minuti il processo di assunzione di particelle si arresterebbe per la diminuzione della concentrazione dei neutroni che in parte si sarebbero sistemati nei nuclei già formati e in parte sarebbero decaduti in protoni ed elettroni. I neutroni allo stato libero non vivono infatti a lungo: il loro tempo di dimezzamento è di soli 13 minuti. Il decadimento di neutroni in protoni aumentò il numero dei nuclei di idrogeno che, come si sa, sono semplici protoni legittimando l’osservazione che l’idrogeno è l’elemento più abbondante presente nell’Universo.

    L’idea di Gamow tuttavia non risulta priva di punti deboli, di cui il principale consiste nel fatto che in natura non esistono nuclei stabili di peso atomico 5 e 8; ciò significa che la catena di formazione degli atomi attraverso l’aggiunta – una per volta – di particelle elementari da parte dei nuclei manca di un anello in questi due punti. In particolare la mancanza di un elemento stabile di massa 8 rappresentò un ostacolo talmente serio che la teoria di Gamow dovette essere abbandonata.




    2. ORIGINE DELL’UNIVERSO

    Attualmente la nucleosintesi comprende due fasi successive: l’una detta primordiale e l’altra stellare. La prima si inquadra in quella più generale del Big Bang, una teoria che trova largo credito fra gli astrofisici. Essa parte dall’ipotesi che l’Universo abbia preso origine da una singola particella molto piccola ma contemporaneamente incredibilmente pesante e calda comparsa improvvisamente e inspiegabilmente dal nulla. In realtà i fisici chiamano il nulla vuoto, o meglio, “vuoto quantistico”. Si tratta di un’entità la cui esistenza è prevista dalla meccanica quantistica, una teoria elaborata per spiegare il comportamento delle particelle di piccole dimensioni come protoni ed elettroni.

    Il vuoto quantistico tuttavia, nonostante il nome, è tutt’altro che vuoto. Al contrario, esso è sede di un brulicare continuo di particelle ed antiparticelle dalla vita brevissima che vengono generate e immediatamente dopo distrutte, in un processo senza fine. Come si è detto, ogni particella che emerge dal vuoto quantistico lo fa insieme con la corrispondente antiparticella (l’elettrone ad esempio compare sempre in compagnia dell’antielettrone, il protone con l’antiprotone e così via). L’antiparticella è del tutto simile alla particella tranne che per alcune proprietà: nel caso, ad esempio, dell’elettrone e dell’antielettrone o positone cambia solo il segno della carica elettrica che nell’elettrone è negativo e nel positone è positivo; la stessa cosa vale per il protone che ha carica positiva, mentre l’antiprotone ha carica negativa. Le particelle che compaiono e scompaiono di continuo sono dette virtuali e non possono essere osservate direttamente perché vivono per un tempo troppo breve per consentire agli strumenti di misura di intercettarle. La loro presenza tuttavia può lasciare una traccia sugli oggetti osservabili, come avviene ad esempio per le particelle e le antiparticelle virtuali che compaiono e scompaiono nello spazio vuoto compreso fra il nucleo centrale e gli elettroni periferici degli atomi: esse producono piccoli cambiamenti dell’energia degli elettroni che possono essere misurati facendo uso di strumenti molto sensibili.

    All’interno della meccanica quantistica esiste il cosiddetto “principio di indeterminazione”, scoperto dal fisico tedesco Werner Heisenberg, il quale afferma che nulla è determinato con precisione assoluta ma che ogni cosa è possibile, anche la più improbabile. I fisici ritengono quindi che circa quindici miliardi di anni fa, una particella incredibilmente piccola (molto più piccola di un protone) ma estremamente pesante e calda, in modo spontaneo e imprevisto, sia comparsa dal nulla in una situazione di equilibrio instabile che i fisici chiamano “falso vuoto”. Successivamente questa particella passò ad uno stato di “vero vuoto”, ossia ad una condizione di energia minore e quindi più stabile (come capita per esempio ad una matita che, posta in equilibrio instabile sulla punta, poi cade sul tavolo) che generò in essa un notevole rigonfiamento fino a farle raggiungere in un battibaleno dimensioni enormi. Questa incredibile espansione che i fisici chiamano inflazione provocò la formazione di particelle primitive (fra cui elettroni e quark che in seguito avrebbero dato vita alla materia ordinaria) e di fotoni, ossia di particelle energetiche.

    In verità la fisica non dispone di una teoria in grado di descrivere oggetti più piccoli di certe dimensioni minime né più lontani nel tempo di 10-43secondi dall’inizio. La descrizione dell’Universo non può quindi che iniziare con la presenza di quella piccolissima sfera di fuoco primordiale con un raggio di 10-33 cm che conteneva concentrata in sé in un amalgama indifferenziato non solo tutta la materia, l’energia e le forze che tengono unite le particelle materiali, ma anche il tempo e lo spazio. Il fatto che con il Big Bang sia nata ogni cosa rende improponibile la domanda, che spesso si pone la gente, di che cosa ci fosse prima di quell’evento. Risulta infatti impossibile ragionare con i concetti di spazio e di tempo prima che queste entità esistessero materialmente e porsi una tale domanda equivale a chiedersi ad esempio che cosa ci sia più a Nord del Polo Nord.

    I fisici calcolano che quando la particella iniziale destinata a diventare l’intero Universo era di dimensioni minime, la sua temperatura doveva essere di 1033 gradi kelvin (i gradi assoluti o gradi kelvin hanno una spaziatura uguale a quella dei gradi centigradi ma lo zero kelvin, 0 K, corrisponde a 273 gradi sotto lo 0 °C). In quella condizione di estrema instabilità si sarebbe staccata, dalle altre tre forze fondamentali (nucleare forte, nucleare debole ed elettromagnetica), la forza di gravità sprigionando energia sufficiente a scuotere dal di dentro l’intera struttura la quale subito dopo si sarebbe liberata anche della forza nucleare forte gonfiandosi a dismisura. L’Universo a quel tempo, 10-33 s dall’inizio, dalle dimensioni infinitesime (frazioni irrilevanti di millimetro) raggiunse quelle degli oggetti macroscopici. Questa espansione avvenne ad una velocità di gran lunga superiore a quella della luce ma in uno spazio privo di materia; quindi non vi sarebbe contraddizione con le previsioni della teoria della relatività, secondo la quale nulla di materiale può viaggiare a velocità superiore a quella della luce.

    Per quanto riguarda il futuro, la teoria del Big Bang non fornisce una risposta univoca ma è compatibile con parecchie soluzioni che corrispondono a differenti modelli di Universo. A seconda della materia attualmente presente in esso l’espansione potrebbe continuare all’infinito, ovvero rallentare e alla fine diventare una contrazione. In quest’ultimo caso l’Universo avrebbe potuto effettivamente prendere inizio da un punto, mentre nell’altro caso il nostro Universo non è mai stato concentrato in un punto perché uno spazio infinito rimane infinito, anche quando si contrae. Per chiarire il significato di questa affermazione si pensi ad una molla di lunghezza infinita la quale anche quando viene compressa avvicinando il più possibile le spire, rimane comunque infinita.




    3. LA NUCLEOSINTESI PRIMORDIALE

    Nel 1957 quattro fisici di formazione anglosassone, Geoffrey e Margaret Burbidge, William Fowler e Fred Hoyle (spesso indicati nei libri di astrofisica con la sigla B2FH) pubblicarono su di una rivista scientifica un lungo articolo dal titolo “Sintesi degli elementi nelle stelle” in cui venivano ipotizzate le reazioni che si sarebbero potute verificare all’interno delle stelle al fine di pervenire a risultati che si accordassero bene con le osservazioni. In realtà le abbondanze calcolate dai quattro scienziati erano abbastanza vicine a quelle osservate, fatta eccezione per l’elio, per il quale era stato trovato un valore intorno al 3 – 4% contro quello osservato del 25% e per il deuterio, l’isotopo pesante dell’idrogeno (gli isotopi sono atomi con uguale numero di protoni ma diverso numero di neutroni; l’idrogeno normale ad esempio non contiene alcun neutrone mentre il deuterio o idrogeno pesante contiene, oltre al protone, anche un neutrone).

    Oggi sappiamo che gli elementi più leggeri (idrogeno, deuterio ed elio) si sono formati prevalentemente negli istanti immediatamente successivi al Big Bang, mentre gli elementi più pesanti dell’elio, detti in gergo astrofisico “metalli”, si sarebbero effettivamente formati nel centro delle stelle. Il primo dubbio che gli elementi più pesanti dell’elio avrebbero potuto formarsi nel core delle stelle si ebbe nei primi anni cinquanta del secolo scorso, quando in alcune stelle fu notato lo spettro del tecnezio, l’elemento radioattivo prodotto artificialmente nel 1937 da Emilio Segrè, docente a quel tempo presso l’Università di Palermo e poi emigrato in USA per sfuggire alle leggi razziali fasciste. Questo elemento è soggetto ad un decadimento piuttosto rapido (la sua vita media è di 3 milioni di anni) e quindi quello osservato non poteva che essersi formato nel luogo in cui si trovava, mentre quello eventualmente prodotto ai primordi dell’Universo si sarebbe completamente disintegrato da lungo tempo.

    Dopo la prima fiammata iniziale l’Universo continuò ad espandersi (ma lo fece in modo sempre più blando) e a raffreddarsi, al punto che quando raggiunse l’età di 10-6 secondi la temperatura era scesa a 1015 gradi kelvin. Fu allora che i quark si unirono a tre a tre per formare protoni e neutroni (il protone è costituito da due quark su e un quark giù e il neutrone da due quark giù e un quark su; strani nomi usano spesso i fisici per designare gli oggetti dei loro studi).

    Successivamente, in un’epoca compresa fra i tre e i cinque minuti dall’inizio, la temperatura scese ulteriormente fino a raggiungere il miliardo di gradi, e anche la densità si ridusse drasticamente. Si vennero così a creare le condizioni ideali perché le collisioni tra protoni e neutroni divenissero molto efficaci e frequenti tanto da formare strutture con due o più particelle elementari che la forza forte (la più forte delle quattro interazioni note) tenne poi legate: si ottennero in questo modo i nuclei di deuterio o idrogeno-2 (un protone unito ad un neutrone), di trizio o idrogeno-3 (un protone unito a due neutroni), di elio-3 (due protoni con un neutrone) e di elio-4 (due protoni con due neutroni). Dalla fusione di un nucleo di trizio e due di deuterio si formò probabilmente anche una piccola quantità di nuclei di litio-7 (tre protoni e quattro neutroni). Il numero posto di fianco al nome dell’elemento rappresenta il cosiddetto peso atomico, ovvero la somma dei protoni e dei neutroni presenti nel nucleo dell’atomo di quell’elemento. Il lasso di tempo in cui si sono formati gli elementi più leggeri è noto, come abbiamo già detto, con il nome di periodo della nucleosintesi primordiale.

    Da questo momento, e per alcune centinaia di migliaia di anni, non successe più nulla di interessante tranne il fatto che l’Universo continuò ad espandersi e raffreddarsi. Quando però la temperatura raggiunse poche migliaia di gradi gli elettroni, che fino a quel momento erano stati in continuo e frenetico movimento, rallentarono la loro corsa consentendo ai nuclei carichi positivamente di legarli a sé e formare i primi atomi neutri.

    Quello della formazione degli atomi neutri (prevalentemente idrogeno ed elio) fu un momento di cruciale importanza, perché da allora in poi l’Universo divenne trasparente alla radiazione elettromagnetica, che prese a viaggiare libera per lo spazio disponibile. Prima che gli elettroni fossero catturati dai nuclei atomici l’Universo infatti era un denso e caldissimo plasma di particelle cariche, che intralciavano i fotoni impedendo loro di muoversi liberamente. A quel tempo l’Universo, pur essendo pieno di radiazione di tutte le lunghezze d’onda, era tuttavia completamente opaco.

    Frattanto l’idrogeno e l’elio, a differenza di quello che era successo per la radiazione elettromagnetica che si era distribuita tutta intorno in modo omogeneo e isotropo, trascinati dalla gravità, si addensarono in masse gigantesche nelle regioni del cielo in cui oggi sorgono a miliardi le galassie. All’interno di quelle nubi di gas, forse a causa di fluttuazioni casuali e delle conseguenti turbolenze (cosa che avviene spontaneamente in tutti i fluidi) alcuni atomi si addensarono costituendo zone di densità superiore al normale, che avrebbero portato alla nascita di stelle nel cui centro la densità e la temperatura sarebbero salite a livelli altissimi a mano a mano che il gas, spinto dalla gravità, si comprimeva.




    4. LA NUCLEOSINTESI STELLARE

    In quelle condizioni di temperatura e pressione elevate gli atomi persero gli elettroni periferici ricostituendo i nuclei di partenza i quali, scontrandosi, finirono per aggregarsi. Si assistette allora alla conversione dell’idrogeno in elio con produzione di energia e alla simultanea distruzione (a causa delle alte temperature) dei nuclei di litio, berillio e boro da poco sintetizzati; questi tuttavia si sarebbero riformati, sebbene in quantità minima, nel mezzo interstellare per azione dei raggi cosmici: in questo modo si spiegherebbe la scarsità di questi tre elementi nella curva delle abbondanze cosmiche.

    La fusione di quattro nuclei di idrogeno (in pratica quattro protoni) porta quindi alla formazione del nucleo dell’atomo di elio la cui massa è leggermente inferiore a quella dei quattro nuclei di partenza: quello che manca si è trasformato in energia, come suggerisce la famosa equazione di Einstein: E=mc² (energia uguale a massa per la velocità della luce al quadrato). La reazione è detta catena protone-protone (p-p) ma, come vedremo in seguito, questa non è l’unica reazione che consente alla stella di procurarsi energia.

    Quando nel core (uso volentieri questo termine che in inglese significa “nucleo”, “struttura centrale”, mentre nell’idioma napoletano significa “cuore”, forse perché condizionato dalle mie origini partenopee) delle stelle primordiali si esaurì il combustibile fondamentale, cioè l’idrogeno, venne a mancare la spinta verso l’esterno che manteneva in equilibrio la enorme massa di gas che formava l’astro ed iniziò l’implosione di tutta quella materia che precipitando verso il centro, riscaldò il nocciolo ormai costituito di elio puro fino a fargli raggiungere la temperatura di 100 milioni di gradi. Fu allora che iniziarono a formarsi i nuclei degli atomi più pesanti.

    Abbiamo visto come, dopo che nell’Universo primitivo si era formato l’elio-4, l’espansione in atto avesse raffreddato l’ambiente e diradato la materia al punto che gli urti fra le particelle non erano più efficaci. Prima di questo evento avrebbe potuto formarsi il nucleo del berillio-8 in seguito alla fusione di due nuclei di elio-4 ma il berillio-8 è una struttura estremamente instabile, che alle attuali tiepide temperature presenti sulla Terra si scinde immediatamente dopo formato, ripristinando i due nuclei di partenza: a maggior ragione lo avrà fatto alle alte temperature dell’Universo primigenio.

    A rimuovere l’ostacolo rappresentato della estrema instabilità del nucleo del berillio fu un lampo di genio di Fred Hoyle, il quale suggerì l’eventualità di un incontro simultaneo di tre nuclei di elio che avrebbero formato il nucleo del carbonio di massa 12. Hoyle aveva previsto che quello che non era possibile si realizzasse ai primordi dell’Universo fosse possibile all’interno delle stelle, dove c’era il vantaggio di un ambiente formato quasi esclusivamente di elio-4. È molto più facile che si verifichi una tripla collisione di elio-4 quando non sono presenti altre particelle ad ostacolare lo scontro piuttosto che quando c’era, insieme all’elio, un grande affollamento di nuclei di idrogeno, come accadeva nel periodo immediatamente successivo al Big Bang. A questa reazione fu assegnato il nome di “processo tre alfa” (“particella alfa” è anche chiamato il nucleo dell’atomo di elio). Una serie di esperimenti di laboratorio condotti in un Istituto di ricerca e sperimentazione della California, confermò l’intuizione di Hoyle.

    Attraverso la stessa catena 3-a coadiuvata da protoni liberi presenti in abbondanza si formarono altri elementi di peso medio, come ad esempio l’azoto-14 e l’ossigeno-16; quando la temperatura, in seguito alla combustione dell’elio aumentò ulteriormente, si realizzò anche la fusione degli atomi di carbonio, attraverso la quale si generarono neon-20, sodio-23 e magnesio-24. Infine, a temperature prossime ai due miliardi di gradi, si fusero insieme i nuclei dell’ossigeno generando silicio, fosforo e zolfo.

    Frattanto, grazie alla presenza di nuclei di carbonio, azoto e ossigeno prese l’avvio l’altro processo di fusione nucleare che porta alla produzione di energia, il ciclo CNO, così detto dai simboli dei tre elementi che lo caratterizzano. Esso, come la catena p-p, fornisce un nucleo di elio dalla sintesi di quattro nuclei di idrogeno; i nuclei di carbonio, azoto e ossigeno non partecipano direttamente alla reazione ma fungono da semplici catalizzatori.

    A questo punto però, nonostante le temperature restassero molto elevate, le reazioni di sintesi si arrestarono ed iniziarono reazioni di fissione che ruppero alcuni nuclei già formati liberando particelle elementari come protoni, neutroni e particelle alfa, le quali si combinarono con nuclei piccoli e grandi formando nuovi elementi fino ad arrivare al picco del ferro.

    Tutte le reazioni di sintesi, fino a quelle che avevano condotto alla formazione di nuclei di ferro, erano state reazioni esotermiche cioè reazioni spontanee che generavano calore. Ora però i nuclei di ferro, sia che si scindano in nuclei più piccoli (fissione nucleare), sia che si fondano per formare nuclei più grossi (fusione nucleare), lo fanno attraverso reazioni endotermiche ossia reazioni che consumano energia.

    Arrivato quindi alla sintesi del ferro, il “fuoco centrale” si spense e nulla fu più in grado di opporsi alla gravità che spinse la materia verso l’interno. La stella quindi collassò e si riscaldò tanto da consentire a quel poco di idrogeno, che era rimasto nella regione esterna al nocciolo centrale, di sintetizzare ulteriori nuclei di elio. Il calore prodotto da quella reazione spinse verso l’esterno la parte periferica della stella creando una specie di anello che la fece assomigliare al disco di un pianeta: la particolare struttura viene infatti chiamata “nebulosa planetaria”.




    5. DALLE STELLE ALLE STALLE

    Ora è da chiedersi dove e come si siano formati gli elementi più pesanti del ferro. Inoltre si deve anche spiegare come abbiano fatto gli elementi sintetizzati nel core delle stelle a finire sparsi negli spazi interstellari e successivamente sulla Terra e in noi stessi.

    Il Sole che a prima vista appare come un tranquillo ed omogeneo globo luminoso, in realtà è sede di continue esplosioni e fiammate, che prendono il nome rispettivamente di brillamenti e protuberanze. Si tratta di getti di materia che abbandona definitivamente l’astro e si sparpaglia nello spazio circostante. Questo continuo flusso di materia solare è chiamato vento solare e deve essere presente in tutte le stelle più o meno delle dimensioni del nostro Sole. Tali stelle rappresentano la maggioranza di quelle che formano la nostra e le altre galassie, quindi la quantità di materia che in ogni istante va ad incrementare il gas interstellare dovrebbe essere enorme.

    Tuttavia i venti stellari provengono dagli strati superficiali delle stelle i quali sono costituiti quasi esclusivamente di idrogeno ed elio mentre gli elementi più pesanti (quando ci sono) si trovano nella parte più interna degli astri. Spesso questi elementi non si sono formati nelle stelle in cui attualmente si trovano, ma altrove. Il nostro Sole ad esempio è una stella di seconda generazione che si è formata raccogliendo materiale interstellare espulso da stelle che sono esplose proiettando nello spazio gli elementi che avevano sintetizzato nel loro core. Una volta finiti all’interno del Sole, questi elementi vi rimarranno anche dopo che la stella si sarà trasformata in nana bianca quindi in pratica per sempre.

    In realtà, come abbiamo accennato, la sorgente dei nuclei pesanti presenti nei gas interstellari è rappresentata dalle supernovae, stelle di enormi dimensioni che improvvisamente esplodono lanciando nello spazio gran parte della materia di cui sono costituite, compresi i nuclei più pesanti che si erano formati durante l’implosione che ha preceduto lo scoppio finale. Gli elementi pesanti espulsi dalle supernovae sono sufficienti per giustificare la grande quantità di essi presente nel gas interstellare, nelle stelle di seconda generazione e nei pianeti. Quindi posiamo affermare che tutta la materia esistente, compresa quella che si trova nella stalla più sperduta e insignificante dove fieno, animali e lo stesso stallatico sono costituiti dagli elementi che molto tempo prima sono usciti dalle stelle più grandi dell’Universo, ha avuto origine da processi di fusione nucleare.

    I nuclei degli elementi pesanti che si originano all’interno delle stelle di grande massa non derivano dalla fusione di elementi leggeri, ma si formano per cattura di neutroni. I neutroni che entrano nei nuclei possono poi trasformarsi in protoni per emissione di un elettrone ma può anche avvenire che il nucleo che si è appena formato sia fortemente instabile e quindi espella una particella alfa cambiando completamente fisionomia e divenendo più stabile.

    Il processo di cattura di neutroni può avvenire attraverso due meccanismi, individuati dal gruppo B²FH, detti “processo s” (dalla parola ingleseslow che significa lento) e “processo r” (dall’inglese rapid che non necessita di traduzione). Nel primo caso il tempo medio tra due catture successive del neutrone da parte di un nucleo è molto lungo rispetto a quello necessario allo stesso per emettere un elettrone e trasformarsi in protone prima che avvenga la cattura di un altro neutrone. Il “processo r” invece si realizza in presenza di un elevato flusso di neutroni che vengono catturati in eccesso prima che avvenga l’emissione di elettroni da parte degli stessi. Si formano in questo modo strutture mostruose nelle quali non tutti i neutroni decadono in protoni: atomi che presentano nuclei con neutroni in numero eccessivo rispetto ai protoni sono instabili, cioè radioattivi, come capita ad esempio per tutti gli elementi della famiglia dell’uranio. Questo tipo di reazione avviene nelle atmosfere delle stelle giganti nel corso della esplosione delle stesse quando c’è abbondanza di nuclei di ferro e di neutroni.

    fine





    http://www.cosediscienza.it/fisica/08_materia.htm

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    La preghiera a san Michele Arcangelo è una preghiera della tradizione cristianacattolica.

    Il 13 ottobre 1884papa Leone XIII avrebbe avuto una visione - al termine della Messa in Vaticano - nella quale il Maligno minacciava la Chiesa: subito dopo aveva composto la preghiera (in forma estesa), raccomandando che fosse recitata al termine di ogni messa, oltre ad inserirla nella raccolta degli esorcismi.

    Nel 1886, ciò divenne una legge interna alla Chiesa e la preghiera a San Michele in forma abbreviata fu inserita insieme alle Preci leonine, da recitare al termine delle messe non cantate. La preghiera continuò ad essere recitata fino al 26.9 64, quando, con la riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II, l'istruzione "Inter oecumenici" n.48, § j, decretò: "...le preghiere leoniane sono soppresse".

    Papa Leone XIII è autore del De exorcismis et supplicationibus quibusdam, raccolta di esorcismi, fra i quali rientra l' Exorcismus in Satanam et Angelos Apostaticos, uno dei più potenti: nella prima parte, il papa inserì la Preghiera a San Michele, invocato come "Principe gloriosissimo delle milizie celesti", come "custode e patrono della Santa Chiesa".

    Il libro fu confermato con importanti revisioni nel Concilio Vaticano II.
    Dopo la revisione conciliare di questo testo fondamentale, gli esorcismi sono recitati in specifici casi dietro autorizzazione del vescovo, inclusa la Preghiera a San Michele, drasticamente abbreviata e ora suggerita come forma di eccezione e per gli esorcismi di minore entità, laddove la pur breve tradizione precedente la considerava l'esorcismo più efficace nella più vasta casistica di possessione.

    Abbiamo quindi tre versioni:
    originale estesa nel Exorcismus in Satanam et Angelos Apostaticos di Leone XIII,
    forma breve nelle Preci Leonine (Rituale romano del 1884) di Leone XIII,
    esorcismo dopo il Vaticano II.

    L'esorcismo può essere recitato dal solo sacerdote (autorizzato dal vescovo come esorcista e ad adottare questa forma, dopo il Vaticano II) nei casi di presunta possessione diabolica. La preghiera delle Preci Leonine può essere sempre recitata dai fedeli, è considerata inefficace del tutto come esorcismo in caso di possessione già avvenuta, mentre è utile per prevenire che tale evento si manifesti. L'esorcismo può essere recitato dai fedeli in una serie di altre occasioni utili:
    l'esorcismo solenne e pubblico, fatto dal sacerdote (validamente ordinato) per liberare una persona posseduta unicamente col consenso del Vescovo diocesano;
    l'esorcismo privato, che tutti i fedeli, come nel caso di questa preghiera, possono recitare con frutto, da soli o in comune, in chiesa o fuori dalla chiesa. Questo sacramentale è consigliabile:
    tentazione di bestemmia, di impurità, di odio, di disperazione, ecc...);
    nelle famiglie (discordie, epidemie, ecc...);
    nella vita pubblica (immoralità, bestemmia, profanazione delle feste, scandali, ecc...);
    nelle relazioni tra i popoli (guerre, ecc...);
    nelle persecuzioni contro il clero e contro la Chiesa;
    nelle malattie fisiche e spirituali, nei temporali, nell'invasione di animali nocivi.
    l'esorcismo solenne e pubblico, fatto dal sacerdote (validamente ordinato) per liberare una persona posseduta unicamente col consenso del Vescovo diocesano;
    l'esorcismo privato, che tutti i fedeli, come nel caso di questa preghiera, possono recitare con frutto, da soli o in comune, in chiesa o fuori dalla chiesa. Questo sacramentale è consigliabile:
    tentazione di bestemmia, di impurità, di odio, di disperazione, ecc...);
    nelle famiglie (discordie, epidemie, ecc...);
    nella vita pubblica (immoralità, bestemmia, profanazione delle feste, scandali, ecc...);
    nelle relazioni tra i popoli (guerre, ecc...);
    nelle persecuzioni contro il clero e contro la Chiesa;
    nelle malattie fisiche e spirituali, nei temporali, nell'invasione di animali nocivi.

    Testo latino originale (forma estesa)

    La preghiera fu inserita, in forma estesa, in un esorcismo che lo stesso pontefice Leone XIII fece inserire nel Rituale Romanum: tale esorcismo, secondo le leggi della Chiesa Cattolica dopo il Vaticano II, può essere pronunciato solo da un sacerdote esorcista, autorizzato dal vescovo[1], mentre è raccomandata a ogni fedele la recita della preghiera a san Michele Arcangelo nella sua forma ridotta[2]. Fino al 1964, questa forma integrale era tutta recitata privatamente dai fedeli, e al temrine delle messe non cantate.
    In Nomine Patris, et Filii et Spiritus Sancti.Princeps gloriosissime caelestis militiae, sancte Michael Archangele, defende nos in proelio et colluctatione, quae nobis adversus principes et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum, contra spiritualia nequitiae, in caelestibus.Veni in auxilium hominum, quos Deus creavit inexterminabiles, et ad imaginem similitudinis suae fecit, et a tyrannide diaboli emit pretio magno. Proeliare hodie cum beatorum Angelorum exercitu proelia Domini, sicut pugnasti contra ducem superbiae Luciferum, et angelos eius apostaticos: et non valuerunt, neque locus inventus est eorum amplius in coelo. Sed proiectus est draco ille magnus, serpens antiquus, qui vocatur diabolus et satanas, qui seducit universum orbem; et proiectus est in terram, et angeli eius cum illo missi sunt.En antiquus inimicus et homicida vehementer erectus est. Transfiguratus in angelum lucis, cum tota malignorum spirituum caterva late circuit et invadit terram, ut in ea deleat nomen Dei et Christi eius, animasque ad aeternae gloriae coronam destinatas furetur, mactet ac perdat in sempiternum interitum.Virus nequitiae suae, tamquam flumen immundissimum, draco maleficus transfundit in homines depravatos mente et corruptos corde; spiritum mendacii, impietatis et blasphemiae; halitumque mortiferum luxuriae, vitiorum omnium et iniquitatum.Ecclesiam, Agni immaculati sponsam, faverrimi hostes repleverunt amaritudinibus, inebriarunt absinthio; ad omnia desiderabilia eius impias miserunt manus. Ubi sedes beatissimi Petri et Cathedra veritatis ad lucem gentium constituta est, ibi thronum posuerunt abominationis et impietatis suae; ut percusso Pastore, et gregem disperdere valeant.Adesto itaque, Dux invictissime, populo Dei contra irrumpentes spirituales nequitias, et fac victoriam.Te custodem et patronum sancta veneratur Ecclesia; te gloriatur defensore adversus terrestrium et infernorum nefarias potestates; tibi tradidit Dominus animas redemptorum in superna felicitate locandas. Deprecare Deum pacis, ut conterat satanam sub pedibus nostris, ne ultra valeat captivos tenere homines, et Ecclesiae nocere.Offer nostras preces in conspectu Altissimi, ut cito anticipent nos misericordiae Domini, et apprehendas draconem, serpentem antiquum, qui est diabolus et satanas, ac ligatum mittas in abyssum, ut non seducat amplius gentes. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo .Gloriosissimo Principe della Milizia Celeste, Arcangelo San Michele, difendeteci in questa ardente battaglia contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia.Venite in soccorso degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio. Combattete oggi le battaglie del Signore con tutta l'armata degli Angeli beati, come già avete combattuto contro il principe dell'orgoglio lucifero ed i suoi angeli apostati; e questi ultimi non potettero trionfare e ormai non v'è più posto per essi nei cieli. Ma è caduto questo grande dragone, questo antico serpente che si chiama lo spirito del mondo, che tende trappole a tutti. Sì, è caduto sulla terra ed i suoi angeli sono stati respinti con lui.Ora ecco che, questo antico nemico, questo vecchio omicida, si erge di nuovo con una rinnovata rabbia. Trasfiguratosi in angelo di luce, egli nascostamente invase e circuì la terra con tutta l'orda degli spiriti maligni, per distruggere in essa il nome di Dio e del suo Cristo e per manovrare e rubarvi le anime destinate alla corona della gloria eterna, per trascinarle nell'eterna morte.Il veleno delle sue perversioni, come un immenso fiume d'immondizia, cola da questo dragone malefico e si trasfonde in uomini di mente e spirito depravato e dal cuore corrotto; egli versa su di loro il suo spirito di menzogna, di empietà e di bestemmia ed invia loro il mortifero alito di lussuria, di tutti i vizi e di tutte le iniquità.La Chiesa, questa Sposa dell'Agnello Immacolato, è ubriacata da nemici scaltrissimi che la colmano di amarezze e che posano le loro sacrileghe mani su tutte le sue cose più desiderabili. Laddove c'è la sede del beatissimo Pietro posta a cattedra di verità per illuminare i popoli, lì hanno stabilito il trono abominevole della loro empietà, affinché colpendo il pastore, si disperda il gregge.Pertanto, o mai sconfitto Duce, venite incontro al popolo di Dio contro questa irruzione di perversità spirituali e sconfiggetele. Voi siete venerato dalla Santa Chiesa quale suo custode e patrono ed a Voi il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. Pregate, dunque, il Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa.Presentate all'Altissimo, con le Vostre, le nostre preghiere, perché scendano presto su di noi le Sue Divine Misericordie e Voi possiate incatenare il dragone, il serpente antico satana ed incatenarlo negli abissi. Solo così non sedurrà più le anime.

    Nelle Preci Leonine
    In nomine Patris, et Filii et Spiritus Sancti.Sancte Michaël Archangele,defende nos in proelio;contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium.Imperet illi Deus,supplices deprecamur: tuque,Princeps militiae caelestis,Satanam aliosque spiritus malignos,qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo,divina virtute in infernum detrude.Amen. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.San Michele Arcangelo, difendici nella lotta;sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio.Che Dio eserciti il suo dominio su di lui,supplichevoli ti preghiamo:tu, che sei il Principe della milizia celeste,con la forza divina rinchiudi nell'inferno Satanae gli altri spiriti maligniche girano il mondoper portare le anime alla dannazione.Amen.

    Forma abbreviata

    Nel 1902, un anno e mezzo dopo la morte di papa Leone XIII[il papa morì nel 1903, quindi nel 1902 era vivo], fu pubblicata una nuova edizione del rituale Romano, che conteneva una versione significativamente abbreviata della preghiera di San Michele privata del Segno Iniziale della Croce, dei paragrafi da 2 a 6, e della locuzione Te gloriatur defensore adversus terrestrium et infernorum nefarias potestates nel paragrafo 7. La forma abbreviata poteva essere recitata dai fedeli, ma era prevista anche come introduzione agli esorcismi.
    Princeps gloriosíssime, cæléstis milítiæ, sancte Michaël Archángele, defénde nos in prælio adversus príncipes et potestátes, advérsus mundi rectóres tenebrárum harum, contra spirituália nequítiæ, in celéstibus.Veni in auxilium hóminum; quos Deus ad imáginem similitúdinis suæ fecit, et a tyránnide diáboli emit prétio magno.Te custódem et patrónum sancta veneratur Ecclésia; tibi trádidit Dóminus ánimas redemptórum in supérna felicitáte locándas. Deprecáre Deum pacis, ut cónterat sátanam sub pédibus nostris, ne ultra váleat captivos tenére hómines, et Ecclésia nocére.Offer nostras preces in conspéctu Altíssimi, ut cito antícipent nos misericórdiæ Dómini, et apprehéndas dracónem, serpéntem antíquum qui est diábolus et sátanas, et ligátum mittas in abyssum, ut non sedúcat ámplius gentes. Gloriosissimo Principe della Milizia Celeste, Arcangelo San Michele, difendeteci in questa ardente battaglia contro tutte le potenze delle tenebre e la loro spirituale malizia.Venite in soccorso degli uomini creati da Dio a sua immagine e somiglianza e riscattati a gran prezzo dalla tirannia del demonio.Voi siete venerato dalla Santa Chiesa quale suo custode e patrono, ed a Voi il Signore ha affidato le anime che un giorno occuperanno le sedi celesti. Pregate, dunque, il Dio della pace a tenere schiacciato satana sotto i nostri piedi, affinché non possa continuare a tenere schiavi gli uomini e a danneggiare la Chiesa.Presentate all'Altissimo, con le Vostre, le nostre preghiere, perché scendano presto su di noi le Sue Divine Misericordie e Voi possiate incatenare il dragone, il serpente antico satana ed incatenarlo negli abissi. Solo così non sedurrà più le anime.

    La Coroncina di Maria de Astonac

    Antonia de Astonac in Portogallo, religiosa carmelitana, proclamata serva di Dio, è autrice nel 1751 di un famoso e particolare esercizio di invocazione dell'Arcangelo Michele. Dal 1851 il rosario di San Michele è autorizzato all'interno della Chiesa Cattolica. Papa Pio IX fece arricchire di numerose indulgenze questo esercizio, normalmente contiene anche la preghiera di Consacrazione (quella in forma breve, delle Preci Leonine).

    La preghiera di Consacrazione a San Michele è preceduta da una invocazione a ciascuno dei nove cori angelici: ognuna delle nove invocazioni è composta da un Padre Nostro e tre Ave Maria. Al termine delle nove invocazioni, si eseguono 4 Padre Nostri, il primo in suo onore, gli altri tre in onore di San Gabriele, San Raffaele e degli angeli custodi, seguite dalla preghiera di consacrazione litanie a san Michele.
    Chiesa ortodossa

    La liturgia bizantina contiene l'inno akathistos (lett. "da recitare in piedi") a San Michele Arcangelo, di origine greca. La Chisa ortodossa celebra l'8 novembre la festa degli Arcangeli Michele e Gabriele, e delle potenze divine[3]. L'inno è composto di 24 strofe, lette da una guida:
    12 contacio, più brevi, cui segue un semplice “Alleluia", detto da tutti i presenti;
    12 ikos, in cui due cori si alternano in sei acclamazioni di saluto per ogni strofa, e un'espressione sempre ripetuta da tutti ("Salve, Michele, grande Archistratega, con tutte le schiere celesti").

    Questo inno Akatisto è quasi il solo conosciuto nell'ambiente di lingua greca, mentre nei paesi slavi sorsero altri Akathisti.

    Una versione più breve è la seguente, composto e musicato da San Nikolai Velimirovich, (vescovo di Žiča in Serbia, e letterato, 1880-1956), pubblicato nel Ochridski Prolog in lingua serba nel 1928. Il Prologo di Ohrid è una pubblicazione in due volumi che contiene le vite dei santi venerati dalla Chiesa ortodossa, arricchiti da inni, riflessioni e omelìe:Archangel of GodMichael the Commander,The sword-bearing servantOf the Lord Most-high.He stands before the LordWith the heavenly hosts,With the mighty angelsAnd the holy souls.The greatest commanderOf the Greatest King,Wherever he goes, he conquersAnd works miracles.He is the one whom SatanFears like flame,For the commander of GodStands for truth.He stands for truth,And upholds justice;Fast as sightHe can be anywhere swiftly.The commander of light,He drives the impure away,And with his wingsProtects the faithful.

    Wikipedia

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    Gay si nasce, o si diventa? Qualcuno obiettera’ che l’omosessualita’ e ‘ vecchia quanto il mondo. Ma nessuno puo’ obiettare su quanto siano cresciuti i casi di rapporti omosessuali negli ultimi anni dopo la massiccia propaganda di media e di ”missionari” dell’omosessualita’, basti pensare alla cantante Madonna, Sharon Stone, e moltissime altre star e divi di Hollywood che pubblicizzano la pratica omosessuale. A tanti ragazzi introversi con difficolta’ a socializzare viene consigliato di provare il rapporto omosessule perche’-secondo loro- la causa dei propri problemi potrebbe celarsi dietro una omosessualita’ repressa (!)
    In realta’ il numero di coloro che sono cresciuti dalla prima infanzia (non dalla nascita) con la tendenza all’omosessulita’ e’ un numero piuttosto esiguo, le parole d’ordine del giorno d’oggi sono: sperimentare a tutti i costi, piacere, godere, trasgredire. La stragrande maggioranza di persone che si considerano ”omosessuali” hanno anche rapporti con persone del sesso opposto. Oscar Wilde ne fu un esempio ; sposatosi con una donna, Constance Mary Lloyd, dopo aver avuto due figli si diede alla pratica piu’ sfrenata della sodomia- nonostante non avesse mai smesso di amare sua moglie. Pochi pero’ sanno che negli ultimi anni della sua vita si penti amaramente di queste che lui stesso defini’ ”perversioni ” (vedi articolo)
    Forse, il mito più pericoloso diffuso ai nostri giorni dal Movimento per i Diritti degli Omosessuali è che la scienza moderna avrebbe provato che l’omosessualità sarebbe innata e immutabile. Ovvero, che gli omosessuali sarebbero nati gay, esattamente come si può nascere con gli occhi neri o azzurri. La conseguenza, chiaramente, è che se si nasce così, l’omosessualità non può essere considerata immorale o innaturale; l’omosessuale starebbe unicamente seguendo i suoi geni.
    “L’orientamento sessuale ha sede nel cervello”, ha affermato lo psicologo John William Money, della John Hopkins University, detto anche il “preside” dei sessuologi americani. “La vera domanda è: quando c’è arrivato? In età prenatale, neonatale, durante l’infanzia o nella pubertà? Non lo sappiamo”»
    Altri problemi inerenti le scoperte di Simon LeVay includono: probabilmente, ci sono altrettanti – se non di più – psichiatri e psicologi che credono che l’omosessualità sia causata da vari fattori ambientali. La maggior parte di essi indica che le cause poste alla radice dell’omosessualità siano psicologiche, e non biologiche. Ma queste persone, a differenza dei loro colleghi di opinione contraria, non vengono quasi mai citate dai media. Si tratta forse di una deviazione a favore degli omosessuali operata dai mezzi di comunicazione? Inoltre, essi non vengono mai virtualmente ammessi dalla comunità omosessuale, perché la maggior parte dei gay vuole credere che è nata già così, senza alcuna alternativa (consapevole o subliminale).




    In ogni caso, molti dei più noti e rispettati ricercatori e terapeuti del mondo negano che l’omosessualità sia determinata da fattori biologici. Non esiste un “gene gay” e non esiste nessuna prova a sostegno dell’idea che l’omosessualità sia genetica o immutabile.
    Il dottor Joseph Nicolosi spiega:” Il cambiamento è davvero possibile. Noi vediamo sempre più individui che vogliono farsi avanti pubblicamente e dare la loro testimonianza. Cinque anni fa sarebbe stato molto difficile trovare un ex omosessuale che volesse esporsi, ma fortunatamente oggi uomini e donne che erano dichiaratamente gay e lesbiche, che vivevano lo stile di vita gay, ora vogliono discutere apertamente del loro processo di cambiamento. Molti di loro sono sposati con bambini, e gli era stato detto che non avevano altra scelta che essere gay, e che avevano un gene dell’omosessualità, e che dovevano imparare ad accettarlo, ma queste persone sono state capaci di andare a fondo nelle cause della loro attrazione verso il proprio sesso. E allora hanno scoperto che molte delle loro sofferenze erano dovute a cause emotive. E quando questi bisogni emotivi sono stati riconosciuti onestamente e soddisfatti in maniera sana, il loro desiderio omosessuale è diminuito” NARTH-ITALIA-DOCUMENTI-LIBRETTO-N-1-GRUPPOLOT-ONLUS


    Per trent’anni, come un disco rotto, i difensori dell’omosessualità hanno dichiarato che l’attrazione tra persone dello stesso sesso è di origine biologica. Ai nostri giorni, molte persone in America accettano questa asserzione senza batter ciglio. Alla fine, una bugia ripetuta ad alta voce e per lungo tempo verrà accettata da alcuni come la verità. Oltre a ciò, i media sono stati complici nel tentativo di alterare la percezione del grande pubblico a riguardo dell’omosessualità. Ernest Tucker, un giornalista del quotidiano pro-gay Chicago Sun-Times, in un articolo intitolato «Girlcott Hits Sexism at Gay Parade», ha riferito che, nel 1997, a Chicago, due gruppi di lesbiche hanno progettato di boicottare il North Side Gay and Lesbian Pride Parade «perché dicono che in passato diversi maschi gay fra gli spettatori le hanno molestate fisicamente» . Un grosso indizio che aiuta a spiegare tutta la discriminazione sessuale che c’è tra gli omosessuali è contenuto in queste parole dell’omosessuale Dennis Altman: «Indubbiamente, per molti omosessuali c’è qualcosa di minaccioso nell’idea di intimità con l’altro sesso». Secondo il biografo Tom King (pure lui gay), David Geffen, omosessuale, produttore discografico e cinematografico, fondatore della Asylum Records e della Geffen Records, e co-fondatore della DreamWorks SKG, ha ammesso che «aveva paura del sesso opposto»

    La stessa cosa la conferma il noto ex omosessuale al 100 per cento (come lui stesso si e’ definito) Luca Di Tolve.
    Di Tolve non è un tizio qualunque. Nel 1990, fu uno dei primi a essere eletto Mister Gay nella discoteca Nuova Idea International di via De Castillia, il locale più trasgressivo di Milano, che ancor oggi offre «ragazzi tanti e boni» e «le migliori cubiste trans».
    È stato per due anni nel direttivo dell’Arcigay milanese. Era diventato l’impresario turistico di riferimento dell’associazione. Organizzava crociere e vacanze per gay pubblicizzate su Adam e Babilonia, i due periodici trendy della comunità omosessuale. Nel 1996 aveva addirittura organizzato, d’intesa con le Ferrovie dello Stato, un treno speciale che avrebbe dovuto portare militanti da tutta Italia al Gay Pride di Napoli, anche se poi il convoglio rimase fermo sui binari perché l’Arcigay partenopea negò la sponsorizzazione concessa invece dall’Arcigay milanese. Frequentava il jet set internazionale: ha potuto avvicinare Gianni Versace e Giorgio Armani; ha conosciuto Dolce e Gabbana a Taormina; una foto lo ritrae con Carla Bruni, non ancora divenuta premièr dame di Francia; tra Portofino e la Costa Smeralda è stato accolto alle feste o sui panfili di famosi stilisti, insieme con Naomi Campbell, Flavio Briatore e Sean Combs, il rapper americano noto come Puff Daddy. (Luca Di Tolve: in basso con alcune top model tra cui Carla Bruni)

    Da quando Luca Di Tolve non è più gay, si ritrova tutti contro, specialmente dopo che ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco la sua storia nelle 248 pagine del libro Ero gay,che è stato edito da Piemme (scarica il libro)Ero Gay-Luca Di Tolve Book
    Oggi sposato con Teresa e padre felice -in un’intervista rilasciata al giornalista Stefano Lorenzetto, racconta la sua rinascita, la contrazione del virus HIV e la sua conversione alla fede cattolica. Alla domanda su come la veda riguardo al fatto che i sostenitori della pratica omosessuale rispondano che i casi di omosessualita’ siano pure rintracciabili nel genere animale egli risponde con fermezza:
    ” Non esiste alcuna prova scientifica che un individuo nasca omosessuale. Inoltre, penso che le persone possano considerarsi un gradino più su delle pecore, o no? Gli animali seguono l’istinto, gli uomini la ragione.
    Le femmine dei criceti al primo parto spesso divorano i proprî piccoli. Dovremmo tollerarlo anche nelle puerpere? Qualora l’omosessualità non fosse altro che un prodotto della natura, basterebbe a renderla desiderabile? La terapia affermativa gay propugna che la fonte del disagio risieda nella società che odia gli omosessuali. Così non è e io posso testimoniarlo. Il disagio lacerante era dentro di me, non fuori di me. Ero un gay convintissimo, effeminato, e oggi sono un’altra persona”. E ancora:”
    Loro (le associazioni LGBT) mi considerano un reietto, un rifiuto umano. Hanno scritto che sono a libro paga del Vaticano e che prendo ordini da Rocco Buttiglione, escluso dalla Commissione Europea per aver detto che come cattolico considera l’omosessualità un peccato, ma non un crimine. Evidentemente per loro è invece un delitto il matrimonio fra un ex omosessuale e una donna. Se un eterosessuale diventa gay viene salutato come un eroe, lo invitano in TV, gli offrono un posto da opinionista nei giornali, mentre se un omosessuale compie il percorso inverso viene messo al bando».
    Luca Di Tolve ha inoltre affermato dopo la sua conversione la carica virale dell’Hiv si è completamente azzerata e che i suoi figli non hanno corso alcun rischio.

    Casi come quelli di Di Tolve non sono rari ed isolati. Su internet si possono trovare facilmente siti che raccolgono la testimonianza di migliaia di persone un tempo omosessuali che raccontano l’uscita dal tunnel dell’omosessualita’,ascoltando le loro testimonianze non viene per nulla fuori quel quadro idilliaco che ci viene proposto dai media : exhomovoxomosessualita’ e identita’ e in molti altri siti

    «In ogni campagna, per convincere il pubblico, i gay devono essere ritratti come vittime bisognose di protezione, così gli eterosessuali saranno per riflesso inclini ad adottare il ruolo di protettori […]. Per questa ragione, dobbiamo evitare la tentazione di ostentare pubblicamente il nostro orgoglio gay perché tale atteggiamento potrebbe minare la nostra immagine di vittime».- M. Kirk-H. Madsen, After the Ball, Doubleday,New York 1989, pag. 183.

    Nel 1991, l’omosessuale Eric Pollard ha ammesso a proposito del gruppo gay radicale ACT-UP:


    «Ho aiutato a creare un’organizzazione veramente fascista […]. Abbiamo sottoscritto consapevolmente modalità sovversive, attingendo grandemente dal voluminoso “Mein Kampf”(di Adolf Hitler), che alcuni di noi hanno studiato come un modello funzionante»

    Michael Swift, un autore omosessuale, ha affermato:


    «I nostri scrittori e artisti (gay) faranno l’amore tra uomini alla moda e socialmente accettabili […]. Noi elimineremo le relazioni eterosessuali […]. L’unità familiare verrà abolita» .

    Ecco un’indicazione dell’atteggiamento patologico che certi omosessuali hanno verso il genere opposto. E se l’asserzione di Swift – secondo cui gli omosessuali vorrebbero eliminare l’unità familiare – sembra incredibile, gli autori gay Marshall Kirk e Hunter Madsen si sono espressi sull’argomento in questi termini: «Per quanto appaia esagerata e violenta, questa affermazione (di Swift) è abbastanza rappresentativa della linea presa dai media gay radicali» . Ecco un altro indizio di attitudine patologica. L’omosessuale Mark Dennis ha ammesso in un’intervista concessa al Wall Street Journal che


    «il progetto gay […] è di pianificare la fine degli”animali da riproduzione” (gli eterosessuali) attraverso il controllo dell’istruzione pubblica» .


    «Noi sodomizzeremo i tuoi figli, simboli della tua flebile virilità, dei tuoi sogni superficiali e delle tue volgari bugie. Noi li sedurremo nelle tue scuole, nei tuoi dormitori, nelle tue palestre, nei tuoi spogliatoi […], nei tuoi seminari, nei tuoi gruppi giovanili […], ovunque ci siano uomini insieme ad altri uomini. Trema, porco eterosessuale quando appariremo davanti a te senza le nostre maschere». Michael Swift, attivista gay. (in Gay Community News, del 15-21 febbraio 1987).

    In altre parole, alcuni attivisti omosessuali vorrebbero il controllo sulle scuole pubbliche per poter insegnare che le normali relazioni sessuali uomo-donna sono sbagliate! Un’altra segno dell’atteggiamento patologico che certi omosessuali manifestano nei confronti del genere opposto è l’affermazione della lesbica Geri Cox: «I vecchi mi irritano… gli irascibili pure. Specialmente gli uomini. Sona arrivata al punto di odiarli» . Questo atteggiamento anti-maschile è comune fra le lesbiche, come lo sono le affermazioni che seguono: «Poiché la delusione generale e il sospetto verso tutti i maschi era centrale nella dottrina lesbo-femminista, l’uomo gay è stato naturalmente visto come un altro nemico, un’altra creatura umana dotata di pene, e le lesbo-femministe non avrebbero mai potuto coalizzarsi stabilmente con i gay maschi per una rivoluzione omosessuale» .

    I poteri forti sono dietro il progetto di pansessualizzazione della societa’:

    Il 5 Novembre 2012 il Grande Oriente di Francia in un comunicato aveva affermato: “La definizione dei diritti della persona dipende solo dalla volontà collettiva degli uomini. Il Grande Oriente di Francia condanna fermamente le dichiarazioni della Chiesa Cattolica circa il progetto di legge sull’apertura del matrimonio civile a tutte le coppie che sarà presentato al Consiglio dei Ministri mercoledì prossimo. Pertanto, l’evocazione del cardinale André Vingt-Trois di “profondi cambiamenti della nostra legislazione che potrebbero trasformare radicalmente le modalità delle relazioni che sono alla base della nostra società” testimonia posizioni retrogade ossia oscurantiste in completo disaccordo con i necessari sviluppi sociali e politici del nostro tempo”. (link)


    I movimenti omosessuali sono stati fondati e diretti tutti da ebrei : l’ebreo Magnus Hirscheldfondatore del movimento europeo di liberazione dei movimento omosessuale, l’ebreo Aldo Mieli che porto’ il movimento omosessuale in Italia; il transessuale ebreo Mario Mieli che fu esponente di spicco del movimento omosessuale italiano, l’ebrea Marta Levi che ha patrocinato diversi gaypride ed e’ in prima linea nella diffusione della pratica omosessuale in Italia. I rabbini incoraggiano i loro ragazzi a sposare donne, ma, attenzione: donne ebree. Il modello gay viene in realtà proposto soltanto ai goym (i non ebrei) con pressioni non indifferenti, affinchè la cultura omosessualista venga insegnata nelle scuole pubbliche ai ragazzini goym, mentre i giudei preferiscono mandare i loro eredi nelle scuole private. Guarda il video:coinvolgimento delle istituzioni ebraiche nelle associazioni che promuovono l’agenda gender e le associazioni LGBT in USA
    Mediante la diffusione del vizio generalizzato derivante dalla convinzione che più la nostra società diventa putrescente, prima sarà possibile scalzare dalle fondamenta il cristianesimo ed edificare la nuova umanità, rendendo l’individuo sempre piu’ solo, sempre piu’ omologato ed omologabile e molto piu’ manipolabile. Distruzione della famiglia, pansessualizzazione della societa': le fondamenta del Nuovo Ordine Mondiale
    Floriana Castro
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    Fontehttp://antimassoneria.altervista.org/i-poteri-forti-dietro-lomosessualizzazione-della-societa/

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